di Trader

In campagna elettorale, Giorgia Meloni si era presentata promettendo grossi cambi in ambito immigrazione. Alla prima prova, tuttavia, il governo più a destra della storia repubblicana ha subito una battuta d’arresto. Ma ci sono tempi e modi per recuperare.

Il sistema ONG è ben oliato: emergenze artificiali in acque libiche o italiane volte ad aggirare le regole sul contrasto all’immigrazione clandestina; se l’emergenza non c’è, le ONG rimangono in mare fino a crearla; a quel punto il governo cede e concede lo sbarco. Il Ministro Piantedosi, per usare una metafora calcistica adeguata a queste settimane, si è fatto infilare 3 volte prima del gol della bandiera – la Ocean Viking spedita in Francia.

Dati alla mano, il governo gialloverde di qualche anno fa era stato di gran lunga il più efficace. Dopo Salvini, il diluvio. La Lamorgese dei governi Conte II e Draghi non solo ha spalancato le frontiere, ma si è impegnata in decine di micromisure legislative volte ad erodere la differenza tra rifugiato e migrante economico, creando per quest’ultimi opzioni sempre crescenti. L’unico successo, non da poco, della Destra è stato l’aver impedito l’approvazione dello ius soli.

In attesa della partita di ritorno con le ONG, sarebbe ideale che il governo iniziasse a formulare un piano. La Meloni in questi giorni è intervenuta al MED, la conferenza che il Ministero degli Esteri organizza assieme all’ISPI (Istituto per gli Studi della Politica Internazionale). L’esperto d’immigrazione dell’ISPI, Matteo Villa, nega l’esistenza del pull factor (fattore di attrazione) delle ONG.

Alla Farnesina la Meloni ha parlato di un sistema europeo di rimpatri. L’idea, con cautela, non è cattiva. Ci si guardi bene invece da sistemi europei di accoglienza, che significa togliere la possibilità ai governi nazionali di decidere chi entra ed esce dal Paese, trasferendo la competenza a una Commissione Europea sotto l’influenza del mondo delle ONG. La fortuna dell’Italia è che, nonostante il dibattito sia fossilizzato su questa soluzione disastrosa, presentata in maniera disonesta come soluzione dei problemi italiani (invece che perdita di controllo dei confini), buona parte dei partner europei non ci pensi nemmeno ad accettarla.

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La Meloni gode di una maggioranza solida e deve essere ambiziosa:

  • innanzitutto, va demolito l’impianto legislativo volto a creare il ”diritto a migrare”, con i sopracitati micro-interventi, per lo meno dall’approvazione della legge Zampa in poi. Senza un azzeramento di queste leggi, l’attività di governo sarà sempre a rischio di blocco da parte di un tribunale;
  • sempre allo scopo di creare un ambiente legislativo in linea con le preferenze del governo, non si dovrebbe escludere il ritiro da convenzioni internazionali vecchie di 70 anni, che non potevano prevedere un abuso delle emergenze per favorire l’immigrazione illegale;
  • in terzo luogo, bisogna inserire limiti quantitativi e qualitativi all’immigrazione regolare;
  • infine, vanno responsabilizzate le ONG dal punto di vista finanziario e legale per quanto riguardo l’onere dei migranti sbarcati. Il sistema attuale prevede che mantenimento dei migranti ed eventuali problemi di ordine pubblico siano scaricati sulla comunità italiana. Il sistema ONG si arroga presunti meriti morali, con esternalità negative a spese altrui. Con un pizzico di fantasia, ciò deve cambiare.
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