di Giuseppe Morabito

(Immagine di copertina: Antonis Karidis)

In queste tragiche ore, sembrerebbe che la Russia abbia abbandonato qualsiasi ricerca di una soluzione “politico/diplomatica” della guerra. La scoperta di civili torturati e assassinati a Bucha, Irpin e Hostomel rende difficile immaginare che un cessate-il-fuoco, per non parlare di un accordo politico-diplomatico, possa ora essere concordato tra Russia e Ucraina. Pertanto, se l’obiettivo russo è quello di stabilire una posizione negoziale sul campo, allora tali crimini di guerra non sono solo terribili ma controproducenti. Naturalmente, Mosca nega qualsiasi coinvolgimento nell’omicidio di civili, ma le immagini satellitari insieme alle riprese video mostrano quanto accaduto tra il 9 e l’11 marzo, quando la città era sotto il controllo russo.

La situazione militare

Il divario tra gli obiettivi della campagna offensiva russa e i risultati della campagna stessa continua a rimanere ampio; il che significa che la guerra potrebbe diventare sempre più una situazione di stallo terribilmente costosa in termini di vite umane. Gli obiettivi russi non sono per ora stati raggiunti, così come è fallimentare l’organizzazione della logistica di gran parte delle forze russe in combattimento. È improbabile che i rinforzi attesi da altre aree facciano molta differenza e riescano a rimpiazzare la potenza di combattimento persa in questo mese, visto che  le formazioni aeree russe hanno subito perdite particolarmente pesanti e la fanteria russa ha dimostrato di non essere affatto ben addestrata (in particolare per le operazioni in ambienti urbani, motivo per cui ci sono stati intensi attacchi con missili e artiglieria). Le forze russe chiaramente non avevano pianificato perdite così significative di veicoli corazzati e mezzi aerei, il che li ha fatti muovere verso una strategia difensiva.

Gli ucraini hanno, invece, sfruttato in modo intelligente le debolezze della fanteria russa, il loro scarso addestramento e il morale basso. Tuttavia, anche gli ucraini hanno subito perdite e hanno urgente bisogno di rinvigorire le proprie forze e ricostituire i loro arsenali con armamenti occidentali avanzati perché, in caso contrario, potrebbero essere lentamente logorati, anche se fino ad ora hanno svolto molto bene il “compito” difensivo

L’UE e l’impatto delle sanzioni

Prima della scoperta dei crimini di guerra, l’Occidente sembrava accontentarsi di mantenere semplicemente gli ucraini in lotta, in modo che potessero negoziare un cessate-il-fuoco almeno da una posizione di forza. Ora, sarà estremamente difficile per gli ucraini negoziare con i russi. In queste ore gli ambasciatori dell’UE si incontreranno per discutere dell’imposizione di sanzioni più severe alla Russia. È probabile che queste colpiscano personaggi chiave e includano maggiori restrizioni alle esportazioni verso la Russia, insieme al divieto per le navi russe di utilizzare i porti dell’UE. È interessante notare che ora anche l’UE sembra disposta a discutere le sanzioni sull’importazione di carbone, petrolio e gas russi. Berlino ha persino indicato che potrebbe interrompere l’importazione di petrolio e gas russi in risposta alle atrocità. Nel nostro Paese, c’è chi ha chiesto al Presidente del Consiglio Mario Draghi un embargo completo su petrolio e gas.

Tuttavia, ci sono anche segni di divisione all’interno dell’UE e la Russia sta eludendo con successo molte delle sanzioni esistenti (con l’aiuto, in primis, della Cina Popolare). Le sanzioni richiedono tempo e, dato che il tenore di vita del popolo russo è già diminuito di circa il 30% dal 2013 senza alcun segno di crollo del regime, è improbabile che le sanzioni da sole costringano Mosca a cambiare direzione.

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Le opzioni della NATO

È esclusa la No Fly Zone perché se la NATO, ad esempio, tentasse di far rispettare una tale zona sarebbe costretta a organizzare una grande campagna aerea. Campagna che porterebbe inevitabilmente al contatto diretto e al conflitto tra le forze aeree della NATO e l’aviazione russa, con tutta la pericolosa possibilità di una rapida escalation che un tale scontro comporterebbe.

Una cosa che potrebbe essere attuata consisterebbe in ciò: gli americani potrebbero aumentare ulteriormente il supporto di intelligence agli ucraini. Un’altra opzione potrebbe essere quella di imporre un blocco del Mar Nero o chiudere il Bosforo e i Dardanelli (cosa difficile conoscendo la posizione ondivaga turca). L’imbottigliamento delle forze navali nel Mar Nero avrebbe conseguenze significative per le operazioni navali russe altrove, non da ultimo nel Mar Baltico, nell’Atlantico settentrionale, nell’Artico e nel Pacifico (attenzione però: questa misura potrebbe complicare ancora di più le vitali – soprattutto per il Nord Africa – esportazioni di cereali). Altre opzioni potrebbero includere l’aumento del supporto a Kiev nella guerra informatica ed elettronica con attività sia offensive sia di contromisure difensive.

Quale esito possiamo attenderci

Comunque vada il prossimo futuro, se la NATO vuole fare davvero la differenza dovrà almeno dimostrare la determinazione per impedire alla Russia di rivendicare la vittoria e, se possibile, aiutare l’Ucraina a vincere.  Obiettivamente, a meno di un intervento totale della NATO, è molto improbabile che le forze russe possano essere costrette a lasciare le posizioni precedenti al 24 febbraio, per non parlare di tornare alla posizione precedente al 2014. Più le forze russe sono vicine al proprio confine, più difficile sarà farle spostare da un’area della battaglia in cui hanno avuto otto anni di preparazione e conoscenza.

Il massimo che ci si può ragionevolmente aspettare è un ritorno alle posizioni precedenti al 24 febbraio, bloccando la costruzione di un ponte terrestre sicuro tra Russia, Crimea e Transnistria, evitando la presa di Mariupol e negando la conquista di Odessa. Inoltre, si potrebbe riuscire a conservare la maggior parte delle forze regolari ucraine.

Per essere sinceri, è difficile prevedere che questa guerra finisca presto con un accordo di pace. Sarà un lungo percorso diplomatico. Molto più probabilmente potrebbe configurarsi una qualche forma di conflitto congelato, simile all’accordo su un armistizio; dopo di ciò, la conservazione della potenza di combattimento dell’Ucraina sarà cruciale.

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Senior Fellow del Centro Studi Politici e Strategici Machiavelli. Generale di Brigata (aus.) dell'Esercito Italiano, membro del Direttorato della NATO Defence College Foundation. Per anni direttore della Middle East Faculty all'interno del NATO Defence College.