di Nicola De Felice

Dopo aver definito alcune idee su come impostare il sistema militare italiano e le sue Forze Armate nell’ambito di uno Stato retto da un Governo sovranista, indico ora alcune linee guida sull’utilizzo delle Forze Speciali (FS).

Il caso di Silvia Romano ha posto in evidenza come la politica di sicurezza italiana applicata alla gestione del recupero di cittadini italiani all’estero (a seguito di rapimento per estorsione, per ricatto politico o per terrorismo) non può non tenere conto della possibilità di utilizzo di corpi speciali. Oltre al loro impiego in caso di crisi o conflitto convenzionale, le Forze Speciali italiane devono essere unità specificatamente addestrate ed equipaggiate per condurre, indipendentemente o in coordinamento con le forze convenzionali, l’intera gamma delle operazioni particolari al fine di conseguire risultati strategici od eventualmente operativi – eccezionalmente tattici – secondo le indicazioni dell’autorità politica. Esse devono costituire uno strumento flessibile, versatile e dalle capacità uniche in grado di schierarsi, muoversi, infiltrarsi ed esfiltrare in maniera occulta, operando discretamente e con estrema precisione.

Le Forze Speciali devono essere mantenute in un elevatissimo stato di prontezza operativa, in grado di schierarsi anche a grande distanza dall’Italia. Esse devono essere gestite con un’agile struttura di comando e controllo caratterizzata da pochi livelli di responsabilità decisionale. Devono essere connotate da specifici requisiti di capacità in grado di garantire l’assoluta interoperabilità in caso di impiego in ambito multinazionale. La potenzialità di guidare attacchi aerei, droni, sistemi d’arma a guida terminale e l’idoneità a operare in maniera occulta devono conferire alle Forze Speciali la capacità di conseguire risultati in ogni teatro operativo, anche a grande distanza dalle forze amiche.

Esse rappresentano un’opzione delle operazioni convenzionali che, per ragioni politiche o militari, non risultano convenienti o fattibili. Il ricorso alle Forze Speciali per un’azione diretta di recupero di ostaggio, dato l’elevato valore di tali assetti, deve essere limitato ad operazioni di recupero in ambiente non permissivo caratterizzato da un elevato livello della minaccia, con avvicinamento all’area di intervento con mezzo trasportatore, procedure e capacità specifiche che solo le Forze Speciali sono in grado di fornire. In tutti i casi nei quali si richiedano capacità che le forze convenzionali non possono fornire, ma che non sono del livello esclusivo delle FS, deve essere valutato l’impiego di forze ad alta specializzazione operativa.

In conclusione, le Forze Speciali devono essere considerate uno strumento di valenza strategica nelle mani del livello strategico-politico italiano (rappresentato dal Governo della Repubblica) in grado di agire, anche in un contesto multinazionale, in maniera esclusiva per il conseguimento di obiettivi di interesse nazionale. Il Governo, vincolato ad un rapporto di fiducia con le Camere, deve recepire da queste l’indirizzo politico, espresso mediante deliberazioni del Parlamento. Presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri deve essere costituito un Comitato Politico-Strategico (CoPS), presieduto dal Presidente del Consiglio dei Ministri, per l’indirizzo e la guida strategica nazionale nelle situazioni di crisi. Non può essere propriamente considerato un consesso decisionale, invece, il Consiglio Supremo della Difesa, che è “solo” il principale strumento attraverso il quale il Capo dello Stato acquisisce circostanziate conoscenze degli orientamenti del Governo in materia di sicurezza e difesa, per poter svolgere adeguatamente il complesso ruolo di equilibrio e garanzia attribuitogli dalla Costituzione.

Nicola De Felice

Senior Fellow del Centro Studi Machiavelli. Ammiraglio di divisione (ris.), già comandante di cacciatorpediniere e fregate, ha svolto importanti incarichi diplomatici, finanziari, tecnici e strategici per gli Stati Maggiori della Difesa e della Marina Militare, sia in Patria sia all’estero, in mare e a terra, perseguendo l'applicazione di capacità tese a rendere efficace la politica di difesa e di sicurezza italiana.