di Elham Makdoum e Emanuel Pietrobon

Non tutte le guerre vengono combattute coi carri armati e non tutti i soldati indossano una divisa. La maggior parte dei conflitti, contrariamente alla vulgata, ha natura ibrida e coinvolge tanti mezzi non convenzionali, dagli hackeraggi alla speculazione finanziaria, quanti attori sui generis, dai cartelli della droga alle organizzazioni terroristiche.

Le guerre ibride sono la forma più comune di conflitto ed esistono dalla notte dei tempi. Esempi di questo genere di conflittualità si trovano persino nella storia della Grecia antica, patria di guerre commerciali e operazioni psicologiche, sebbene l’argomento sia diventato popolare soltanto negli ultimi anni. Una popolarità che, comunque, poco e nulla ha contribuito a una migliore comprensione del fenomeno, attorno al quale, al contrario, regnano confusione e disinformazione.

La guerra ibrida è frequentemente spiegata come un qualcosa che pertiene alla Russia, che a sua volta avrebbe ereditato questo modo di vedere e vivere i conflitti dall’Unione Sovietica, ma non è così. La guerra ibrida esiste da sempre e non è prerogativa di Mosca, bensì di molte potenze e financo di forze non-statuali come le corporazioni multinazionali e di forze anti-statali come i terrorismi.

Asimmetria e non convenzionalità, che sono le cifre distintive delle guerre ibride, non implicano un basso impatto a parità di mezzi impiegati. Anzi. È vero l’opposto: le guerre ibride possono uccidere, e uccidono, perché la loro letalità viene spesso sottovalutata da chi le subisce. Come nel caso della guerra dell’oppio lanciata dalla Cina agli Stati Uniti.

La Terza guerra dell’oppio

Un farmaco oppioide che i cartelli della droga messicani hanno sofisticato e trasformato in una delle più potenti droghe in circolazione, il famigerato fentanyl, che è cinquanta volte più potente dell’eroina, è responsabile di un massacro nelle strade d’America.

Quella che era nata come una crisi da abuso da farmaci antidepressivi e analgesici, che già nel 2010 aveva lasciato a terra poco più di ventimila morti, a partire dal 2013 è evoluta progressivamente in un’epidemia incontrollabile. Perché un numero crescente di americani, per aggirare i rifiuti e i controlli del sistema sanitario e dei suoi apparati, ha iniziato a rivolgersi alla criminalità per curare il proprio mal di vivere. La stessa criminalità che compra la propria merce dai messicani, che a loro volta acquistano oppio in Cina. Ed è così, quasi per caso, che gli strateghi di Xi hanno fiutato l’opportunità irripetibile di trasformare il business illecito e sottocutaneo di qualche triade in una guerra senza limiti avente come obiettivo l’aggravamento della Great Depression che sta investendo il loro principale avversario, gli Stati Uniti.

Da quando il traffico dell’oppio e dei precursori chimici dei farmaci oppioidi è passato di mano, dalle triadi ai grandi produttori farmaceutici, la crisi è diventata un’epidemia. Che dal 2017, con una media di duecento morti al giorno, è diventata un’emergenza sanitaria nazionale.

Il fentanyl illegale prodotto e distribuito dai narcotrafficanti messicani coi precursori made in China sta zombificando l’America. È la prima causa di morte per gli americani tra i 18 e i 45 anni, responsabile del 70% di tutte le overdosi letali annuali, ed è uno dei temi che non mancano mai sul tavolo dei dibattiti tra Cina e Stati Uniti. È la Terza guerra dell’oppio, in cui la Cina – memore della brutta fine fatta nell’Ottocento – sta ora rendendo pan per focaccia all’Occidente, attraverso droghe chimiche e virtuali come TikTok. È una guerra senza limiti, o una guerra ibrida totale, basata sul più importante degli insegnamenti suntziani: conosci il tuo nemico per batterlo senza combatterlo.

LEGGI ANCHE
Armi nucleari: così la Cina si prepara a sorpassare gli USA
Una crypto connection dietro l’asse Pechino-Città del Messico

La Cina agisce come un Diavolo tentatore che sta offrendo a un esercito di depressi una soluzione estrema, camuffata da piacevole esperienza, al loro malessere: una corda con cui impiccarsi. Così facendo si è garantita una leva negoziale sugli Stati Uniti e ha siglato un patto coi narcos messicani che potrebbe tornarle utile in futuro.

Quando la bizzarra alleanza antiamericana sia stata formata è materia di discussione, ma sul dove non ci sono dubbi: il web oscuro (dark web). Il web oscuro dei darknet market illegali, dove s’incrociano le strade di spie, assassini su commissione e criminali, e dove ogni bene e servizio è pagato in criptovalute.

Questa è la ragione per cui la presidenza Biden, in parallelo all’aumento dei controlli transfrontalieri, ha deciso di investire in partnership con le principali agenzie di blockchain analysis per monitorare ciò che accade nel criptoverso. Se i maggiori controlli transfrontalieri stanno dando risultati, vista la crescita dei sequestri di fentanyl illegale del 480% tra il 2020 e il 2023, il monitoraggio del web oscuro si è rivelato più problematico, perché il complesso criminale-industriale cinese e il narcoverso messicano hanno realizzato un vero e proprio sistema di scatole cinesi nel web3.

La recinzione inviolabile costruita dalla Cina nel web3, secondo il Congressional Research Service, ha «reso più difficile per la DEA seguire il denaro». Il sistema, in effetti, è a prova di follow the money: produttori e acquirenti non s’incontrano mai, né fisicamente né virtualmente, la loro transazione è sempre mediata da broker senza legami riconducibili alla fonte dei precursori e le tracce dei pagamenti vengono nascoste all’occhio della blockchain analysis attraverso una serie di passaggi coinvolgenti società di raccolta del denaro e crypto-exchange che godono dello scudo protettivo dell’impenetrabile Grande muraglia digitale.

Questo è il sistema che ha permesso ai narcos di assicurarsi quantitativi straordinari di merce e di sfuggire al tempo stesso al pressing investigativo delle autorità statunitensi, col risultato di invadere le strade di quello che già era il loro principale mercato con un fiume di oppioidi omicidi. Ma differenza dei cinesi, per i quali è politica, o meglio è guerra, per i narcos non c’è nulla di personale: sono solo affari.

elham makdoum

Esperta di crypto-intelligence, di blockchain analytics e di geopolitica delle criptovalute. Collabora con varie testate. Nel 2023 è stata relatrice alla Blockchain Beach, uno dei più importanti eventi italiani su criptovalute, blockchain e metaverso.

emanuel pietrobon

Analista geopolitico, consulente di politica estera e scrittore. Laureato in Area and global studies for international cooperation (Università di Torino), si è formato tra Italia, Polonia, Portogallo e Russia. Specializzato in guerra ibride, questioni latinoamericane e spazio post-sovietico.