di Gianandrea Gaiani

 

Un decreto non fa sovranità nazionale. Ancora una volta le decisioni assunte ufficialmente dal governo italiano in tema di migranti vengono sbeffeggiate dai nostri partner Ue e in particolare dalla Germania, che continua a impiegare le navi delle sue Ong come strumento di soft-power contro Roma.

L’epidemia di Coronavirus in Italia non ferma gli sbarchi di migranti illegali nella Penisola: dall’inizio dell’anno a oggi sono sbarcati in 3.238, oltre il quintuplo dei 625 registrati nello stesso periodo dell’anno scorso. Se i cosiddetti sbarchi autonomi effettuati con gommoni e barconi (salpati da Libia, Tunisia, Algeria e raramente da Egitto e Turchia) dimostrano che i trafficanti approfittano dei guai pandemici italiani per mandarci clandestini, quelli gestiti dalle Ong assumono il solito ben noto significato politico.

I 434 migranti sbarcati nell’ultima settimana sono stati posti in quarantena in hotel siciliani al costo di 29 euro a testa al giorno, quasi 200mila euro per l’intero periodo di quarantena. Anche il caso della Alan Kurdi, nave della ong tedesca Sea-Eye che attende a ridosso delle coste della Sicilia di sbarcare 150 clandestini raccolti di fronte alle coste libiche, è emblematico, pur avendo anche valenze diverse.

Con un decreto firmato l’8 aprile dai ministri di Esteri, Interni, Salute e Trasporti, il governo italiano ha ribadito che a causa dell’epidemia non verranno accettati sbarchi di migranti raccolti fuori dalle acque di competenza italiana per la ricerca e soccorso. Il decreto prevede infatti che, in seguito all’emergenza Coronavirus, i porti italiani “non assicurano i necessari requisiti per la classificazione e definizione di Place of safety in virtù di quanto previsto dalla convenzione di Amburgo sul salvataggio marittimo” per i soccorsi effettuati da navi con bandiera straniera al di fuori dell’area di ricerca e soccorso italiana. Già in marzo la Farnesina aveva inviato una nota ai governi tedesco e norvegese (le cui bandiere sventolano sulle navi delle ong Alan Kurdi e Ocean Viking) informando che i porti italiani non sarebbero stati agibili per navi che volessero sbarcare immigrati illegali, neppure in caso di loro successiva ridistribuzione in altri paesi Ue.

Ciò nonostante Sea Eye è determinata a sbarcare comunque in Italia (e solo in Italia) il suo ennesimo carico di clandestini. Benchè il decreto sia valido per “l’intero periodo dell’emergenza” il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli (PD) ha già chiarito con quale “mano ferma” il governo intenda farsi rispettare dalla Ong tedesca. “Abbiamo chiesto alle ong, che battono bandiera straniera, di avere rispetto di un paio di mesi di grande difficoltà della nostra situazione dei porti” ha spiegato la ministra. “Quindi non stiamo dicendo di no al salvataggio di vite umane” ma “organizziamoci in un modo tale che si proteggano i migranti, si proteggano gli italiani perché in questo momento la situazione su Covid in una realtà come quella siciliana non può reggere un impatto numerico di questo tipo”. Una mezza marcia indietro confermata dal fatto che si sta già lavorando per attrezzare tramite Protezione Civile e Croce Rossa una nave per far trascorrere la quarantena ai clandestini della Alan Kurdi, ovviamente a spese (si parla di oltre un milione di euro per noleggio e gestione di un grande traghetto) di quel contribuente a cui si chiedono donazioni per sostenere quegli stessi enti impegnati a combattere la pandemia.

Invece di mandare la Alan Kurdi in un porto tedesco, il governo Conte si appresta a calare nuovamente le braghe, prono a Berlino su tutti i fronti, da quello finanziario a quello dei migranti. Se la Alan Kurdi sbarcasse in Italia i suoi clandestini, poco importa se direttamente a terra o prima su una nave-quarantena, la residua credibilità e sovranità nazionali sarebbero ridicolizzate mentre le istituzioni italiane si confermerebbero i migliori alleati dei trafficanti e proni a una Germania che da anni ci vuole “campo profughi” d’Europa.

Mentre mancano risorse per aiutare lavoratori, aziende e ceti più poveri anche nelle necessità di base e negli ospedali si è dovuto scegliere chi curare e chi no, il governo trova hotel e persino una nave ospedale per accogliere clandestini? Superfluo aggiungere che una sola nave non basterà poiché la ribadita accoglienza (con quarantena) italiana farà da pull-factor incoraggiando altri clandestini a salpare, incoraggiati anche dalla presenza delle navi delle ong.

Eppure l’emergenza epidemica consentirebbe all’Italia di chiudere davvero i porti e di respingere i clandestini, riportando nelle acque libiche, tunisine e algerine gommoni e barconi. Le priorità di sicurezza nazionale dovrebbero incoraggiare i respingimenti che scongiurerebbero ulteriori tragedie in mare e in breve azzererebbero i flussi e il business dei trafficanti.

Gianandrea Gaiani

Giornalista e saggista esperto di storia, guerra e strategia, è direttore di "Analisi Difesa". Dall’agosto 2018 al settembre 2019 ha ricoperto l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza del Ministro dell’Interno.