di Nathan Greppi

Nel suo romanzo del 2015 Sottomissione, Michel Houellebecq immaginava che alle presidenziali francesi del 2022 i partiti tradizionali, i socialisti e i gollisti, sarebbero stati messi ai margini, mentre al ballottaggio sarebbero andati un partito nazionalista e uno islamista. A parte l’avvento dell’Islam politico, per il resto Houellebecq aveva azzeccato tutte le previsioni addirittura con cinque anni di anticipo: già nel 2017 la Le Pen era andata al ballottaggio, lasciando fuori entrambi i partiti tradizionali.

Questo esempio serve a capire come un romanzo distopico possa prevedere il futuro a noi più vicino meglio di tanti sondaggisti, anche quando si tratta di elezioni. Questo potrebbe essere il caso anche di Project 2050, romanzo d’esordio di Stefano Zanotti che offre uno scenario inquietante su come potrebbe cambiare l’Italia nei prossimi decenni.

stefano zanotti project 2050

La copertina

Come si evince dal titolo, la storia è ambientata nell’anno 2050. L’Italia, così come molti Paesi europei, ha da tempo abolito la democrazia e le elezioni. L’oligarchia al potere, che ha trasferito la capitale da Roma a Firenze, ha creato una società divisa in due caste: da un lato gli attivi, un’elite di ricchi e benestanti che vivono in enclavi militarizzate; dall’altro gli inattivi, una popolazione povera e poco istruita che vive nelle periferie e si mantiene grazie al reddito universale (una specie di reddito di cittadinanza) e al lavoro in nero.

Il romanzo vede inizialmente tre protagonisti, le cui vicende si svolgono su binari paralleli: Diego Marchetti, accademico milanese ed ex-ministro di centrodestra costretto a rifugiarsi a Kaliningrad come rifugiato politico; Jasmine, una diciannovenne di Messina (dove alla fine è stato costruito il ponte sulla Stretto) che fa parte degli inattivi e lavora in nero come parrucchiera; e Roberto Covelli, che a Firenze è capo di gabinetto del Ministro della Difesa. Apparentemente scollegate, queste tre storie finiranno per legarsi tra loro quando il governo decide di mettere in atto un progetto cinico e spregiudicato, che sfocerà in una lotta contro il tempo per riportare la libertà e l’uguaglianza nel Paese.

L’opera di Zanotti presenta alcune analogie con un altro romanzo italiano dello stesso tenore: La Fuga di Mario Iannaccone, già recensito su queste stesse pagine. In entrambi i casi, le tecnologie per la sorveglianza di massa hanno raggiunto i livelli del regime cinese e l’immigrazione senza regole ha cambiato radicalmente la società. Tuttavia, nel caso di Project 2050, il fattore religioso è molto meno presente. Inoltre, si immagina una società in cui l’istruzione pubblica è stata abolita e solo i ricchi hanno accesso a quella privata, mentre tra i poveri si diffonde l’analfabetismo. Per non far capire alle persone che sono sottomesse gli si forniscono margini di libertà, in particolare per l’intrattenimento online e il libertinismo sessuale, che diventano il loro panem et circenses.

Il romanzo è stato scritto tra il 2020 e il 2021, quando l’autore immagina che l’Italia avrebbe percorso la seguente strada politica: alle politiche del 2023, dopo che i lockdown hanno messo in ginocchio il turismo e le piccole e medie imprese, il Centrodestra guidato da un partito sovranista vince a mani basse. Tuttavia, nel 2028, non essendo stato in grado di rispettare tutte le promesse fatte, perde e la nuova coalizione di centrosinistra abolisce le elezioni e gli altri partiti. Proprio perché scritto prima del 2022, tra i disastri degli ultimi anni non ha tenuto conto della guerra in Ucraina (se fosse stato scritto dopo, forse Marchetti avrebbe rappresentato la Russia in maniera meno positiva).

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Alcuni personaggi potrebbero essere degli alter ego dell’autore: sia Covelli sia Alfredo, ragazzo benestante e interesse amoroso di Jasmine, sono appassionati di vecchie automobili, come Zanotti che in passato ha anche curato un canale “YouTube” per amanti dei motori (Stef 4wheels).

In conclusione, si può dire che Project 2050 sia un libro che, nonostante alcune previsioni possano apparire estreme (si immagina che tutti dovranno avere chip sottopelle usati come lasciapassare), merita senz’altro di essere letto. È uno di quei romanzi distopici che ci mettono in guardia da potenziali minacce e ci ricordano a quali valori non dobbiamo mai rinunciare.

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Giornalista pubblicista, ha scritto per le testate Mosaico, Cultweek e Il Giornale Off. Membro del Consiglio dell'UGEI (Unione Giovani Ebrei d'Italia). È stato caporedattore di HaTikwa e addetto alle comunicazioni dello US-Italy Global Affairs Forum.