di Alice Carrazza

“If I were President, Israel would have never been attacked. As soon as I was forced out with a rigged election.[…] Biden took the sanctions off. Iran went back to levels that they’ve never seen before, more than they’ve ever done.”[1]

L’ex presidente americano Donald Trump ha lanciato un duro monito contro l’Iran nel suo discorso al CPAC 2024, la conferenza annuale dei conservatori statunitensi, dove ha attaccato duramente la politica estera di Biden, in particolare nei confronti dell’Iran.

Trump ha affermato che se fosse stato lui il presidente, Israele non sarebbe mai stato attaccato, e ha accusato Biden di aver tolto le sanzioni all’Iran, permettendogli di tornare a livelli mai visti prima, più di quanto abbia mai fatto.

Queste parole non sono solo una provocazione o una mossa elettorale, ma riflettono una realtà preoccupante e inquietante. L’Iran è da tempo considerato una delle principali sfide per la sicurezza e la stabilità del Medio Oriente e del mondo. Il regime teocratico di Teheran, infatti, non solo persegue un programma nucleare controverso e potenzialmente pericoloso, ma sostiene anche una rete di gruppi armati e milizie che operano in diversi Paesi della regione, come lo Yemen, l’Iraq, la Siria, il Libano e la Striscia di Gaza. Questi gruppi, spesso in conflitto con gli interessi e gli alleati degli Stati Uniti, hanno dimostrato di essere capaci di sferrare attacchi mortali contro obiettivi militari e civili, usando droni, missili, razzi e mine navali.

Trump ha sempre avuto una visione chiara e decisa del pericolo che l’Iran rappresenta per il mondo occidentale. Lo ha dimostrato durante il suo mandato, quando ha imposto severe sanzioni economiche all’Iran e ha ordinato l’uccisione del generale Soleimani, e lo ha ribadito nel suo discorso, dove ha accusato Biden di essere debole e irresponsabile nei confronti dell’Iran. Invece di contrastare le ambizioni nucleari e regionali dell’Iran, infatti, l’amministrazione Biden sembra ignorarle o minimizzarle. Biden non ha mai espresso una linea chiara e coerente sulla questione iraniana, mostrando una evidente difficoltà a gestire uno dei dossier più delicati e urgenti per la sicurezza nazionale americana e per l’equilibrio del Medio Oriente. Questa mancanza di leadership è preoccupante, perché lascia il campo libero all’Iran di perseguire i suoi interessi a scapito di quelli degli Stati Uniti e dei loro alleati.

Trump è cosciente di questa minaccia in continua evoluzione e della reticenza dell’amministrazione Biden nell’affrontare la questione, ma ne siamo davvero coscienti noi europei e soprattutto noi italiani? La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha incontrato il presidente americano Joe Biden a Washington il primo marzo 2024[2], dove quest’ultimo ha elogiato il suo ruolo chiave come alleato nel panorama internazionale, ringraziandola non solo a parole ma anche con un imbarazzante bacio sulla fronte a chiusura dell’incontro[3]. Un gesto che non è passato inosservato, soprattutto agli occhi dell’ala conservatrice americana, che ha criticato duramente la Meloni. Il network Fox News l’ha accusata di essere la ‘cocca’ di Biden e di aver tradito il suo spirito anti-globalista. La base elettorale della Meloni si è detta delusa e ha minacciato di non votarla più.

Meloni’s shift from anti-globalist to pro-Europe, Biden buddy infuriates base: ‘Will not vote for her anymore’”[4]

Il bacio, lontano dall’essere soltanto un gesto inappropriato da parte di un presidente in carica, rappresenta simbolicamente una forte vicinanza tra l’Italia e gli Stati Uniti di Biden, e agli occhi del mondo arabo ciò non passa di certo inosservato. Se infatti il senescente presidente sembra spaventato nel nominare l’innominabile Iran, i media iraniani non lo sono altrettanto per dipingere Biden ferito e insanguinato sulle prime pagine di giornali come Hamshahri – una delle principali testate iraniane vicino al regime islamico – definendolo il “sacco da boxe della regione”, circa un mese fa.

Oppure in data più recente, solo tre giorni fa, nella sua prima pagina titolava contro il presidente Joe Biden, in occasione delle elezioni parlamentari in Iran. Il titolo diceva: “Uno schiaffo da 25 milioni a chi ha chiamato al boicottaggio delle elezioni” – riferendosi all’affluenza alle urne, di oltre 25 milioni[5], ovvero circa il 41% degli aventi diritto – accanto a una vignetta che mostrava una scheda elettorale che colpiva in faccia a Biden.

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La politica europea e soprattutto quella nazionale, che ha scelto proprio ‘crooked Biden’ come guida dell’Occidente nelle sue battaglie, non dovrebbero ignorare questi fatti perché a breve i bersagli delle vignette iraniane potremmo essere proprio noi. E i media di un regime non lanciano messaggi casuali.

Questi sono solo alcuni esempi di come l’Iran stia cercando di sfruttare la debolezza e l’indecisione di Biden e della sua amministrazione per affermare il suo ruolo di potenza regionale e di sfida all’ordine mondiale. Il regime di Teheran non ha mai nascosto le sue intenzioni di distruggere Israele, di espandere la sua influenza in Medio Oriente e di minacciare gli interessi e i valori dell’Occidente. Ricordiamo inoltre che non ha mai rispettato gli accordi internazionali sul suo programma nucleare, e continua a sviluppare armi di distruzione di massa e a sostenere il terrorismo. L’Iran non ha mai rinunciato alla sua ideologia fondamentalista e alla sua repressione interna, e continua a violare i diritti umani e le libertà fondamentali, ma perché l’Europa paladina dei diritti continua a restare inerme?

In conclusione, possiamo dire che l’Iran è una sfida cruciale per l’Italia, per l’Europa e per il mondo, che richiede una risposta chiara e decisa da parte della comunità internazionale. Non possiamo permetterci di ignorare o di sottovalutare la minaccia che l’Iran rappresenta per la nostra sicurezza e per i nostri valori. Dobbiamo essere consapevoli dei rischi che corriamo e trovare la voce per opporci con fermezza e determinazione, invece di continuare a seguire chi resta in silenzio, o ancora peggio trasmette debolezza e paura. Ne vale il prossimo equilibrio mondiale tra potenze. Senza dimenticare di essere solidali con i nostri alleati, in particolare con Israele, che è sempre stato in prima linea nel contrasto di un regime come quello di Teheran, garantendo la difesa della nostra civiltà e della nostra sicurezza. Dobbiamo essere coerenti con i nostri principi, e non cedere alle lusinghe o alle pressioni di chi vuole essere permissivo o fare affari con un regime che non rispetta le regole e i valori della comunità internazionale.

In questo senso, dobbiamo riconoscere che Trump aveva ragione quando denunciava il pericolo che l’Iran rappresentava per il mondo, e quando imponeva delle sanzioni severe e delle misure di forza per contrastare le sue ambizioni nucleari e regionali. Trump aveva ragione quando si opponeva all’accordo nucleare con l’Iran, che considerava un errore storico e una concessione inaccettabile. Trump aveva ragione quando difendeva Israele, il nostro alleato più stretto e più affidabile nella regione.

Trump aveva ragione, e noi dovremmo fare più attenzione alle parole, quelle dette e quelle non dette. Dovremmo essere più coraggiosi e più determinati nel difendere i nostri interessi e i nostri valori, e nel contrastare le minacce e le sfide che vengono dall’Iran e da altri attori ostili. Dovremmo essere più uniti e più solidali con gli alleati che condividono con noi la stessa visione e la stessa missione.

[1] Youtube

[2] governo.it

[3] images.app.goo.gl

[4] foxnews.com

[5] news.yahoo.com

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Responsabile della comunicazione del Centro Studi Machiavelli. Laureata in Relazioni internazionali, sta attualmente conseguendo il secondo titolo in Scienze della politica, della sicurezza internazionale e della comunicazione pubblica.