di Nathan Greppi

Dopo che a marzo la vecchia serie era stata censurata nella regione spagnola della Valencia, di recente è stata l’Argentina a prendere posizione contro l’anime di “Dragon Ball”, sempre per accuse di sessismo.

I fatti sono questi: come riporta “Il Giornale“, nel Paese era recentemente andata in onda una puntata della serie “Dragon Ball Super”, ferma dal 2018 ma riproposta a più riprese, dove si vede il Maestro Muten (noto nell’adattamento italiano come il “Genio delle Tartarughe”) chiedere a Puar, animaletto con il potere di assumere qualsiasi aspetto, di trasformarsi in una bella ragazza, per provare a frenare i suoi pensieri lussuriosi in vista di un importante torneo.

Va fatto notare come sia nel fumetto sia nel cartone Muten abbia sempre avuto la fama del vecchio pervertito, ma finora ciò aveva destato perlopiù ilarità. Stavolta però le reazioni sono state ben diverse, tanto che in Argentina si è mobilitato il Ministro delle Donne, Estela Díaz, la quale ha presentato una denuncia formale:

Esprimiamo la nostra preoccupazione per l’emissione di un capitolo di “Dragon Ball Super” in cui veniva rappresentata una situazione di abuso sessuale da parte di un anziano nei confronti di un’adolescente nell’ambito di una serie destinata ai bambini. La scena mostra come il rifiuto della giovane donna venga ignorato dall’insegnante, che continua a forzare l’incontro, mentre gli altri personaggi, visibilmente scossi e angosciati dalla situazione, osservano in silenzio le azioni violente e di abuso dell’adulto maschio.

A seguito della denuncia, le emittenti “Cartoon Network” e “Warner Media”, che trasmettevano la serie in Argentina, hanno preso una decisione estrema: senza provare minimamente a difendersi, hanno rimosso l’intera serie dai loro palinsesti. Hanno dichiarato che provvederanno a ritoccare sia l’episodio denunciato sia tutti gli altri, nella speranza di poterli ritrasmettere in futuro.

Non è la prima volta che “Dragon Ball” subisce delle censure: anche nel nostro paese, sui canali “Mediaset”, in passato sono stati fatti dei tagli in merito ai seni delle ragazze o a scene particolarmente violente, ritenute non adatte ai bambini. L’esempio forse più evidente compare nel primo episodio: nella versione originale, Bulma offre a Goku di toccare le sue mutandine, per convincerlo a dargli la sua sfera del drago, e lo stesso farà in seguito anche col Maestro Muten. Nella versione italiana, il termine “mutandine” è stato cambiato con “un giro in automobile” per Goku, mentre la scena in cui si mostra a Muten è stata rimossa.

I casi valenciano e argentino danno l’idea di essere più dovuti a questioni ideologiche di stampo femminista (censura per “sessismo”) che alla tutela dei bambini. Lo prova il fatto che, mentre una volta certe scene venivano censurate in Italia per non esporre i bambini, oggi una serie come “Sailor Moon” viene osannata per aver sdoganato relazioni omosessuali nella versione originale.

Spesso la censura è legata ad un malinteso di fondo: per decenni questi cartoni sono stati etichettati come un prodotto per bambini piccoli, mentre in Giappone erano pensati per un pubblico più grande; infatti, “Dragon Ball” viene classificato come uno shonen, cioè un manga/anime destinato a un pubblico maschile nella fascia d’età 12-18 anni circa. In Italia il problema della censura è diminuito quando si sono creati spazi alternativi ai canali “Mediaset”, dapprima con programmi come gli Anime Night di MTV, che dal 1999 al 2010 hanno sdoganato la violenza e le nudità per un pubblico maturo, e poi con emittenti specializzate come “Man-ga” e le piattaforme streaming come “Netflix” e VVVVID, quest’ultima italiana e specializzata sugli anime.

Nathan Greppi

Giornalista pubblicista, ha scritto per le testate Mosaico, Cultweek e Il Giornale Off. È stato caporedattore di HaTikwa e addetto alle comunicazioni dello US-Italy Global Affairs Forum.