di Giuseppe Morabito

Un concetto strategico in epoca di guerra

Dopo una settimana circa dalla sua pubblicazione ufficiale e sentiti i maggiori esperti (militari e non), si può ora fare la considerazione che il nuovo Concetto strategico della NATO è chiaro, conciso e ponderato ed esprime esattamente quanto si propone di fare: comunicare la serietà e fermezza degli Alleati in materia di deterrenza e difesa.

Purtroppo il documento è stato pubblicato in coincidenza di una guerra in Europa (quello di Madrid non è il primo Concetto strategico della NATO pubblicato sullo sfondo di una guerra: nell’aprile 1999 il vertice a Washington produsse un Concetto strategico sullo sfondo della guerra del Kosovo) e, come nelle passate edizioni, è un compromesso tra ciò che deve essere fatto e ciò che può essere attuato prevedendo la condivisione degli oneri transatlantici e la responsabilità strategica europea. Il Concetto strategico e l’Agenda 2030 includono le due componenti critiche di deterrenza e difesa della NATO, ivi comprese le lezioni a breve termine dalla guerra in Ucraina. Ciò che conta ora è che lo slancio strategico generato sia mantenuto e che gli obiettivi siano raggiunti dagli alleati europei, per i quali il Vertice di Madrid è stato una sorta di “chiamata alle armi’.

Il Vertice NATO di Madrid

Il Vertice si è focalizzato sulla deterrenza della NATO e ha impegnato l’Alleanza a rigenerare una capacità credibile per usare la forza contro un concorrente strategico, unitamente alla comprensione della necessità di una dimostrabile rapidità nell’agire e a una chiara capacità di infliggere punizioni. L’aggressione russa ha dimostrato che non è più accettabile aspirare semplicemente a “salvare” i cittadini dei Paesi alleati, ma che un piano di deterrenza dovrà essere attuato e rapidamente. Un piano che prevede circa 300.000 soldati, principalmente europei, in tutto il continente che siano presto messi in allerta e, comunque, non con alta prontezza. L’adesione della Finlandia e della Svezia all’Alleanza estenderà la presenza della NATO sia sul fianco settentrionale sia su quello orientale e, dopo il fallimento Afghanistan (20 anni, quanto quattro guerre mondiali), si deve passare a una nuova era di competizione geopolitica in cui gli europei, finalmente, devono risvegliarsi e agire in modo deciso.

Certamente restano dubbi sul “prezzo” pagato, per far recedere dalla sua opposizione all’allargamento, alla Turchia. Il governo di Ankara ha sfruttato le tragedie in Ucraina e le paure conseguenti per farsi consegnare decine di persone ritenute terroristi antiturchi. C’è chi ha argomentato che ci sono “terroristi e terroristi”, ma rimane in molti il dubbio che sia stata barattata la questione “allargamento” con l’abbandono alle mire del dittatore turco di parte del popolo curdo.

Concetto Strategico e Agenda 2030

Tornando al fine del “risveglio”, il Concetto strategico 2022 riconferma l’impegno della NATO per la difesa collettiva e un approccio a 360 gradi basato su tre compiti fondamentali di deterrenza e difesa, prevenzione e gestione delle crisi, sicurezza cooperativa.

L’Agenda 2030 della NATO può così essere riassunta: abbastanza forze da scoraggiare e affrontare crisi e costruire partenariati; abbastanza forze europee in grado di rispondere rapidamente a qualsiasi crisi all’interno e intorno all’area euro-atlantica. Questa è la somma di un’agenda che include una consultazione politica più approfondita e più rapida, difesa e deterrenza rafforzate, maggiore resilienza, conservazione del vantaggio tecnico della NATO, mantenimento dell’ordine basato su regole democratiche, maggiore formazione e rafforzamento delle capacità, necessità di combattere e adattarsi ai cambiamenti climatici. Il Concetto Strategico fa anche riferimento a un’ulteriore riforma del comando e controllo e alla necessità della trasformazione digitale, con forti passaggi sul cyber e sulle tecnologie emergenti. Anche le divergenze sull’aumento dei finanziamenti comuni e sul rafforzamento delle capacità di difesa sembrano essere state risolte, mentre è stato riaffermato che la NATO rimane un’alleanza nucleare “anche” impegnata per un mondo libero dal nucleare.

Cosa si dice di Russia, Cina e terrorismo

Il Concetto strategico 2022 include la necessità di alleviare l’eccessivo sforzo militare statunitense con maggiori capacità europee. Di fronte una crisi economica, un aggressore russo in Europa e un concorrente strategico regionale che è la Cina Popolare. La Russia e la sua invasione dell’Ucraina pervadono tutte le sedici pagine del Concetto strategico con un netto cambio di tono rispetto al passato (Vertice di Lisbona del 2010), in cui si descriveva Mosca come un “partner strategico” anche se aveva già attaccato la Georgia. Quanto deciso a Madrid è molto meno equivoco: “La guerra di aggressione della Federazione Russa contro l’Ucraina ha sconvolto la pace e alterato gravemente il nostro ambiente di sicurezza. La sua invasione brutale e illegale, le ripetute violazioni del diritto umanitario internazionale e gli attacchi e le atrocità hanno causato sofferenze e distruzioni indicibili”; la Cina Popolare è ormai una “sfida sistemica” e il terrorismo la “minaccia asimmetrica più diretta”.

La nuova forza di risposta NATO

Il Nuovo Modello di Forza al centro del Concetto Strategico è la conseguenza della Strategia Militare ed è lì che si trovano i dettagli necessari. In particolare, c’è l’intenzione a trasformare la Forza di risposta della NATO potenziandola in una componente futura di circa 300.000 soldati mantenuti in allerta, con 44.000 dei quali in massima prontezza. Per la prima volta tutte le forze di reazione rapida sotto il comando della NATO saranno impegnate in un ruolo di deterrenza e difesa e tutte queste forze saranno concentrate all’interno di un unico comando.

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Per volere americano, la nuova forza sarà principalmente europea. Vedrà anche equipaggiamenti pesanti pre-posizionati vicino ai confini e sarà estremamente costosa; tanto è vero che già delle preoccupazioni sono state espresse da alcuni alleati. Questo è esattamente il motivo per cui il segretario generale Jens Stoltenberg ha affermato che l’impegno NATO per investire nella difesa il 2% del PIL di ciascun alleato è ora “più un pavimento che un tetto”. Diversi alleati europei della NATO si sono ora impegnati ad aumentare di conseguenza i rispettivi bilanci per la difesa. La Germania s’impegna ad aumentarlo notevolmente e anche la Gran Bretagna si è impegnata a spendere almeno il 2,5% del PIL. L’Italia, al momento, ha deciso di raggiungere l’obiettivo in alcuni anni (sperando lo si faccia davvero).

L’Europa dovrà fare di più

Atteso che il Concetto Strategico è principalmente una conseguenza della guerra della Russia contro l’Ucraina, gli USA chiederanno un ruolo maggiore per gli alleati che s’impegnino nell’assisterli nel raggiungere i propri obiettivi strategici anche al di fuori dell’Europa. Questo perché la Cina Popolare e l’Indo-Pacifico avrebbero per Washington una priorità maggiore rispetto a Russia ed Europa, anche se la Russia rimane “minaccia acuta”. Per la NATO il messaggio degli americani è chiaro: se la garanzia di sicurezza degli Stati Uniti per l’Europa deve essere mantenuta in modo credibile, andando avanti gli europei dovranno condividere gli oneri della difesa in modo paritario, raggiungendo il 50% dei requisiti minimi di capacità della NATO entro il 2030. Ciò significherà che gli europei assumeranno responsabilità molto più strategiche rispetto a quanto fatto finora nel quadro dell’Alleanza.

Il Concetto Strategico prevede per prima cosa l’identificazione e l’apprendimento delle lezioni della guerra in Ucraina per rafforzare la deterrenza, la difesa e la resilienza a breve termine. Le forze europee della NATO avranno bisogno di una logistica più solida e anche molto più materiale, in particolare munizioni. Poi l’obiettivo sarà forgiare uno strumento di potere militare trasformato entro il 2030. In altre parole, la vera prova dell’eredità di Madrid sarà la difesa NATO per mezzo di una forza mobile, collettiva, interoperabile con gli Stati Uniti e strategicamente autonoma (se necessario), a guida europea, in grado di operare come potente primo soccorritore in un’emergenza in Europa e dintorni e attraverso aria, mare, terra, cyber, spazio e informazioni.

Cosa cambia per l’Italia

Importantissimo per il nostro Paese che nel documento, seppur marginalmente, sia stato confermato che le crisi in Medio Oriente e in Africa avranno un impatto sulla sicurezza di tutta l’Alleanza e che il terrorismo è considerato come una delle maggiori minacce per tutta la NATO. La speranza è che questa non sia una dichiarazione fine a sé stessa, perché il “fronte” Mediterraneo può potenzialmente essere una minaccia consistente – e vedrebbe l’Italia in prima linea.

Le Forza Armate italiane (soprattutto l’Esercito), per mantenere gli impegni presi a Madrid, dovranno da subito essere maggiormente pronte all’impegno e dovranno essere messi da subito a disposizione fondi . Per esempio, i poligoni per condurre un addestramento anche dinamico. L’Esercito deve essere preparato: ci vuole un cambio politico davanti a quelle prese di posizione ideologiche che negano la possibilità di fare esercitazioni utili all’addestramento dinamico, ad esempio in zone come la Puglia e la Sardegna. Quanto deciso a Madrid, come visto, richiede una buona aliquota delle forze dei Paesi NATO potenzialmente pronte e capaci di intervenire: per far ciò ci vogliono addestramento, mezzi e fondi adeguati.

L’Italia deve confermare con i fatti di voler fare la sua parte. Di certo vi saranno molti spunti di conversazione per il primo Convegno annuale Difesa del Centro Studi Machiavelli, che si terrà mercoledì 13 luglio a Roma.

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Senior Fellow del Centro Studi Politici e Strategici Machiavelli. Generale di Brigata (aus.) dell'Esercito Italiano, membro del Direttorato della NATO Defence College Foundation. Per anni direttore della Middle East Faculty all'interno del NATO Defence College.