di Luca Marcolivio

Se c’è una Regione che sta diventando laboratorio per l’educazione gender e per la sessualizzazione precoce è sicuramente il Lazio. La sperimentazione del “mondo nuovo” lgbt, dove ogni individuo è indistinto dagli altri, finanche nella sessualità, avviene sulla pelle dei più piccoli. Sarebbe del tutto controproducente per le lobby consentire l’omogenitorialità, l’utero in affitto o la transizione di genere, senza rendere questi cambiamenti accettabili fin dall’età dell’innocenza. Se il transgenderismo e tutto ciò che ne consegue fossero questioni “da adulti”, la cultura arcobaleno attecchirebbe ben poco, rimanendo confinata a fenomeno di nicchia, come effettivamente è avvenuto fino a pochi anni fa. Essendo, però, l’ideologia gender un prodotto del liberismo all’ultimo stadio, diventa necessario ampliare il mercato dei relativi “prodotti” e “servizi” alla categoria più permeabile alle mode, ai cambiamenti e al consumo: i giovani.

In merito a ciò che accade nel Lazio, verrebbe da dire che tre indizi fanno una prova. E nei tre episodi riscontrati da fine aprile ad oggi, almeno uno porta la firma della Giunta Zingaretti. L’ex segretario del PD è, senza tema di smentita, uno dei governatori più gay friendly in assoluto, insidiato nel primato soltanto dall’emiliano Stefano Bonaccini, a cui si deve, tra le altre cose, l’antesignano regionale del ddl Zan.

Un primo campanello d’allarme era arrivato a fine aprile da Fiumicino. Presso una scuola primaria erano arrivati imballi con 9000 copie di un libro dai contenuti espliciti. I volumi Imago Mundi Collection, distribuiti dalla Fondazione Benetton in occasione del centenario di Gianni Rodari, erano arrivati presso l’istituto per poi essere destinati alle famiglie. Il primo dei genitori che ha preso visione delle immagini oscene contenute nel libro ha dato l’allarme agli altri e, in poco tempo, lo scandalo si è diffuso a macchia d’olio. La Fondazione Benetton è stata costretta a porgere le scuse, affermando di aver inviato i volumi alla scuola per un disguido logistico. Un errore fatale, probabilmente, ma comunque senza precedenti. È significativo, oltretutto, che sia capitato proprio in un momento in cui il dibattito sull’educazione sessuale dei più piccoli e dei relativi abusi è ai suoi massimi storici.

Il Comune di Fiumicino, di fronte alla rivolta delle famiglie, ha preso le distanze dall’episodio, sollevandosi da ogni responsabilità e qualificando l’invio dei libri pornografici come un “errore grave”. Sindaco del comune tirrenico è Esterino Montino, già senatore DS e Ulivo (2001-2008) e presidente ad interim della Regione Lazio (2009-2010) a seguito dello scandalo che costrinse alle dimissioni Piero Marrazzo. In qualità di sindaco, Montino replicò all’arrivo nel suo Comune delle “vele” di una campagna anti-gender di Pro Vita & Famiglia facendo lastricare le strade di strisce pedonali arcobaleno. Moglie di Montino è Monica Cirinnà, quinta colonna del genderismo italiano e prima firmataria della legge sulle unioni civili del 2016.

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Dove c’è una responsabilità conclamata e diretta della Regione Lazio è nell’approvazione delle Strategie di intervento e promozione del benessere dei bambini e degli adolescenti con varianza di genere. A tale decalogo era stato abbinato un corso di aggiornamento rivolto agli insegnanti delle scuole laziali. Una vera e propria macchina da guerra ideologica saltata per un cavillo: l’uso improprio del logo dell’azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini, che ha preso le distanze dall’iniziativa, dichiarando di non esserne stata informata. Un clamoroso passo falso per la Regione, che però non deve fare abbassare la guardia alle famiglie: com’è noto i progetti gender indirizzati alle scuole – ancorché quasi sempre abusivi, in quanto adottati in violazione del consenso informato – hanno una capacità straordinaria di uscire dalla porta ed entrare dalla finestra, venendo a distanza di tempo riciclati o semplicemente ritoccati a seconda delle opportunità.

Il webinar previsto per il prossimo 9 settembre e poi annullato era stato promosso dalla Regione in collaborazione con “Genderlens” e “Agedo”, che raggruppa genitori di bambini e adolescenti con varianza di genere. L’obiettivo era quello di “fornire agli operatori che lavorano in ambito scolastico informazioni che permettano di ottenere un quadro ampio e quanto più chiaro possibile relativo alle problematiche connesse alle tematiche dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere”.

Le linee guida, in realtà, rappresentavano un vero e proprio manifesto programmatico dell’essere umano oltre ogni identità sessuale. Poiché un gran numero di giovani – vi si leggeva – ritiene superato il “binarismo sessuale” e preferiscono abbracciare “delle modalità più fluide di fare esperienza di sé stessi”, la “comunità educante” dovrebbe “rispondere in modo sempre più adeguato e consono alla complessità”. Il documento sciorinava, poi, una sequela di luoghi comuni sulla “varianza di genere” che, effettivamente, combacia con una gran quantità di “difficolta psicologiche”: tali disagi però, affermavano le linee guida, sono dovute essenzialmente a “fattori sociali”, come “lo stigma, la transfobia, i pregiudizi, le discriminazioni”, non certo alla scarsa compatibilità dell’identità di genere con le leggi naturali della biologia e della psicologia.

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Il mastodontico progetto della Regione Lazio è stato fermato a seguito di un’interrogazione urgente depositata all’assemblea regionale dai consiglieri leghisti Fabrizio Santori e Monica Picca. Sia le linee guida sia il corso, denunciavano Santori e Picca, erano stati elaborati con la sola collaborazione di due associazioni di evidente inclinazione lgbt, senza minimamente coinvolgere i genitori. Era stata così violata la norma del consenso informato. Determinante è stato poi l’intervento del sottosegretario all’Istruzione, Rossano Sasso, che, dopo aver fatto annullare l’iniziativa, ha promesso massima vigilanza, vista l’abbondanza di progetti simili in ogni angolo della penisola.

Un terzo episodio significativo è avvenuto a Serrone, comune di non più di 3000 anime in provincia di Frosinone. Anche in questo caso la violazione del consenso informato è palese. Nell’istituto comprensivo locale, tra aprile e maggio, si è svolto il progetto Dalla parte delle donne, a cura dell’associazione APS “Socialmente Donna”. Obiettivo nominale: formare i bambini e i ragazzi al rispetto dell’altro sesso, insegnando loro a deplorare ogni forma di violenza, in primis contro le donne. Obiettivo reale: aiutare gli studenti a “superare gli stereotipi di genere, trattare il problema dal punto di vista morale, culturale, fisico, psicologico, legislativo”. Il tutto con il supporto di psicologi, di questionari anonimi, di laboratori teatrali sui ruoli maschili e femminili e – dulcis in fondo – di libriccini per l’infanzia dai titolo quantomeno eloquenti: Una bambola per Alberto, Ma le principesse fanno le puzzette, Nei panni di Zaff, Favole della buonanotte per bambine ribelli. Pochissime le informazioni preliminari rivolte alle famiglie, ad eccezione di un webinar, al quale oltretutto avevano preso parte pochissimi genitori. In seguito, la circolare sull’iniziativa sarebbe sparita dal registro elettronico della scuola. L’evento finale si è celebrato lo scorso 21 giugno, alla presenza dei due principali sponsor politici dell’iniziativa: i consiglieri regionali Eleonora Mattia e Mauro Buschini. La prima è relatrice del progetto di legge regionale contro l’omotransfobia, il secondo si è dimesso da presidente del Consiglio Regionale del Lazio a seguito dello scandalo di Concorsopoli. Sia Mattia sia Buschini sono esponenti del Partito Democratico.

Saggista e giornalista professionista, è accreditato alla Sala Stampa della Santa Sede dal 2011. Direttore del webmagazine di informazione religiosa "Cristiani Today", collabora con "La Nuova Bussola Quotidiana" e "Pro Vita & Famiglia". Dal 2011 al 2017 è stato caporedattore dell’edizione italiana di "Zenit".