di Marco Malaguti

Il campanello d’allarme che ha suonato ieri per la maggioranza di governo Scholz, retta da Socialdemocratici, Verdi e Liberali, reduci da una cocente sconfitta elettorale in due importantissimi Länder dell’Ovest (Baviera e Assia) suona sempre più come una campana a morto per il governo federale.

Governo e coalizione bocciati senza appello

La sconfitta lascia pochi margini di giustificazione, e anche se gli esponenti politici di Berlino parlano di risultati strettamente connessi ai contesti “locali” è molto difficile non vedere, nelle elezioni che hanno coinvolto due tra le regioni più importanti a livello di PIL (basti pensare che ieri si è votato sia a Francoforte che a Monaco) un messaggio di portata nazionale. La bocciatura al governo appare ancora più inappellabile se consideriamo che in Assia la candidata socialdemocratica alla presidenza era l’ultra-immigrazionista Nancy Faeser, attualmente ministro dell’Interno del gabinetto Scholz. Quanto allo spauracchio del momento, il partito Alternative für Deutschland, ha battuto ogni record precedente in entrambi i Länder, arrivando al 14,6% in Baviera (prima era al 10,2%) e al 18.4% in Assia, dove diventa secondo partito staccando ampiamente tutti i partiti di governo, con SPD e Verdi entrambi in forte calo e che diventano rispettivamente terzo e quarto partito del Land. Non va meglio all’estrema sinistra post-comunista della Linke, che esce definitivamente dal parlamento, perdendo voti soprattutto verso AfD.

Anche l’Ovest finalmente guarda a destra

La svolta a destra è evidente. La CDU ha conseguito un’indubbia vittoria in Assia, dove, pur già partito di governo assieme ai Verdi, vede un aumento sensibile dei propri consensi (+7,6%) mentre proprio gli ambientalisti perdono cinque punti. Bocciata anche la SPD, anch’essa in calo di quasi cinque punti, a conferma della valenza nazionale del voto assiano. Puniti anche i liberali della FDP, al governo a Berlino con il ministro dell’economia Christian Lindner, che passano dal 7,5% al 5%. Ma è AfD a conseguire un risultato di tutto rispetto in un Land, quello dell’Assia, storicamente ostile ai sovranisti, passando dal 13,1% al 18,4%.

In Baviera non va meglio per il governo centrale. La riconferma del governo del cristiano-sociale di Markus Söder non desta sorpresa, ma la ripresa della CSU dalla batosta del 2018, quando i cattolici avevano ottenuto il risultato peggiore della sua storia (37,2%), non c’è stata; i cristiano-sociali, anzi, hanno perduto comunque qualche ulteriore migliaio di voti (-0,2%). Anche qui la svolta a destra del Land è evidente. Se la CSU è rimasta stabile sono infatti cresciuti gli indipendenti della Freie Wähler (FW), forza apolitica già al governo da cinque anni ma di ideologia ritenuta conservatrice. La FW bavarese passa dal 11,6% al 15,8%, confermandosi indispensabile per governare. Buona crescita anche per la stessa AfD che fa registrare un +4,4%. A crescere sono quindi le forze a destra del grande partito di centro, un messaggio molto chiaro per Berlino. La rotta è invece inequivocabile per le forze di sinistra: sia i Verdi che la SPD perdono circa cinque punti percentuali, col partito del Cancelliere sempre più marginale e che non vince in nessuna circoscrizione, mentre i Verdi riescono ancora a mantenere qualche distretto cittadino.

Città e campagne sempre più distanti

La distribuzione geografica dei voti sembra confermare quella che è una polarizzazione ormai in atto in tutto il mondo occidentale, quella tra città e distretti rurali. Se la svolta destra si evidenzia in tutti i distretti, essa è comunque molto meno marcata in quelli cittadini rispetto a quelli rurali. Sia in Baviera che in Assia i distretti extraurbani premiano con percentuali bulgare i partiti di destra, tanto la CDU/CSU, da sempre simbolo dell’elettorato rurale di età avanzata, quanto AfD e i Freie Wähler, preferiti da un elettorato più giovane. In Baviera, nonostante una brutta sconfitta a livello regionale, i Verdi continuano ad essere prima forza indiscussa nella circoscrizione di Monaco Centro con un forte 44%, e detengono una forte maggioranza anche nelle circoscrizioni urbane di Monaco Giesing (32,8), Monaco Schwabing (34,2) e Monaco Milbertshofen (34,1) mentre AfD non supera il 6,5% in nessuno di questi distretti. L’opposto avviene nei distretti rurali, in particolare quelli al confine con la Repubblica Ceca, dove AfD supera spesso la soglia dei venti punti, come a Schwandorf (21%), Cham (21,2) e Freyung-Grafenau (21,8). In Assia la città di Francoforte sul Meno, capitale economica dell’Unione Europea, conferma i Verdi primo partito, pur in leggero calo, con un 31,6% mentre AfD si ferma al 6,7%, così come nell’importante città di Darmstadt dove prevalgono gli ambientalisti col 27,8% mentre AfD si ferma al 10,6%. Cambia invece di segno il centro industriale di Wiesbaden, strappato ai verdi dalla CDU del governatore Boris Rhein. Anche qui i distretti rurali raccontano un’altra storia, con un forte condominio tra CDU e AfD. I populisti di Höcke sono al 24,2% a Fulda, e fanno molto bene nelle circoscrizioni di Vogelberg (23,9), Schwalm-Eder (26,2) e Wetterau (27,2). Nelle aree rurali di entrambi i Länder, quindi, l’elettorato conservatore si assesta tra i 60 ed i 70 punti percentuali, mentre si aggira attorno i 30 ed i 35 nelle aree urbane.

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Più destra, più partecipazione

Interessanti anche le dinamiche dei flussi di voto. Sia in Baviera che in Assia i partiti di destra sembrano crescere in maniera correlata. In particolare, la crescita di AfD risulta, non da oggi e non solo in questi Länder, strettamente legata a quella dell’Union, a conferma del fatto che i due elettorati si somigliano, malgrado tutte le prese di distanze della CDU e dei suoi omologhi bavaresi. Sussiste sempre un certo flusso di voti dal centrodestra verso la destra-destra (AfD strappa molte migliaia di voti alla CDU-CSU in Assia, e oltre 110mila in Baviera) ma quest’ultima risulta attrattiva anche per elettori apparentemente lontani tra loro come quelli liberali e i postcomunisti della Linke. Notevole è anche l’attrattiva che AfD esercita, in entrambe le regioni, verso l’elettorato abitualmente non votante: i sovranisti strappano infatti all’astensione 76mila voti in Assia e 130mila in Baviera, a conferma che la presenza di partiti di rottura aumenta la partecipazione democratica anziché diminuirla, come invece sostenuto innumerevoli volte dai progressisti.

Un voto gravido di conseguenze

Che il campanello d’allarme sarà, almeno a livello ufficiale, ignorato dal governo centrale, è abbastanza certo. In entrambi i Länder, infatti, le maggioranze vedevano come azionista di maggioranza proprio la CDU-CSU (CSU+FW in Baviera, CDU+Verdi in Assia) e questo permetterà al governo, almeno pubblicamente, di passare rapidamente oltre. Non è escluso che, anzi, proprio il governo, ed in special modo la componente verde, spingerà ancora di più sull’acceleratore delle riforme green, vere e proprie responsabili della sconfitta, in modo da mettere al sicuro risultati tangibili in vista delle elezioni federali, in ogni caso ancora molto lontane. La bocciatura dell’esecutivo è, in ogni caso, senza appello. Un risultato che, assieme a quello della vicina Slovacchia di qualche settimana fa, è destinato a lasciare un segno, un segno che rimarrà anche in AfD, dove Björn Höcke, la cui corrente identitaria si è ormai imposta anche ad occidente su quella centrista-moderata, ottiene finalmente, anche a Ovest dell’Elba, un risultato paragonabile a quelli delle regioni della ex DDR.

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Ricercatore del Centro Studi Machiavelli. Studioso di filosofia, si occupa da anni del tema della rivalutazione del nichilismo e della grande filosofia romantica tedesca.