di Peter Van Buren

(Traduzione da The American Conservative)

Avete sentito? Le email sul portatile di Hunter Biden sono vere. A convenirne è niente meno che il “New York Times“, il giornale ufficiale dei media mainstream.

Per essere precisi, a concordare per primo è stato l’FBI, dal momento che si trova nel mezzo di un’indagine sulle attività imprenditoriali e sulle tasse di Hunter basata sul contenuto del portatile. Nonostante la continua copertura delle email al di fuori dei media istituzionali, è stata solo l’indagine dell’FBI a costringere infine il “Times” ad ammettere, quest’anno, quanto l’anno scorso liquidò come una str—–a. Anche “Politico”, a giudicare da un libro d’uno dei suoi redattori, ora ammette che le email sono reali e non disinformazione russa, come sostenuto in precedenza.

Le prove generali: il Clintongate

Ora che possiamo parlare delle email in buona compagnia, qual è la grande questione? È solo un altro caso di “buh, buh le sue [della Clinton, ndt] email“? Be’, sì, ma non nel modo in cui si potrebbe pensare. L’establishment ha lavorato diligentemente per nascondere, sminuire, minimizzare e intorbidire la storia delle email di Hillary Clinton prima delle elezioni del 2016, e ha fatto lo stesso con il portatile di Hunter prima delle elezioni del 2020. Entrambi sono esempi nefasti di media che controllano le informazioni disponibili agli elettori mentre questi si trovano a effettuare la loro scelta.

Nel caso della Clinton, persone competenti, esperti di classificazione governativa, sono stati costretti a sopportare mesi di “notizie” che speculavano se la corrispondenza ufficiale della Segretaria di Stato potesse contenere informazioni classificate, o se fosse una cattiva idea usare per gli affari ufficiali il proprio server di posta elettronica non sicuro da un armadio della cucina, o se la cancellazione di 30.000 pezzi di potenziali prove fosse “super-OK”. Nonostante non fossero riusciti a sopprimere la storia (le sempre diverse scuse di Hillary le hanno dato di volta in volta nuova linfa) i media ne ammorbidirono sufficientemente gli spigoli perché, quando l’allora direttore dell’FBI James Comey proclamò vergognosamente l’innocenza di Hillary, il pubblico fosse pronto a passare oltre.

Come si censurò la notizia del Bidengate

Nel caso di Hunter le email sono state sepolte, non semplicemente sminuite, da un sistema mediatico che è arrivato a comprendere meglio i suoi superpoteri. Questo potere nasce dall’interazione tra i servizi segreti americani e personalità dei grandi media, operanti in favore del Partito Democratico. Questa interazione – imbarazzante nel 2016, quando Comey sembrava il ragazzino andato al ballo di fine anno da solo – ha raggiunto la maturità nel 2020.

Quando il “New York Post” pubblicò (poco prima delle elezioni presidenziali) la notizia che un portatile pieno di file di Hunter Biden conteneva potenziali prove di uno scenario corruttivo che coinvolgeva l’allora candidato Joe Biden, quasi in tempo reale più di 50 ex alti funzionari dell’intelligence firmarono una lettera, diligentemente pubblicata da “Politico”, in cui si sosteneva che le e-mail “hanno tutte le classiche caratteristiche di un’operazione informativa russa”. I firmatari affermano che la loro esperienza in materia di sicurezza nazionale li rendeva “profondamente sospettosi che il governo russo abbia giocato un ruolo significativo in questo caso. Se abbiamo ragione, abbiamo a che fare con la Russia che cerca di influenzare il voto degli americani in queste elezioni, e crediamo fortemente che gli americani debbano essere consapevoli di ciò”.

La lettera fu un atto di diabolica genialità. Giocava con i pregiudizi coltivati dal 2016, secondo cui i russi manipolavano le elezioni americane. Infatti, la maggior parte dei firmatari – tra cui James Clapper e John Brennan – avevano ricoperto ruoli chiave nel fuorviare l’opinione pubblica circa la violazione del server del Comitato Nazionale Democratico e, più tardi, l’intero Russiagate. Tra l’establishment, il mantra è rapidamente diventato: “Il portatile è falso”.

La differenza principale in questo caso stava nella volontà dell’establishment di bloccare attivamente le informazioni. Usando la lettera come “prova” che il portatile fosse disinformazione, i social media presero la palla al balzo. Twitter bloccò l’account del “New York Post” dopo che quest’ultimo si rifiutò di obbedire agli ordini del social di cancellare il proprio veridico articolo. Twitter vietò persino i link alla notizia nei messaggi diretti. Facebook annunciò che non avrebbe permesso di discutere la questione, in attesa di un “fact-checking” che non è mai arrivato. I media istituzionali bollarono il portatile come falso, i social media bloccarono la notizia e il pubblico fondamentalmente si allineò e votò per Joe, senza sapere nulla di quello che lui e suo figlio Hunter avevano combinato.

I lettori di “The American Conservative” non rientravano in quell’ammasso ribollente d’ignoranza. TAC, insieme al “New York Post” e ad altre testate selezionate, capì che le e-mail erano degne dell’attenzione del pubblico. Abbiamo pubblicato un approfondimento sul contenuto del portatile nel dicembre 2020, online, e uno ancora più dettagliato nell’edizione cartacea. I lettori del “New York Post” ottennero gran parte delle stesse informazioni anche prima delle elezioni.

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Man mano che il contenuto del portatile diventa più noto, appare sempre più furba la mossa dell’apparato servizi-media-Partito Democratico di nascondere la notizia del “Post” prima delle elezioni presidenziali. Quasi la metà degli americani adesso crede che Trump avrebbe vinto se i media avessero riportato completamente le rivelazioni del portatile. Nascondere le email segna la seconda elezione controllata servizi-media-Partito Democratico.

Dato che, nel bene e nel male, Joe Biden è stato eletto ed è molto improbabile che si candidi per un secondo mandato, le e-mail di Hunter sono ancora importanti? La risposta è sì: il portatile ha molto da dirci.

Cosa c’è nel portatile di Hunter Biden

Le email sono importanti perché il modo in cui sono state gestite ha esposto, ancora una volta, come il vostro voto possa essere manipolato. Dovete capire le tecniche dell’establishment in vista delle prossime elezioni.

Le email sono importanti perché sono solo la punta dell’iceberg. Sappiamo già che Hunter non ha dichiarato gran parte del reddito rivelato dalle e-mail e recentemente ha pagato 1 milione di dollari di tasse arretrate. Sappiamo che pendono su di lui accuse federali di frode e di rappresentanza illegale di stranieri. C’è molto altro in arrivo che potrebbe influenzare il modo in cui la gente voterà nel 2024.

Le email sono importanti perché mostrano che Hunter era disposto a dare soldi a suo padre (“10 per cento per il grande uomo”, si legge in una email). I due hanno mescolato le loro finanze, condiviso conti bancari e coperto le bollette uno dell’ altro: tutto ciò deve essere indagato. In un messaggio, Hunter rivelava di essere stato estromesso da un conto bancario perché suo padre lo stava usando. In un testo, Hunter si lamentava che gli veniva richiesto di dare al padre la metà dei suoi soldi per un compito non specificato.

Le email sono importanti perché sono la prova principale di possibili azioni criminose di Hunter che si incontrano con il lavoro ufficiale di Joe prima come vice di Obama e ora come presidente. Hunter Biden ha intrattenuto vasti affari in Ucraina e in Cina, che le leggi sul conflitto d’interessi richiedono di investigare. Hunter ha ricevuto grandi somme di denaro da imprese in Ucraina, che facevano parte delle responsabilità ufficiali di suo padre come vicepresidente, e ha ricevuto grandi somme di denaro da società di comodo cinesi legate all’oligarchia del Partito Comunista. Hunter non ha svolto alcun lavoro in cambio del denaro.

Le e-mail sono importanti perché, nel caso delle società cinesi, Hunter sembrava riciclare denaro – prendendo somme a sei cifre, scremando una percentuale, e consegnando il resto a una società con sede negli Stati Uniti associata all’organizzazione cinese. L’ha fatto per aggirare i regolamenti del governo cinese sull’esportazione di valuta. Solo un’indagine dell’FBI mostrerà se Joe era coinvolto in qualcosa del genere, e se qualcuno di questi comportamenti abbia rilievo penale.

Le e-mail sono importanti perché erano un potenziale materiale di ricatto e l’FBI deve scoprire se Hunter sia stato intercettato da qualche servizio di intelligence straniero quando suo padre era Vice-Presidente. Il portatile conteneva prove della turpe vita di Hunter, con azioni che gridavano ad un servizio di intelligence straniero: “Ricattami!”. Il portatile di Hunter era pieno zeppo di video che lo mostravano fumare crack. Hunter spendeva soldi in escort, circa 21.000 dollari in siti di cam, e grandi giocate su ogni sorta di depravazione. Il portatile contiene corrispondenza che fa riferimento alla relazione di Hunter con la vedova del fratello defunto Beau. Un sacco di fine settimana difficili sul disco rigido.

Le email sono importanti perché il presidente degli Stati Uniti dice che non lo sono. La difesa di Joe Biden è generica: “Mio figlio non ha fatto nulla di male”. Joe sostiene anche di non sapere nulla del coinvolgimento di suo fratello Jim, che ha aiutato il figlio Hunter a riciclare denaro. Questo rende Joe o troppo ignorante per ricoprire un’alta carica, o complice di un insabbiamento, entrambi territorio del 25° Emendamento [dichiarazione di inabilità del Presidente e sua deposizione, ndt]. Ciò è particolarmente importante perché Joe ha corso con una piattaforma anti-corruzione contro la famiglia Trump.

Le email sono importanti perché mostrano chiaramente che Hunter ha cercato di vendere l’accesso a suo padre, e nessuno ha indagato se ci sia riuscito o meno.

E questo è quanto. Le email sono importanti non perché siano una pistola fumante, ma perché forniscono una serie di indizi – indizi che meritano di essere investigati e potrebbero produrre una pistola fumante. Liquidarli perché sono “incompleti” significa non capire la differenza tra prove e conclusioni.

Funzionario (in pensione) del Servizio Diplomatico degli USA, saggista e scrittore.