di Emanuele Mastrangelo e Enrico Petrucci

La denuncia è stata rilanciata dal sito “ZeroHedge” ed è circostanziata: in Wikipedia in lingua inglese gli utenti hanno deciso che lo scandalo delle email del figlio di Joe Biden, Hunter Biden, sarebbe stato “sbufalato”. Lo scrive su Twitter il giornalista statunitense Ian Miles Cheong: “Niente da vedere, qua, gente. Wikipedia ha detto che sono state smascherate. La scienza ha parlato”. Inutile aggiungere che non è affatto vero che i debunker siano riusciti a smascherare alcunché circa lo scandalo che coinvolge Biden jr., tuttavia gli admin di Wikipedia in lingua inglese hanno blindato i loro edit e hanno ricostruito la “verginità” al figlio dello sfidante di Trump. Incidentalmente, fa notare Tyler Durden, lo pseudononimo dietro cui si cela il fondatore di “ZeroHedge”, gli stessi autori intervenuti pro-Biden sono quelli che cercano di ridurre e depotenziare le informazioni riportate circa lo scandalo Epstein e hanno creato una pagina apposta per derubricare a “teoria del complotto” i maneggi della famiglia Biden in Ucraina.

Ma oltre al portale di informazione economica, accusato da Wikipedia di “essere associato alla destra radicale USA” e di presentare un “bias filo russo”, a prendersela con i bias dell’enciclopedia libera, ormai schiacciata su posizioni sempre più liberal, è stato nientemeno che nientemeno che il suo co-fondatore, Larry Sanger. In un lungo e documentato articolo sul suo blog ha denunciato che Wikipedia ha abbandonato la neutralità come regola e ha abbracciato i pregiudizi. Il filosofo Larry Sanger è stato insieme a Jimmy Wales uno dei papà di Wikipedia, fondata il 15 gennaio 2001. Sanger ha implementato nell’idea walesiana di “enciclopedia libera” il concetto di wiki – dall’hawaiano: sistema veloce di editing delle pagine web – e le prime regole fondamentali di Wikipedia, nel tentativo di creare un’enciclopedia editabile dagli utenti in cui la conoscenza condivisa consentisse un meccanismo incrementale di miglioramento costante degli articoli.

Le prime regole e le scelte di Sanger costituiscono la filosofia stessa che ha portato al successo l’enciclopedia libera. Ma presto il filosofo Sanger litigò con l’imprenditore Wales e prese cappello, disilluso dalla comunità dei wikipedisti, “invasa da troll e anarchici”. Ora, nel suo blog, Sanger analizza il progressivo slittamento di Wikipedia verso posizioni liberal, irrispettose nei confronti dei punti di vista sgraditi. Un colpo mortale al principio di NPOV – ossia Neutral Point of View, in altre parole, neutralità oggettiva – per la quale ogni punto di vista sufficientemente dotato di fonti extra-wikipediane attendibili merita d’essere citato in Wikipedia, senza che le voci prendano parte per una fazione o un’altra. La differenza essenziale è che una voce neutrale dovrebbe sempre riportare i dati introducendoli con formule come “secondo l’autore tal dei tali…”, e non dare l’informazione nuda e cruda o peggio corredarla di aggettivi che possano influenzare l’opinione del lettore, dando l’impressione di sposare una tesi oppure di volerla disprezzare.

Invece Sanger depreca il fatto che, attraverso l’uso spregiudicato di termini semanticamente non neutrali, si riesca ad aggirare il principio di neutralità delle voci. Abbiamo così la voce su Gesù Cristo che sposa la tesi della “non attendibilità” dei Vangeli, quella sul riscaldamento globale, sui vaccini o sulle medicine alternative totalmente sbilanciati verso la versione mainstream, mentre per ciò che riguarda temi come la liberalizzazione della droga, l’aborto o le istanze LGBT gli unici punti di vista considerati validi sono quelli del politicamente corretto, omettendo o inserendo in maniera semi-denigratoria qualunque argomento contrario: “Quando l’establishment sembra concorde su un certo punto di vista in una controversia scientifica, allora questo è il punto di vista che viene dato per scontato, e spesso affermato in modo aggressivo” scrive Sanger.

Ovviamente il bias di Wikipedia diventa evidente nella maniera in cui vengono trattate le pagine degli ultimi due presidenti USA: Barack Obama e Donald Trump. Mentre al primo vengono risparmiate gran parte delle critiche e sono omessi tutti gli scandali e i lati oscuri della sua presidenza (la strage di Bengasi, l’Obamagate e lo scandalo delle email del suo segretario di Stato Hillary Clinton… solo per citarne alcuni), su Trump i wikipedisti ci vanno pesanti: nella versione inglese della voce «Donald Trump» Larry Sanger individua la ricorrenza delle parole “falso” o “falsamente” ben 46 volte, dedicando oltre 5.200 parole aò “profilo pubblico” del presidente (che è assente nella voce su Obama) e altre 4.500 parole a capitoli sull’impeachement e sulle indagini che lo riguardano. Analogo trattamento hanno ricevuto le email di Hunter Biden, che pur provenendo da una fonte giornalistica rispettabile, il “New York Post”, sono state rapidamente declassate a “bufala debunkata” non appena qualche giornale liberal ha derubricato lo scoop del giornale rivale come fake news, senza però mai entrare nel merito delle accuse.

Ma se uno può pensare che, in fin dei conti, si tratta di articoli di siti pro-Trump o di rosicate da parte di un ex, estromesso dal progetto di successo, la realtà è che l’impatto di Wikipedia sulla realtà è diventato sempre più notevole e ora se ne accorgono anche a livello accademico. Le affermazioni che appaiono sull’Enciclopedia libera sono in grado di interferire con la ricerca scientifica. Lo scrivono Neil C. Thompson (MIT) e Douglas Hanley (Università di Pittsburg) nello studio Science is Shaped by Wikipedia: Evidence From a Randomized Control Trial.

Wikipedia non è insomma solo la fonte dei “coccodrilli” in memoria del defunto celebre a cui si abbeverano i giornalisti sottopagati, o lo strumento per le ricerche di studenti più o meno svogliati, come per molti anni l’elite intelettuale ha cercato di derubricarla. Prossima a compiere vent’anni, la magmatica e onnipresente enciclopedia online arriva non solo a plasmare il mondo dell’informazione, ma la realtà stessa. Usando le parole dei due accademici nell’introduzione del loro articolo: “Wikipedia riflette lo stato della conoscenza scientifica. Tuttavia essendo Wikipedia uno dei siti web più visitati al mondo, dagli scienziati compresi, ha anche il potenziale per plasmare la scienza. […] L’incorporazione di idee in Wikipedia porta a un maggiore utilizzo di queste idee nella letteratura scientifica”. Lo studio si basa su un gruppo di 45 articoli su argomenti di chimica: un campione casuale è stato usato come base per voci su Wikipedia. Quelli che erano finiti su Wikipedia hanno ottenuto più visibilità, più citazioni, e in divenire hanno diretto la ricerca scientifica in un certo modo. Mentre quelli rimasti relegati alle pubblicazioni accademiche non hanno avuto lo stesso impatto.

Ma la visibilità offerta da Wikipedia non vale solo per gli articoli accademici di chimica applicata, un argomento apparentemente astratto. Grazie allo studio Wikipedia Matters di Marit Hinnosaar (Università di Torino/Università di Nottingham), Toomas Hinnosaar (Università di Nottingham), Michael E. Kummer (Università dell’Anglia orientale) e Olga Slivko (Leibniz-Zentrum für Europäische Wirtschaftsforschung) scopriamo che Wikipedia dò benefici più immediati dal punto di vista dei pernottamenti in località turistiche della Spagna. Lo studio dimostra che è sufficiente aggiungere uno o due paragrafi (2.000 battute) sulle principali “lingue di Wikipedia” e un po’ di foto ben fatte per rendere una località turistica X più appetibile, rispetto alla località Y che non ha lo stesso spazio di Wikipedia. Attraverso l’inserimento di queste sezioni, i ricercatori hanno visto come dai dati dello INE – “Instituto Nacional de Estadística” spagnolo, le località trattate incrementavano i pernottamenti dopo la cura wikipediana.

Chimica accademica e paesini caratteristici spagnoli mostrano come un sito internet modificabile dall’uomo della strada, essendo in cima alle classifiche dei più visitati al mondo, plasmi la realtà. Ma Wikipedia non è solo l’utopia della “saggezza della folla” di James Surowiecki, o il rifugio di nerd sfaccendati e frustrati come l’intellighenzia lo ha troppe volte incautamente definito. I primi a coglierne le potenzialità erano stati anni orsono società internazionali di pubbliche relazioni, che attraverso finti profili di “rispettabili pensionati britannici” per aggirare le regole introdotte originariamente proprio da Larry Sanger, curavano l’immagine internazionale di politici di Paesi emergenti, magari anche screditando oppositori e attivisti. Un altro modo di plasmare la realtà.

E mentre i media tradizionali sono ossessionati dai social network e dai “trending topics” che si bruciano nel volgere di poche ore, dimenticano il vero convitato di pietra dell’informazione contemporanea: Wikipedia. Che anonimamente e silenziosamente fornisce gli atomi su cui ormai è costruita tutta l’informazione. Oscurate Wikipedia per qualche giorno e vedrete cosa succede a giornalisti, e, soprattutto, debunker, fact-checker e opinionisti last-minute.

Un potere di plasmare la realtà che in troppi fanno finta che non esista.

Emanuele Mastrangelo

Emanuele Mastrangelo è redattore capo di "Storia in Rete" dal 2006. Cartografo storico-militare, è autore di vari libri (tra cui Wikipedia. L'enciclopedia libera e l'egemonia dell'informazione con Enrico Petrucci) e ha curato Eroi. 22 storie dalla Grande Guerra e Terra benedetta. Storie d'Italia e di italiani.

Enrico Petrucci

Saggista e divulgatore, collabora con le testate "Storia in Rete", "Dimensione cosmica" e "Antarès". Co-autore con Emanuele Mastrangelo di Wikipedia. L’Enciclopedia libera e l’egemonia dell’in­formazione (Bietti, 2013) e tra i curatori dei collettanei Eroi. Ventidue storie dalla Grande guerra (Idrovolante, 2018) e Terra Benedetta (Idrovolante, 2020).