di Giovanni Giacalone

Il Governo italiano festeggia per la liberazione dei marinai italiani detenuti a Bengasi da 108 giorni; il premier Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Di Maio lasciano Roma nonostante le urgenze dovute alla disastrosa situazione economico-sanitaria da Covid e a tutte le incertezze legate al periodo di Natale per recarsi nella città nordafricana e dar vita a ciò che molti definiscono “un teatrino”.

Conte e Di Maio cercano di presentare la svolta come una vittoria e un “regalo di Natale” e in effetti è vero, è una vittoria di Haftar e un dono natalizio che il leader della Cirenaica fa a Roma. Non potrebbe essere altrimenti e del resto si era capito fin dall’inizio, quando non venne autorizzato il blitz nonostante che operatori italiani fossero già in zona e pronti a intervenire. Le ragioni sono ancora ignote e da ricercare in decisioni prese dagli alti vertici della Marina, come egregiamente illustrato da Fausto Biloslavo.

Una questione che poteva forse essere risolta subito e che è invece stata prolungata per più di 100 giorni; del resto l’Italia ultimamente sembra prediligere la lunga tempistica, come nel caso di Silvia Romano documentato dalla trasmissione “Le Iene” a inizio dicembre.

Bisogna però riconoscere che, almeno questa volta, non si è dovuto assistere a immagini di prigionieri italiani liberati e immortalati con il battle-vest dei turchi, come fu con la Romano. All’epoca il sito islamico “La Luce”, considerato vicino alla Turchia, aveva pubblicato un post con scritto: “Silvia Romano è stata liberata dai servizi segreti turchi, il Mit…nAvrebbe condotto l’operazione in seguito ad una richiesta avanzata alla Turchia dalle autorità italiane”. Vero? Falso? È lecito chiedersi se anche in questo caso da Roma si siano rivolti ad Ankara, anche perché è già emerso come i due servizi di intelligence collaborino attivamente in Libia, come già esposto qualche giorno fa.

Bisogna dire che le forze di Haftar avevano sequestrato anche una nave turca nel medesimo periodo del caso dei pescatori siciliani, con l’unica differenza che l’imbarcazione turca è stata rilasciata dopo soli 5 giorni, in seguito al pagamento di una cauzione. Oltretutto Ankara è anche nemica di Haftar, visto che il GNA di Tripoli è oramai un regime-fantoccio turco.

In sunto, la situazione andava risolta nell’immediatezza, non dopo 108 giorni di detenzione. Bisogna poi capire se è stato pagato un riscatto o se è stato fatto qualche eventuale scambio con Haftar, questione ancora ignota ma sulla quale è fondamentale fare chiarezza. Le passerelle politiche servono veramente a poco quando poi ci si scontra con la realtà dei fatti.

Ricercatore del Centro Studi Politici e Strategici Machiavelli. Laureato in Sociologia (Università di Bologna), Master in “Islamic Studies” (Trinity Saint David University of Wales), specializzazione in “Terrorism and Counter-Terrorism” (International Counter-Terrorism Institute di Herzliya, Israele). È analista senior per il britannico Islamic Theology of Counter Terrorism-ITCT, l’Italian Team for Security, Terroristic Issues and Managing Emergencies (Università Cattolica di Milano) e il Kedisa-Center for International Strategic Analysis. Docente in ambito sicurezza per security manager, forze dell’ordine e corsi post-laurea, è stato coordinatore per l’Italia del progetto europeo Globsec “From criminals to terrorists and back” ed è co-fondatore di Sec-Ter- Security and Terrorism Observation and Analysis Group.