di Nicola De Felice e Pier Luca Toffano

Curioso: quando la scorsa estate la società IRBM di Pomezia sviluppò l’adenovirus per il vaccino “Astra Zeneca” inglese, il Governo italiano fece poco o nulla per assicurarsi un’autonomia vaccinale acquisendo una quota di produzione nazionale. Ad oggi dagli stabilimenti IRBM parte per la Gran Bretagna la componente adenovirale del vaccino. Dubitiamo fortemente che una tale potente leva nel ciclo di produzione non potesse essere impiegata per assicurarsi una importante quota da destinare alla popolazione italiana. Grande promozione governativa invece in questi giorni per il vaccino italiano “ReiThera” seppur ancora in fase 1 di sperimentazione e lontano almeno un anno da un possibile impiego. Una settimana fa l’annuncio sul miracolo ReiThera, indubbiamente prematuro, dato in conferenza stampa allo Spallanzani di Roma, presente il Direttore e numerosi ministri.

Abbiamo l’impressione si sia trattato semplicemente di tirar fuori il classico coniglio dal cappello – o se preferite l’”arma vincente” – in seguito al crescere dell’evidenza di un problema reale e alquanto drammatico: il Governo italiano non ha ancora tutelato il suo popolo con vaccini a sufficienza, non si è dotato di una capacità industriale nazionale. L’Italia ha sì un piano vaccinale nazionale, ma quando lo confrontiamo con altre realtà – Israele per prima – ci rendiamo conto che si tratta di una pianificazione sbagliata, lentissima rispetto all’obiettivo prefissato: vaccinare almeno il 70% degli italiani nel minor tempo possibile. Il piano governativo giallo-fucsia prevede una campagna vaccinale di 18 mesi, quello israeliano solo 2 mesi, con il 20% della popolazione già vaccinata. Il piano italiano è stato costruito sulla base delle forniture a disposizione mentre andava fatto il contrario: prima il piano e poi, in base a questo, l’approvvigionamento.

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Il Governo è ancora in tempo per rimediare? Crediamo di sì, altrimenti staremmo scrivendo solo una banale lamentela. Va costruita, per prima cosa, una capacità industriale nazionale. Ci sono, partendo da esempi diversi in varie nazioni, alcune possibilità: come la Germania che sta costruendo una fabbrica per Biontech e che sarà pronta a febbraio. Un’ulteriore possibilità è quella di operare per uno stabilimento nazionale in cooperazione con l’India, leader mondiale nella produzione di vaccini, in proprio e su licenza. È troppo immaginare un laboratorio multivaccinale operato nello Stabilimento chimico-farmaceutico militare italiano? È nei suoi compiti dare una risposta pronta e sicura alle esigenze delle Forze Armate e della Nazione, fornendo servizi nel settore sanitario e producendo medicinali e presidi di carattere etico e di interesse strategico, secondo criteri di qualità, efficienza ed efficacia. In questo caso da avviare in tempi rapidissimi con il supporto delle competenze industriali e progettuali farmaceutiche indiane, immaginando l’embrione di un futuro polo industriale farmaceutico, magari a Taranto dove l’industria indiana è già presente.

Senior Fellow del Centro Studi Machiavelli. Ammiraglio di divisione (ris.), già comandante di cacciatorpediniere e fregate, ha svolto importanti incarichi diplomatici, finanziari, tecnici e strategici per gli Stati Maggiori della Difesa e della Marina Militare, sia in Patria sia all’estero, in mare e a terra, perseguendo l'applicazione di capacità tese a rendere efficace la politica di difesa e di sicurezza italiana.

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Laureato in Economia Aziendale, ha lavorato presso imprese multinazionali francesi ed americane nel settore dei servizi. Oggi insegna Diritto ed Economia Politica presso le scuole statali superiori.