di Emanuele Mastrangelo e Enrico Petrucci

Italia. Arriva l’Università di Trenta

La notizia della settimana arriva dall’università di Trento – scusate, di Trenta – che ha deciso di riscrivere il regolamento inventandosi un “femminile sovraesteso” ad hoc per definire i ruoli del personale nei documenti ufficiali. Salvo poi precisare che era una provocazione (1). Chiudete quella finestra di Overton, che fa corrente!

Francia. Il Catechismo della Chiesa Cattolica è fuorilegge

L’abate Matthiey Raffray, un sacerdote cattolico francese, è stato denunciato dal ministro per le Pari Opportunità di Parigi Aurore Bergé per un suo sermone su Instagram, in cui padre Raffray sintetizza la posizione della Chiesa Cattolica circa l’omosessualità. Posizione che non è garbata alla Bergé, la quale ha dato mandato “alla delegazione interministeriale per la lotta al razzismo, all’antisemitismo e all’odio anti-LGBT (DILCRAH) di segnalare la questione al pubblico ministero sulla base dell’articolo 40 del codice di procedura penale”. Il DILCRAH ha preso atto del messaggio del ministro e ha confermato di aver “notificato il pubblico ministero dei commenti omofobi fatti dal signor [corsivo nostro] Raffray sui suoi social network”. (2).

USA. A lezione di ecoterrorismo

E rimanendo in ambito universitario Harvard sembra conferma il classico adagio Get woke, go broke. È stato infatti segnalato un calo del 5 % delle richieste d’iscrizione (3). Il calo è stato collegato alle critiche ad Israele, spesso accusate di degenerare nell’antisemitismo. Da segnalare veri e propri casi di call out culture come il recente annullamento di un concerto di un cantante israeliano nei pressi del campus (4), ma sempre mantenendo il più classico dei due pesi e due misure, visto che contestualmente l’Harvard Law School, la facoltà di legge, ha ospitato una premiere del film How to blow a pipeline, letteralmente “Come far saltare un oleodotto”, con ospite il regista e sceneggiatore, un ex studente dell’università. A vedere il sito del film, più che una riflessione sui temi ambientali o un dibattito teorico su figure come quella Ted J. Kaczynski, sembra quasi una guida all’ecoterrorismo, visto che il sito ospita una mappa interattiva degli oleodotti e metanodotti statunitensi. (5).

USA. Benefit aziendali

Ennesima situazione in stile “Legge di Poe”, in cui non si capisce se la cosa sia vera, sia satira o sia una bufala comunque molto verosimile (che poi, tanto, diventerà realtà fra 3… 2… 1…). Circola su X la foto di un bicchiere di brodaglia della catena Starbucks con su un avviso “AAA cercasi lavoratori” alquanto peculiare: la catena di ristoranti famosa per i suoi deliziosi frappuccini di soia e per la linea aziendale ultra-woke, invita a candidarsi per l’assunzione promettendo copertura sanitaria ai lavoratori per le operazioni di “riassegnazione del genere”. In pratica, se questa cosa è vera e volete farvele tagliare, fatevi assumere da Starbucks, vi pagano loro l’operazione. (6)

USA. Uova con la sorpresa

Tra le polemiche della settimana anche il tweet della Casa Bianca in merito al giorno della visibilità trans che cade il 31 marzo, e che quest’anno coincideva con la Pasqua cristiana. In realtà la ricorrenza della visibilità trans (una delle tante ricorrenze a tema riconosciute dalla Casa Bianca) è già ufficializzata da diversi anni, e comunque l’account della Casa Bianca ha ricordato – bontà sua! – su X anche la ricorrenza pasquale. Ma che si trattasse di una esimia wokkata lo evidenzia il fatto che il tweet ha tema visibilità trans fosse solo sull’account in inglese della Casa Bianca, e non su quello in spagnolo. La comunità latina è infatti più vicina all’area conservatrice e sicuramente più sensibile agli insulti ai sentimenti religiosi. Il che, però, non depone molto bene sullo stato di salute morale degli anglofoni negli USA… (7)

Scozia. Rowling VS regime woke – 1 a 0

E in chiusura, uno strascico dalle wokkate della scorsa settimana (vedi il Bollettino n. 7) in merito alla legge sull’hate speech appena entrata in vigore. Lo scontro fra il regime wokeista di Edimburgo e la difesa della libertà ha trovato il suo nuovo campione scozzese, dopo William Wallace, nella scrittrice J. K. Rowling, celeberrima per aver creato Harry Potter nonché per aver difeso il diritto di chiamare col giusto sesso gli individui anche se si appuntano una spilletta coi loro presunti “pronomi”, si truccano o si fanno mutilare i genitali da medici-macellai compiacenti. La Rowling ha postato una serie di tweet estremamente critici sulla legge concludendo, come riporta la Reuters (8):

Sono al momento fuori dal Paese ma se ciò che ho scritto qui si qualifica come un reato in base ai termini della nuova legge, non vedo l’ora di essere arrestata quando tornerò nel luogo di nascita dell’Illuminismo scozzese.

La polizia scozzese ha tenuto subito a precisare che i tweet in questione non sono hate speech, quindi la Rowling non sarà incriminata, né il caso verrà archiviato tra i casi di incidenti di hate speech “non-crime” (9). Il primo round se lo aggiudica dunque la Rowling. Ma la partita è ancora lunga… In redazione, in ogni caso, abbiamo già gli striscioni, fumogeni e il capocurva che dirige i cori: “chi non salta wokeista è!” a ogni tweet di J.K. Pro libertate!

Intanto, come riferisce il Guardian, nei primi due giorni dall’entrata in vigore della legge siamo già a quota 3.000 denunce (10). Oh, perché, perché nessuno pensa a quanta CO2 verrà emessa per stampare tutti quei verbali di polizia?

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Redattore del blog del Centro Studi Machiavelli "Belfablog", Emanuele Mastrangelo è stato redattore capo di "Storia in Rete" dal 2006. Cartografo storico-militare, è autore di vari libri (con Enrico Petrucci, Iconoclastia. La pazzia contagiosa della cancel culture che sta distruggendo la nostra storia e Wikipedia. L'enciclopedia libera e l'egemonia dell'informazione).

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Saggista e divulgatore, tra le sue pubblicazioni Alessandro Blasetti. Il padre dimenticato del cinema italiano (Idrovolante, 2023). E con Emanuele Mastrangelo Wikipedia. L’Enciclopedia libera e l’egemonia dell’in­formazione (Bietti, 2013) e Iconoclastia. La pazzia contagiosa della cancel culture che sta distruggendo la nostra storia (Eclettica, 2020).