di Stefano Mastrillo

La stampa mainstream è impegnata a far festa per la vittoria di Conte. Il Conte a cui ci riferiamo è Giuseppe, Presidente del Consiglio, che fino ad un anno fa era visto come la personificazione del demonio sulla Terra dalla stampa italiana, ma che ora sembra essere diventato uno statista di caratura mondiale: tutto questo è successo, guarda caso, proprio da quando non si fa accompagnare da un certo Matteo Salvini… più che prevedibile.

L’apice della propaganda mainstream italiana, impegnata più a delegittimare le opposizioni piuttosto che a criticare l’esecutivo giallorosso, un po’ come si fa in Venezuela per intenderci, viene raggiunto ieri mattina quando viene annunciata la vittoria italiana in Europa. Detta così sembra una vittoria attribuibile a un altro Conte… Antonio, allenatore dell’Inter. Peccato che però non si stia parlando di una partita di calcio o di qualsiasi altra competizione sportiva, bensì di un accordo internazionale. Vediamo dati alla mano quest’accordo cosa prevede.

Come ben sappiamo, la crisi economica scaturita dall’emergenza sanitaria legata al Coronavirus non ha lasciato scampo a nessun Paese al mondo; diverse sono state le risposte di politica economica messe in atto dalle maggiori economie mondiali, mentre quella europea, complice la divergenza di vedute all’interno dell’UE, non è stata così immediata. La risposta di politica economica europea è quella di istituire il cosiddetto Recovery Fund, un fondo che si occuperà di stanziare le risorse necessarie per, così si sostiene, far ripartire l’economia europea.

Il Recovery Fund prevede sussidi per 390 miliardi di euro (e non più 500 come previsto inizialmente), da raccogliere (nel corso di tre anni) tramite l’emissione da parte della Commissione europea di titoli di debito comune. A proposito di liquidità, l’accordo sul Recovery Fund prevederebbe per l’Italia 209 miliardi di euro di cui 127 miliardi di prestiti e 68 miliardi (che potrebbero diventare 82) di sussidi, erogati nella migliore delle ipotesi tra il 2021 e il 2024, che dovranno essere rimborsati con aumento di nuove tasse “ecologiche” come ad esempio la plastic e la carbon tax a partire dal 2026.

L’Italia dovrà versare a Bruxelles, a causa dell’aumento del bilancio UE 2021-2027, fra i 50 e i 70 miliardi di euro, pertanto il saldo netto dei contributi ricevuti dall’Italia ammonterebbe, nella migliore delle ipotesi, intorno ai 22 miliardi da spendere in tre anni, ossia 7,3 miliardi di euro: in pratica neanche mezzo punto di PIL. Una cifra decisamente al di sotto delle aspettative, considerando che le stime di crescita economiche parlano di un PIL italiano che farà registrare il -12%.

L’uso di questi sussidi inoltre è legato a condizioni vincolanti quasi quanto il MES: il Governo italiano, per accedere ai fondi, dovrà presentare un piano di riforme su pensioni, giustizia, pubblica amministrazione, istruzione e sanità. Ossia: aumento età pensionabile, tagli alla sanità e ai diritti dei lavoratori. Nulla di nuovo rispetto al copione visto negli anni passati. Il piano dovrà prima essere approvato dalla Commissione Europea e poi dovrà ricevere il via libera, a maggioranza qualificata, dal Consiglio Europeo. Se qualche Paese non sarà soddisfatto di come l’Italia spenda questi soldi, potrà porre il veto e quindi i fondi smetteranno di essere stanziati.

Infine, per non farsi mancare proprio nulla, ecco i rebates, gli sconti di contributo al bilancio europeo riservato ad altri Paesi (Germania in testa) gentilmente pagati dagli altri Paesi. Insomma, l’Italia grazie al Recovery Fund o Recovery MES che dir si voglia, si è di fatto consegnata alla Troika, completando l’assoggettamento italiano ai Paesi stranieri e decretando la morte dello Stato di diritto che prevede, oltre al territorio e alla popolazione come elementi fondanti e fondamentali di uno Stato, anche la sovranità, ormai uccisa da una sinistra italiana sempre più asservita al capitale e alla finanza internazionale. Altro che difendere i lavoratori.

Stefano Mastrillo

Economista e consulente finanziario, laureato in Analisi economica delle istituzioni internazionali (Università Sapienza di Roma).