Palau ‘26. Il Grande Gioco del Pacifico
Il Forum di Koror ha rivelato il Pacifico come nuovo
Il Forum di Koror ha rivelato il Pacifico come nuovo
Xi Jinping insiste sulla riunificazione di Taiwan alla Cina continentale, ma l’isola ha oramai sviluppato una forte identità propria e preferisce lo status quo. Taiwan domina la produzione mondiale di chip avanzati diventando un nodo strategico irrinunciabile e rendendosi indispensabile. Per quanto la Cina intensifichi la pressione militare e ibrida, Taipei e i suoi alleati puntano su deterrenza asimmetrica e sullo “scudo di silicio”: la minaccia di far collassare l'economia mondiale se dovesse interrompersi la catena di rifornimento dei semiconduttori.
Il XXI secolo è iniziato con l’11 settembre 2001, che ha sepolto l’illusione di un mondo pacificato e ha avviato il declino dell’ordine liberale. Le guerre occidentali fallite, la delocalizzazione e l’ascesa di Cina e Russia hanno indebolito l’Occidente e l’Europa è ridotta a nano politico. Il futuro sarà un mondo multipolare dominato dalla forza (“diritto muscolare”) dove il diritto internazionale ha rivelato la sua inconsistenza.
La Cina domina l’intera catena del valore delle batterie, garantendo ai suoi veicoli elettrici un netto vantaggio competitivo rispetto a un’Europa ancora dipendente dalle importazioni. I dazi e le misure difensive dell’UE non bastano, perché i produttori cinesi localizzano la produzione in Europa, stringono partnership e conquistano quote di mercato con prezzi aggressivi. Per restare competitiva l’Europa deve adottare una strategia industriale completa che rafforzi la produzione interna di batterie, riduca i costi energetici e le dipendenze strategiche.
La sorveglianza degli stranieri in Cina non riguarda più soltanto la possibilità di identificarne il volto, registrarne il soggiorno o seguirne gli spostamenti. Il punto strategico è la fusione delle funzioni che trasformano la vita ordinaria in un profilo operativo: documenti, visti, trasporti, strutture ricettive, accessi sanitari, pagamenti, videosorveglianza, luoghi frequentati, reti professionali e relazioni sociali. Il caso della Dynamic Control Platform for Overseas Personnel non prova da solo un impiego nazionale e pienamente operativo di ogni modulo, tuttavia è in grado di mostrare l’architettura verso cui converge la smart policing cinese: non una singola telecamera, ma un layer di intelligence capace di correlare identità, traiettorie, eventi e legami per orientare allerta, controllo e decisione.
Il confronto tra Cina e Italia in Algeria evidenzia due modelli opposti di influenza geopolitica. Pechino investe 2 miliardi di dollari nella ferrovia mineraria Gara Djebilet-Béchar, privilegiando logistica e infrastrutture, con 15.000 posti di lavoro temporanei (80% legati alla costruzione) e rischi di lock-in tecnologico e indebitamento per l’Algeria. L’Italia, con il Piano Mattei, investe 420 milioni di euro in una filiera cerealicola integrata a Timimoun, puntando su sovranità alimentare, trasformazione locale e creazione di 6.700 posti stabili, di cui 1.600 tecnici e laureati formati dal Centro Enrico Mattei. Mentre il modello cinese privilegia rapidità e scala infrastrutturale, quello italiano enfatizza valore locale, joint venture e sostenibilità occupazionale, proponendo un’alternativa più integrata e meno debitoria.
La Cina controlla quasi interamente la filiera delle batterie e dei veicoli elettrici, lasciando l’Europa in forte dipendenza tecnologica e produttiva. I costruttori cinesi come BYD e Leapmotor stanno conquistando rapidamente il mercato europeo grazie a prezzi aggressivi e nuovi stabilimenti locali, aggirando i dazi. L’Europa può competere solo investendo massicciamente nella propria catena di valore delle batterie, riducendo i costi energetici e adottando una politica industriale più stabile e decisa.
L’industria auto UE perde quota di mercato globale (dal 19,4% al 15,9%) nonostante la crescita mondiale, soprattutto nei veicoli elettrici dominati dai cinesi (93,6% delle vendite tra i top 10). La colpa è delle norme UE: le regolamentazioni severe (Fit for 55, Euro 7, obiettivo 2035) hanno imposto costi altissimi, multe pesanti e una transizione forzata agli EV, riducendo competitività e margini. E mentre l’Europa si carica di burocrazia e costi, la Cina domina con sussidi, scala produttiva, batterie economiche e auto accessibili, conquistando il mercato.
La Cina si presenta come una potenza unita e centralizzata sotto il Partito Comunista, ma nasconde profonde divisioni interne, in particolare la storica frattura tra Nord e Sud, differenti per clima, cultura, lingua ed economia. Mentre il Nord mantiene il primato politico e istituzionale, il Sud è diventato il motore economico del Paese, producendo il 65% del PIL grazie a un modello più dinamico e orientato al commercio. Il concetto tradizionale di Tianxia (“tutto sotto il cielo”) e le recenti politiche di Xi Jinping, come la legge sull’unità etnica del 2026, cercano di superare queste divisioni attraverso una forte centralizzazione e assimilazione culturale, pur rischiando di comprimere le diversità interne.