di Enrico Petrucci e Emanuele Mastrangelo

Bentornati al consueto appuntamento settimanale, dove almanaccare le stramberie wokeiste diventa strumento per comprendere come questo armamentario non serva affatto all’inclusione o a maggior “giustizia sociale” come preteso dai propugnatori di queste follie. Ma soprattutto a come ormai anche l’Italia sia ampiamente contagiata, visto che gli schemi di tendenza nell’impavido mondo nuovo si presentano anche in questi lidi sempre più spesso.

Germania – L’IA e l’inclusività della Wehrmacht

Il troppo storpia dice il proverbio. E anche l’Intelligenza Artificiale è caduta nell’errore della troppa inclusività woke. Il caso della settimana è la vicenda del servizio di generazione di immagini di Google che ha esagerato nel proporre inclusività quando gli utenti del servizio chiedevano immagini di ambientazione storica.

Passi per il melting pot vichingo, che ormai tutti danno per scontato grazie alle serie televisive. In questo caso l’IA nelle consuete quattro immagini tra cui scegliere propone norreni che sembrano passati sotto la forca caudina di un color-blind casting da serie Netflix. Ma quanto si arriva alla Germania degli anni ’30 e ’40 bisogna stare attenti. E il melting pot sotto gli stahlhelm delle SS come a una odierna sfilata di Hugo Boss ha fatto divampare le polemiche.

Alla fine il commento di Google su X è stato:

La generazione di immagini AI di Gemini genera un’ampia gamma di persone. E questo è generalmente un bene, perché le persone di tutto il mondo lo usano, ma in questo caso manca il bersaglio.

Polemiche esacerbate anche dalla lunga collezione di tweet del responsabile del progetto e dagli screen che mostravano come la stessa IA che disegnava tipici soldati hitleriani con fenotipo congoide, si rifiutasse di proporre immagini ispirate a concetti come i crimini del comunismo.

Tra l’altro molti analisti hanno ricondotto a questo epic fail il calo in borsa di Alphabet nei giorni successivi.

Ma intanto la realtà dell’intrattenimento continua imperterrita a realizzare un passato inclusivo. Stavolta è il turno di Mozart, che in una serie sarà interpretato dall’attore anglo-nipponico Will Sharpe.

USA – Vuoi meno criminalità? Depenalizza, no?

In un documentario andato in onda su MSNBC sono uscite un paio di frasi infelici che nelle scorse settimane sono state rilanciate prima su X e poi da diverse testate come il The Daily Wiree il Daily Caller. Non si tratta di frasi prese da un’intervista o da una conferenza bensì una clip che riprende uno scambio di battute che vede coinvolte figure di primo piano per l’attivismo afroamericano: l’avvocato Ben Crump e Charles Coleman, ex procuratore e analista legale.

Coleman spiega: “Dico sempre alla gente che se cerchi qualcosa la troverai”. “Così diventa auto-avverante in termini di ‘Beh, andiamo dove c’è il crimine’, no, vai e trovi il crimine e se andassi da un’altra parte, indovina un po’? Lo trovi anche lì”. Al che Crump commenta “E così, qualunque legge sia stata fatta – io credo… Possiamo eliminare tutti i crimini in America da un giorno all’altro”. Come? Cambiare la definizione di crimine: se si arriva a definire quali comportamenti saranno considerati criminali, si può prevedere chi saranno i criminali… Hanno fatto le leggi per criminalizzare la nostra cultura, la cultura nera”.

Certo sono frasi fuori contesto, nel solco del dibattito della Critycal Race Theory nato proprio nell’ambito legale statunitense, per raddrizzare alcune storture del sistema. Pure concedeteci un certo fatalismo nel riportare questa notizia e declinarla nel caso italiano, in quanto una vicenda che aveva fatto alzare più di un sopracciglio in Italia è perfettamente riconducibile allo schema delineato involontariamente dall’illustre avvocato e attivista. Quella della lettura del contesto di crimine non in funzione dello Stato ove è commesso, bensì in funzione della “cultura” della persona che lo commette.

Ovvero il bengalese assolto in quel di Brescia per maltrattamenti e violenze nei confronti della moglie. Il fatto non sussiste e “la disparità tra l’uomo e la donna è un portato della sua cultura”. Pur non conoscendo i dettagli della vicenda è l’ennesima riprova indiretta che la valutazione per certi crimini non prescinde da valutazioni su sesso, genere e origini dell’imputato. La CRT è arrivata anche nel Belpaese? Nel caso altro chiodo sulla bara dello stato di diritto.

USA / Italia – La prudenza sulla transizione di tuo figlio? Un abuso

E ti togliamo i figli. Questo quello che arriva dall’Illinois che potrebbe introdurre nella sua legislazione una norma per cui nell’abuso di minore sia inclusa la privazione dell’accesso ai servizi medici per l’affermazione di genere (ovvero la transizione).

E non pensate che per l’Italia sia un futuro così lontano (senza scomodare Bibbiano): ricordiamo già come nelle scorse settimane si sia avuta notizia di un giudice che ha deliberato contro il padre che aveva contestato contro il percorso di “affermazione” proposto dall’ospedale Careggi di Firenze che prevedeva l’uso della triptorelina come bloccante della pubertà. Trattamento “reversibile” e “senza effetti collaterali” a sentire gli affermatori di genere, dai significativi effetti collaterali per tutti gli altri (bazzecole tipo la sterilità, organi sessuali non sviluppati e non più sviluppabili etc.). La madre dell’adolescente confuso oggetto del contendere era favorevole al bombardamento ormonale, il padre contrario e richiedente maggiori cautele mediche. I giudici hanno dato torto al maschio bianco etero, ovviamente.

Regno Unito – Mary Poppins? Razzista sistemica

Ma l’impavido mondo nuovo non procede non solo sul piano complesso della politica e dell’algoritmo. Il più delle volte l’avanzamento del wokeismo avviene grazie agli stolidi funzionari che non vedono l’ora di farsi notare.

Stavolta a cadere sotto i colpi del wokeismo è un altro classico per ragazzi. Dopo Roald Dahl e il Dr.Seuss il creatore del Grinch, stavolta è il turno di Mary Poppins, che diventa un “film per adulti” nella classificazione britannica e non più un film per ragazzi. Nessuna censura solo cartelli introduttivi e nel caso di una suo ritorno al cinema l’eventuale avviso “minori accompagnati”.

Anche stavolta (come per i dinosauri della settimana scorsa e i libri di Dahl e Seuss) il problema è linguaggio “desueto” e “offensivo”. In una battuta del film si parla di “ottentotti” (tribù dei deserti sudafricani che oggi si preferisce chiamare khoikhoi), termine che sarebbe considerato “offensivo” di per sé. Ne da notizia persino il The Guardian rilanciando il Daily Mail.

USA – Niente stand-up comedy, siamo wokeisti.

E non può mancare un pizzico di cancel culture vecchio stile. A Seattle un club ha cancellato una serie di spettacoli previsti nei prossimi mesi di quattro comici stand-up. attori di vaglia ospiti del Saturday Late Night Show. By Jove, usano un linguaggio poco inclusivo e responsabile!

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USA – Flop al botteghino? Colpa del patriarcato

Ma come la cancel culture e relativa censura non erano solo un’invenzione dell’alt-right? E anche il mondo dell’intrattenimento a stelle e strisce non aveva imparato la lezione?

Evidentemente no, come dimostrano alcune delle dichiarazioni delle protagoniste del film di supereroi della Sony Madame Web. Una delle protagoniste, Isabella Merced, avrebbe dichiarato che la scarsa performance al botteghino sarebbe dipesa dal «pubblico maschile che nutre ancora un profondo disprezzo per tutto ciò che ha come protagoniste donne forti e indipendenti».

La Sony ha realizzato negli ultimi anni una serie di film su comprimari e personaggi più secondari del mondo dell’Uomo Ragno. Da Venom, il più celebre, a Morbius, diventato una sorta di film-meme. Tutti film privi però dell’Uomo Ragno (i cui diritti restano alla Marvel), quindi sicuramente meno appetibili al grande pubblico. E se i film della Marvel-Disney fanno fatica al botteghino, è difficile che film su personaggi ancor più secondari possano andare bene.

Ma anche stavolta una delle protagoniste ha lamentato l’insuccesso dando colpa al patriarcato e al pubblico maschile e maschilista, che detesta le donne forti. Dimenticando che negli anni’80, in cui il machismo non mancava, le donne toste sbancavano i botteghini, dal primo Terminator alla saga di Alien. Ma poi dopo il successo di Barbie il patriarcato cinematografico non era stato sconfitto?

Ma tanto per chi ragiona in termini woke il principio di non contraddizione non esiste. Ergo possono professare una cosa e contemporaneamente il suo contrario, meglio del bispensiero.

Italia – Università in inglese, la Crusca al contrattacco

La sede distaccata di Rimini dell’Università di Bologna, come riferisce Bologna Today erogherà un corso di laurea solo in lingua inglese, sopprimendo quello in italiano. Di fronte alla soppressione di un insegnamento in italiano l’Accademia della Crusca ha inviato una lettera aperta.

Per chi segue il fenomeno del wokeismo e della cancel culture, uno scatto d’orgoglio tardivo. Perché se da un lato l’Accademia della Crusca ha (timidamente) tenuto il punto sulle novità più controverse dell’italiano inclusivo, schwa in primis ha comunque assecondato un certo spirito inclusivo, come evidenziamo anche nel volume “Wokeismo, Cancel Culture, Oicofobia” della collana Machiavellica per Historica – Giubilei Regnani. (pag. 96 del saggio di Enrico Petrucci).

L’inclusione non è mai stata per gli oppressi o le minoranze. L’inclusione propugnata dal wokeismo è per l’assenza di ogni differenza. A che servono le lingue quando basta una lingua franca universale?

Ah, calcio dell’asino: il primo a volere le università italiane in inglese fu il campione dell’austerità Mario Monti durante il governo seguito al golpe dello spread, nel 2012. Uniteli, questi fottuti puntini!

Italia – Mimose, ma queer e intersezionali

Ma c’è un’altra regione italiana che si muove per sottrarre all’Emilia-Romagna (che come scrivevamo la scorsa settimana si doterà anche di algoritmo per il corretto linguaggio inclusivo) il ruolo di locomotiva della fenomenologia woke, ovvero il Veneto (olim roccaforte di destra). Stavolta non c’entra il governatore Zaia pure molto attento a tematiche come eutanasia e non binarismo di genere. Stavolta è il sindaco di Verona, Damiano Tommasi, ex calciatore e quota PD che come riporta Libero per la prossima “festa della donna” (una serie di eventi che dureranno da marzo a maggio) si cimenterà con tutto l’armamentario intersezionale e queer, compreso un pizzico di cancel culture.

Dall’evento di presentazione della famigerata Bibbia Queer, riprendiamo i virgolettati di comunicati e dichiarazioni ripresi da Libero: «un laboratorio per far prendere consapevolezza ai bambini e alle bambine della predominanza maschile nella toponomastica delle scuole della città».

E ancora: «Serve leggere la violenza maschile con uno sguardo transfemminista, i diritti delle donne devono essere i diritti delle donne, nere, asiatiche, native non bianche, per i diritti di tutte le persone socializzate come donne o che si identificano nel genere femminile».

La città scaligera ambisce quindi a sottrarre a Bologna e Milano il ruolo di capitale queer e intersezionali d’Italia? Ci auguriamo che i veneti saranno più “resilienti” su questo fronte. Staremo a vedere. Nel frattempo è evidente che ormai gli unicorni arcobaleno stiano dilagando più che mai tra città e campagne del Belpaese. E a differenza dei cinghiali e dei cani randagi, gli unicorni arcobaleno attaccano anche se rimanete fermi e immobili. Anzi, soprattutto se rimanete fermi.

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Saggista e divulgatore, tra le sue pubblicazioni Alessandro Blasetti. Il padre dimenticato del cinema italiano (Idrovolante, 2023). E con Emanuele Mastrangelo Wikipedia. L’Enciclopedia libera e l’egemonia dell’in­formazione (Bietti, 2013) e Iconoclastia. La pazzia contagiosa della cancel culture che sta distruggendo la nostra storia (Eclettica, 2020).

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Redattore del blog del Centro Studi Machiavelli "Belfablog", Emanuele Mastrangelo è stato redattore capo di "Storia in Rete" dal 2006. Cartografo storico-militare, è autore di vari libri (con Enrico Petrucci, Iconoclastia. La pazzia contagiosa della cancel culture che sta distruggendo la nostra storia e Wikipedia. L'enciclopedia libera e l'egemonia dell'informazione).