di Claudia Ruvinetti

In quest’anno che si avvia alla conclusione si celebrano i cento anni dell’Aeronautica militare, un secolo di glorie, primati e sconfitte, vissuti da personalità di spicco che sono rimaste scolpite nella memoria collettiva e nella storia militare del Paese. L’Italia è stata pioniera dell’uso del mezzo aereo, occupando un primo piano nello sviluppo dell’aviazione militare, un’epopea dove a capitoli esaltanti si alternano pagine amare, nelle quali non vengono meno la capacità e l’inventiva dei piloti italiani.

Breve storia dell’arma azzurra

La vocazione al volo si manifestò ben presto in Italia, un po’ un lascito culturale degli studi e degli esperimenti portati avanti da Leonardo da Vinci, un po’ il fatto che l’Italia, essendo un Paese neocostituito, aveva bisogno nei primi del ‘900 di prospettive industriali e militari che fossero al passo con i tempi. Nel 1911 si registra il primo impiego di un mezzo aereo in campo militare: il capitano Carlo Maria Piazza si alzò in volo sull’apparecchio Blériot XI, sul quale compì appunto la prima azione bellica aerea mai registrata. Le esperienze acquisite nella Guerra di Libia portarono, nel 1912, a inquadrare in un’unica formazione dirigibili, aerostati e un battaglione aviatori di nuova costituzione, ritornando al nome originario di Servizio aeronautico.

Dal 1916 furono impiegati velivoli più performanti, come il Nieuport 11, di provenienza francese ma prodotto su licenza italiana, sul quale l’Asso degli Assi, il conte Francesco Baracca ottenne la prima di 34 vittorie. La vicenda del capitano Baracca è una come una quelle meravigliose scatole cinesi, aprendola si scopre che contiene altre storie, egli disegnava un cavallino rampante sulla fusoliera destra del suo aeroplano, in riferimento all’araldica del reggimento in cui si era preparato. Morì durante un combattimento, probabilmente ucciso da un fante nemico a terra. Nel 1923, Enzo Ferrari conobbe la madre dell’aviatore, Paolina Baracca, che gli concesse di usare lo stemma del figlio perché gli avrebbe portato fortuna. E ci sentiamo di dire che questa profezia si è decisamente avverata.

Il 28 marzo 1923 nacque ufficialmente la Regia Aeronautica il cui primo ministro fu Italo Balbo, l’uomo della trasvolata atlantica che fece sognare centinaia di emigrati italiani negli Stati Uniti, dando loro la speranza di poter fare ritorno in patria un giorno a bordo di un aeroplano. In questo periodo la tematica del volo conquistò anche il movimento futurista, con la corrente dell’aeropittura, espressione di dinamismo e movimento, il cui massimo esponente fu Tullio Crali.

Il secondo conflitto mondiale segna un punto di svolta per l’aeronautica militare italiana che i cui preparati piloti e ingegneri cercarono di contrastare il predominio della RAF inglese, che poteva contare sul sostegno dell’immenso apparato statunitense.

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Nella decisiva Prima battaglia di El Alamein, combattuta nel luglio del 1942, i britannici inflissero a Rommel e alle truppe dell’Asse una definitiva battuta d’arresto anche grazie alla netta superiorità aerea: 1.500 velivoli di vario tipo, molti dei quali di produzione americana, contro i circa 500 schierati complessivamente da italiani e tedeschi. Le esigenze della Guerra Fredda consentirono all’Italia – uscita sconfitta dal secondo conflitto mondiale con e con pesanti limitazioni -, di ricostituire un’arma aerea efficiente e competitiva, fino a recuperare il prestigio del passato. Ora ci si chiede cosa ci riserva il futuro, quali sfide attendono l’aviazione militare e come questo esse si collegano alla sicurezza della Nazione e al sistema Paese.

Nuovi scenari

Durante il secondo convegno in tema Difesa del centro studi Machiavelli, tenutosi recentemente a Roma, i relatori hanno toccato diversi temi, il cui filo conduttore sono le lezioni che la Difesa e la politica italiana possono trarre dal conflitto russo-ucraino. Il generale Michele Oballa, Capo di stato maggiore del comando logistico dell’Aeronautica ha parlato delle nuove sfide che l’aviazione militare deve affrontare e su che tavoli deve giocare per inserirsi dal protagonista nel panorama Nato e internazionale. Se fino alla guerra fredda i domini degli scontri fra le nazioni erano terra, mare, aria e spazio, come le facce di un cubo, oggi le partite si giocano anche su una quinta dimensione strategica che compenetra le altre: il cyber, le cui minacce sono dei “missili virtuali”, perpetrate nei sistemi informatici più sofisticati, compresi quelli degli aerei.

Le capacità richieste dai piloti saranno sempre maggiori e l’aeronautica italiana si prepara a questo compito diventando un polo di formazione internazionale attraverso le scuole IFTS, centri di addestramento per piloti militari di diverse nazionalità, di cui il primo è stato inaugurato a nella base di Decimomannu (Ca). In queste scuole di formazione, sorte grazie alla collaborazione tra l’Aeronautica e Leonardo, si perfezioneranno i piloti migliori al mondo, con ricadute importanti sul prestigio dell’Arma azzurra stessa e riflessi sulle economie dei territori.

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Laureata in Psicologia, militante politica, coltiva parallelamente la passione per i temi della comunicazione politica, del rapporto fra i sessi e della storia militare.