di Elham Makdoum

Non è solo nelle periferie e nei campi profughi che popolano le anguste terre palestinesi che i servizi segreti israeliani lottano contro Hamas. Da anni, infatti, 007 israeliani e crypto-warriors palestinesi si confrontano in quel luogo invisibile agli occhi, ma tangibile per investitori, speculatori, criminali e terroristi, che è il criptoverso. Ed è precisamente di criptoverso che è necessario scrivere, se si vuol capire come (e dove) Hamas abbia trovato i fondi (e le armi) per dichiarare guerra totale a Israele.

Jihad a colpi di bitcoin

È dal 2019 che Hamas è presente nei criptomercati per magnetizzare denaro per la propria causa, principalmente chiedendo donazioni ai propri fedeli, estraendo e investendo, e quantificare con accuratezza le cifre accumulate è impossibile. Fra il 2019 e il 2023, secondo Elliptic, Hamas e il suo gemello, il Movimento per il Jihad Islamico in Palestina, avrebbero racimolato in crypto l’equivalente di oltre cento milioni di dollari. La maggior parte di questa cifra, che sicuramente è molto più alta, è stata raccolta tra il dopo-scontro del maggio 2021 e la vigilia di quella che il duo Hamas-Jihad Palestinese ha chiamato l’operazione Al-Aqsa.

Il Mossad ha provato a rendere la vita impossibile ad Hamas in tutti i modi, confiscando wallet su wallet, cooperando con le autorità di monitoraggio statunitensi e cooptando le piattaforme nella lotta, in particolare Binance – che nel solo mese di ottobre ha sequestrato più di cento portafogli in odore di jihadismo palestinese –, ma l’esito è stata la creazione di una grande matrioska che paradossalmente ha giocato a danno di Israele. Perché la divisione crypto di Hamas ha fatto ricorso alla premodernità per aggirare le maglie della sorveglianza, perseguendo una rivisitazione archeofuturistica dell’hawala, un antico sistema di trasferimento del denaro in voga nel mondo arabo che è garanzia di velocità e anonimità, ed espandendo la propria attività dalle piattaforme con base in Occidente alle più torbide exchange russe, come Garantex, fino a crearne di proprie, essendone stata individuata una a Gaza.

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Le crypto hanno salvato la vita ad Hamas. Dopo il breve ma intenso confronto con Israele del 2021, che aveva lasciato gli arsenali di Hamas semi-vuoti, è stato proprio nel criptoverso che i jihadisti palestinesi hanno trovato denaro e armi necessarie a rialzare la testa. Donazioni, scammate, cripto-rapine, mining e investimenti hanno permesso ad Hamas di ricostruire il proprio arsenale. Le crypto sono finite nei wallet dei signori dei darknet market illegali che popolano il web nascosto, principalmente cinesi, nordcoreani e russi, che hanno inondato i magazzini di Hamas di armi di ogni tipo – da fucili a missili a spalla. Quella di Israele e Hamas è stata la seconda guerra combattuta attraverso il criptoverso in un anno, dopo quella tra Russia e Ucraina, ed è certo che non sarà l’ultima. Le crypto sono qui per sconvolgere, oltre che la finanza tradizionale, le guerre e la politica internazionale.

Esperta di crypto-intelligence, di blockchain analytics e di geopolitica delle criptovalute. Collabora con varie testate. Nel 2023 è stata relatrice alla Blockchain Beach, uno dei più importanti eventi italiani su criptovalute, blockchain e metaverso.