di Nicola De Felice

Dopo lo scandaloso comportamento governativo nella vicenda dei 18 pescatori mazaresi in Libia, tenuti in ostaggio dal Generale Haftar in Cirenaica insieme alle loro imbarcazioni per ben 108 giorni senza alcun valido motivo legale, appare oramai evidente la riflessione che porto avanti da anni, e cioè che la prospettiva strategica di sicurezza italiana deve essere ricondotta – volenti o nolenti – al mare.

Da troppo tempo l’Italia ha voltato le spalle al Mediterraneo e ora ne sta pagando le conseguenze: effetti evidenti sono un’ingiustificata sudditanza franco-tedesca, una perdurante scarsa credibilità quale potenza regionale nello scacchiere euro-mediterraneo, una latente difficoltà ad arginare la crescente erosione della sovranità dello Stato da parte di organizzazioni internazionali – anche non governative – una disastrosa politica migratoria, un’evanescente ed infruttuosa politica estera. Governi senza una chiara linea strategica, Ministri irresponsabili ed impauriti della propria ombra, incompetenti ed incapaci ad imporre un sano spirito di servizio e senso dello Stato, vincolati dai numeri del consenso elettorale, hanno portato l’Italia a contare quanto “il due di bastoni quando regna spade” nel gioco delle carte a briscola.

La storia ci insegna che la prosperità, lo sviluppo ed il benessere del popolo italiano sono direttamente proporzionali alla sua capacità di deterrenza e dissuasione nei mari che lo circondano. Le pretese strategiche navali turche, la sfacciataggine algerina e croata mostrata attraverso le dichiarazioni unilaterali che intenderebbero imporre esclusive velleità economiche e commerciali nelle “proprie” ZEE (Zona Economica Esclusiva) tali da lambire le nostre coste, i pescherecci tunisini ed egiziani che vengono a pescare nelle nostre acque territoriali, la Grecia che perfora la nostra piattaforma, l’arroganza di Haftar verso l’Italia e le deboli mosse del Governo italiano durante il sequestro in parola e nelle crisi libica in generale, sono solo le ultime conseguenze di una politica di sicurezza nazionale inesistente. Occorre fissare degli obiettivi strategici, definire una strategia vincente e rimettere mano velocemente alla flotta navale e aerea italiana se vogliamo dare un futuro ai nostri figli.

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Qui non si tratta più di scaramucce diplomatiche o di dispetti tra vicini di casa, qui si tratta di far sopravvivere un’Italia libera e sovrana, un’Italia che ha delle potenzialità infinite in ogni settore. Se un sabino come il grande ammiraglio Pompeo Magno affermava che “Navigare necesse est, vivere non necesse”, ci sarà stato pure un motivo.

Senior Fellow del Centro Studi Machiavelli. Ammiraglio di divisione (ris.), già comandante di cacciatorpediniere e fregate, ha svolto importanti incarichi diplomatici, finanziari, tecnici e strategici per gli Stati Maggiori della Difesa e della Marina Militare, sia in Patria sia all’estero, in mare e a terra, perseguendo l'applicazione di capacità tese a rendere efficace la politica di difesa e di sicurezza italiana.