In meno di tre mesi l’epidemia sempre più globale da Coronavirus ha spazzato via una narrazione, una illusione, che sembrava talmente radicata da essere ormai diventata una verità oggettiva: quella della sostanziale abolizione dei confini, della società aperta mondializzata, della fine dello Stato o meglio della sua funzione se non per compiti strettamente marginali e comunque destinati a essere sempre più delegati a entità sovranazionali, più o meno fluide, in una ineluttabile disintegrazione delle sovranità nazionali.

Invece il Cigno Nero del virus venuto dalla Cina (uno dei pochi Stati a non essere mai caduti nel tranello della globalizzazione, ma ad averne solo sapientemente approfittato, e bisogna ammettere che in questo c’è una certa ironia) ha fatto piazza pulita di vent’anni di retorica e di propaganda spacciata per analisi da chi, per meri motivi speculativi, aveva interesse ad alimentare questo abbaglio globale.

In poche settimane la verità ha sbattuto in faccia a popoli e governi con tutta la violenza di un evento drammatico ed eccezionale che nessuno sa davvero come affrontare, facendo cadere in un attimo tutta l’impalcatura mediatica. Proviamo ad analizzare solo qualche dato macroscopico, che per quelli di dettaglio ci sarà tempo dopo.

Anzitutto, che il virus sia partito effettivamente da lì (come probabile) o no, la Cina attivandosi con tutto il potere impositivo derivante dalla sua natura non solo di Stato Nazionale, ma addirittura di Stato Autoritario, è stata in grado di contenere e – probabilmente – sconfiggere l’epidemia pur in un paese così sterminato e con una popolazione così numerosa, nell’arco di 4 mesi (a volere ammettere che i primi focolai siano di dicembre e non di gennaio).

Il perfetto contraltare della azione dello Stato cinese è l’imbelle paralisi della Unione Europea, una costruzione artificiale e posticcia, in realtà al servizio della sola politica estera ed economica tedesca (l’unico stanziamento serio da parte della Commissione Europea sono stati gli 80 milioni di euro elargiti alla azienda tedesca CureVac che sta lavorando a un vaccino per il Coronavirus, per tutelarla da un tentativo di takeover americano).

La UE prima ha abbandonato l’Italia al suo destino, poi ha cercato di attivare politiche predatorie – soprattutto attraverso l’attivazione del MES – per spolpare il poco che resta del suo apparato industriale strategico approfittando della situazione e infine, quando l’epidemia ha cominciato a manifestarsi anche negli altri paesi europei, ha semplicemente dichiarato bancarotta (per ora in senso politico), assistendo impotente alla fine di Schengen, alla chiusura delle frontiere fra Stato e Stato, all’esplodere di politiche nazionali per affrontare l’emergenza al di fuori di qualunque barlume di coordinamento e assistenza reciproca.

Gli Stati Uniti – che per lo stato della loro economia (gonfiata dalla speculazione finanziaria, ma con un settore privato che ha accumulato un debito pari al 75% del PIL), della loro cultura ultraliberista che ha dato vita a un sistema sanitario privatizzato e costoso totalmente inadeguato a gestire una epidemia e della loro amministrazione civile soccomberebbero impietosamente a un serio sviluppo della pandemia da Coronavirus (che al momento è assolutamente prevedibile) – sopravvivranno perché il loro essere prima di tutto uno Stato a vocazione imperiale gli sta consentendo di mettere in campo le risorse infinite di un apparato militare/industriale poderoso.

Gli esempi potrebbero moltiplicarsi, dalla Russia (che solo grazie alla propria natura di Stato fortemente dirigista sta vincendo la sfida energetica innescata dal crollo dei prezzi del petrolio e massimizzata dall’espandersi del Coronavirus, mettendo in difficoltà sia i Sauditi che gli Americani e salvaguardando nel medio futuro il ruolo dei propri gasdotti) fino alla Turchia.

Una cosa mi sembra ormai chiara: come ha scritto Fabrizio Maronta su “Limes”, “La pandemia … fin da subito manifesta la continua salienza dello Stato come unità organizzativa e garante di ultima istanza delle collettività in esso raccolte … Derubrica ad abbaglio la pretesa del suo completo superamento“.

Non solo, ma anche i sostenitori della virtù autoregolativa dei mercati dovranno presto arrendersi davanti all’evidenza: il Coronavirus sta già portando a una crisi contemporanea sul fronte dell’offerta e della domanda di beni su scala globale e questo significa che nessuna economia nazionale si salverà senza un intervento massiccio dello Stato, l’unico in grado di arginare fallimenti a catena e di innescare politiche espansive in un mondo in cui i prezzi hanno perso il loro ruolo.


Alessandro Voglino, dirigente della pubblica amministrazione, si occupa di politiche culturali e tutela ambientale.