di [molongui_byline]

Nel classico stile liberal-progressista, con il Paese distratto da altri temi, si fanno passare misure su temi culturali altamente impopolari. Fallito il DDL Zan, si va avanti con lo Ius Soli, ribattezzato ”Ius Scholae” secondo la buona pratica di cambiare nome a ciò che è già stato rifiutato senza cambiarne la sostanza.

Non entriamo nel merito della proposta, in quanto l’obiettivo è il solito: demolire (o, per utilizzare un termine in voga in certi ambienti accademici neomarxisti, decostruire) il senso di appartenenza alla nazione e l’identità etnica del popolo, per sostituirla con quella di vuota di ”cittadino del mondo”, che nasce, consuma e muore.

Se la Destra, finora, era riuscita a mobilitare l’opinione pubblica fino a costringere il progetto alla ritirata (spesso in prossimità di elezioni), stavolta i partiti della coalizione sono in rotta totale. Distratta dalla questione ucraina, la Destra è incapace di opporre una narrativa propria a quella dei giornali di orientamento liberal-progressista, i quali ovviamente si guardano bene dal mettere la questione in prima pagina.

Il testo base sullo Ius Scholae è già stato approvato in Commissione Affari costituzionali, dove solamente Lega e Fratelli d’Italia si sono opposti. Forza Italia si è invece schierata a favore. L’iter legislativo è iniziato e i tasselli per un esito positivo sono già tutti in gioco.

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Inutile dire che la Sinistra non si fermerà. Una volta passato lo ”Ius Scholae”, la cittadinanza facile verrà estesa sempre più , ogni volta che l’opinione pubblica è distratta e la Destra è debole come lo è ora. Tra 5-10 anni essere italiani significherà celebrare il Black History Month, probabilmente i due gol di Balotelli alla Germania anni or sono e poi il Pride Month della provinciə italicə dell’impero woke.

La legislatura, partita con tante speranze grazie alla mobilitazione popolare a favore dei cosiddetti ”populisti”, si conclude con la distruzione dei diritti costituzionali e dell’identità del popolo italiano, mentre i distretti industriali italiani chiudono i battenti, dopo confinamenti e strategie verdi, a cui potrebbe presto aggiungersi l’ultimo suicidio insensato della messa al bando delle risorse energetiche di provenienza russa.

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