di Andrea Bandelli

Ad inizio febbraio, quando le trattative tra CNH Industrial (controllata da EXOR) e FAW Jiefang (controllata da FAW Group Corporation a sua volta controllata dallo Stato cinese) per la cessione a quest’ultima di Iveco sembravano aver subito una accelerazione, su queste pagine avevamo sollevato forti perplessità sull’operazione; trattandosi di una azienda che, a nostro avviso, è strategica e di interesse nazionale, in quanto titolare di un importante know-how industriale difficilmente replicabile che comprende i mezzi da lavoro (off highway), i mezzi da trasporto (on highway) ed i mezzi militari utilizzati dalle nostre Forze Armate e dalla Protezione civile.

Vi sono poi tutta una serie di implicazioni che investono la sicurezza nazionale e la capacità del sistema produttivo di rispondere con tempestività alle esigenze legate alla transizione energetica, per la quale Iveco giocherà un ruolo molto rilevante essendo uno dei global player in grado di progettare ed implementare la produzione di mezzi da lavoro e da trasporto equipaggiati da propulsori alimentati da fonti energetiche alternative, come l’idrogeno o total electric. Inoltre, non possiamo non considerare che tra diretto e indotto il fatturato (e quindi il contributo in valore assoluto al PIL) ed il numero di occupati sono ambedue rilevanti, e sarebbero tutt’altro che certi in futuro se si desse corso alla cessione specie ad un diretto concorrente come FAW Jiefang, estremamente strutturato, patrimonializzato ed in grado di realizzare in tempi relativamente brevi trasferimenti di interi stabilimenti produttivi e nel medio termine dell’intera filiera.

Alla luce di tutto questo e delle ulteriori considerazioni riguardanti le scelte strategiche di politica industriale indispensabili per il nostro Paese, nel precedente articolo pubblicato a inizio febbraio avevamo suggerito per Iveco il ricorso all’esercizio da parte del Governo italiano del Golden Power, previsto dal D.L. 15 maggio 2012 n.21 per le aziende dei settori Difesa, sicurezza nazionale, energia, trasporti, telecomunicazioni (e recentemente esteso anche ai settori alimentare, assicurativo, sanitario e finanziario), a tutela di un asset di interesse nazionale.

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In queste ultime settimane, con l’insediamento del nuovo Governo, sia il Presidente del Consiglio Mario Draghi sia soprattutto il Ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti hanno fatto riferimento, con fermezza e determinazione, all’utilizzo del Golden Power per tutelare asset industriali strategici per il Paese come Iveco. Una presa di posizione così netta del Governo, ancor prima che fosse effettivamente esercitato il Golden Power, ha avuto la funzione di moral suasion ed effetti rilevanti sulla trattativa in corso tra CNH e FAW: da quelle che sono le ultime dichiarazioni dei vertici di CNH essa si è definitivamente interrotta e, quindi, Iveco al momento rimane italiana.

Tuttavia non si è interrotto, ma è stato confermato dall’azienda e dunque va avanti, il processo di spin-off del settore “on highway”, per il quale resta ferma la scadenza dichiarata di fine 2022. Su questo è intervenuto il Ministro dello Sviluppo Economico dichiarando: “Accogliamo con favore e valutiamo positivamente la notizia del mancato perfezionamento della trattativa. […] Il MISE è pronto a sedersi al tavolo per mantenere questa produzione in Italia”. Tale dichiarazione potrebbe anche sottintendere la disponibilità del Governo ad effettuare, come da noi suggerito ed auspicato nell’articolo di febbraio, un futuro intervento in equity su Iveco e quindi l’assunzione di una partecipazione qualificata tramite Invitalia, Cassa Depositi e Prestiti o il Fondo Strategico Italiano, così da fornire capitali e certezze e allo stesso tempo sgombrare il campo da ulteriori futuri tentativi di take over da parte di competitors e fondi speculativi.

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Al momento non possiamo che essere soddisfatti dalla notizia della definitiva interruzione delle trattative su Iveco e delle dichiarazioni di Draghi e Giorgetti. Si tratta a nostro avviso di dichiarazioni estremamente rilevanti che rappresentano anche un cambio di visione e strategia complessiva per il nostro Paese, perché confermano la ferma volontà del Governo di tutelare e preservare gli assets industriali strategici, le filiere e le catene del valore che, come abbiamo avuto modo di spiegare in più occasioni affrontando il tema del reshoring (specie nella strutturazione del nostro Piano Straordinario di rimpatrio produttivo e societario 2021/2024), sono l’asse portante dell’intero sistema economico e quindi di interesse nazionale. Essi vanno difesi e sostenuti per agganciare la ripartenza e per riportare nei prossimi due-tre anni redditi e consumi ai livelli pre-covid ed il PIL ad un livello almeno sufficiente a sostenere il debito pubblico.

Per il Centro Studi Machiavelli è responsabile del programma di ricerca su "Reshoring e rilocalizzazione d'impresa". Laureato in Economia (Università degli Studi di Firenze), Dottore Commercialista, Revisore legale e socio fondatore di uno Studio professionale specializzato in consulenza societaria e fiscalità nazionale ed internazionale.