di Marco Malaguti

La giornata del 6 Aprile, durante la quale lavoratori autonomi e ristoratori sono scesi in piazza in svariate città italiane esibendo una minacciosa ma giustificata ostilità nei confronti della politica, sarà ricordata dalla storiografia nazionale come il giorno in cui venne certificata la vittoria del Covid19 sugli apparati dello Stato. I più manifesteranno perplessità di fronte a questa affermazione, ma essa apparirà più giustificata alla luce di due fatti che hanno attirato poca risonanza all’interno dei media.

Il primo fatto è che un uomo pienamente organico all’establishment, l’ex ministro Carlo Calenda, ha dovuto ammettere, di fronte alle proteste, che “il Paese non tiene più”, auspicando da parte del governo un maggior realismo in fatto di riaperture, per le quali una calendarizzazione certa ancora non esiste. Il secondo fatto, cui probabilmente il primo è collegato, è un parere di fonti del Viminale citate da “Repubblica”, che rimarca come “la tensione sociale sta salendo in una progressione geometrica, i nodi stanno venendo al pettine”.

In buona sostanza stanno cominciando i guai seri: quella parte produttiva di Paese costituita dalle partite IVA e più in generale dai non garantiti sta progressivamente esaurendo le scorte; i risparmi di una vita si sono pressoché esauriti e oltre il 45% delle imprese con più di tre dipendenti (per non parlare delle altre) rischia la chiusura. Una catastrofe sociale aggravata dal fatto che non si vede alcuna via d’uscita: i fantomatici ristori, promessi tanto dal governo Conte II che dall’attuale governo Draghi continuano a non arrivare, impantanati nella proverbiale burocrazia di palazzo della nostra repubblica, mentre la campagna vaccinale prosegue a rilento, con l’obbiettivo del raggiungimento di un’alta percentuale di vaccinati che si allontana sempre più verso la fine di giugno, luglio, addirittura agosto. Procrastinazioni che il Paese non può, alla luce delle proteste e dei rapporti di polizia, permettersi, a meno di non scegliere consapevolmente di imboccare la via di scenari economici greci o argentini trincerandosi dietro l’obbiettivo di salvare gli anziani.

La sconfitta dello Stato è essenzialmente questa: forzato dall’esplosiva situazione sociale esso sarà costretto, volente o nolente, alle riaperture, pur con una significativa percentuale di persone ancora a rischio. Perché il covid-19 uccide, ed è bene ricordarlo, ma lo fa anche la fame; tuttavia il ritmo di propagazione del virus non seguirà i desiderata del governo. Qualcosa si è definitivamente rotto se anche il ministro dell’interno Luciana Lamorgese dichiara che “l’evidente disagio delle categorie più colpite dalla crisi merita la doverosa attenzione del governo”, senza contare il fatto che il lockdown di Marzo/Pasqua/Aprile non sembra dare risultati apprezzabili sul piano dei contagi e dei decessi, che non scendono sotto i trecento giornalieri ormai da molti mesi.

L’argomento chiusurista secondo il quale senza chiusure tali numeri, pur già alti, schizzerebbero alle stelle, non sembra più reggere. Partite IVA, ristoratori, albergatori e operatori del turismo sono stati trattati, e spesso definiti, come i soldati al fronte di questa “guerra pandemica”, i cui sacrifici e dolori permettono di proteggere e salvare le vite della popolazione indifesa. Tuttavia, i fasti della vittoria si allontanano, le razioni in trincea sono sempre più scarse e i ristori, specchietto per le allodole esattamente come lo fu la riforma agraria durante la Grande Guerra, emergono sempre più nella loro natura illusoria. Ora siamo agli ammutinamenti, che porteranno presumibilmente ad un oneroso armistizio che costerà ancora contagi e morti. Ma questa è solo una delle battaglie che hanno sancito la completa debacle: la seconda è quella, già accennata, della campagna vaccinale.

L’Italia, unico caso in Europa, non ha infatti proceduto a vaccinare prioritariamente le categorie più a rischio, ma ha piuttosto puntato a mettere prioritariamente in sicurezza i vari gruppi di pressione ed i giganteschi pacchetti di voti sui quali da sempre si poggiano i governi di centrosinistra: insegnanti e mondo della scuola, professori universitari, operatori sanitari (compreso il personale amministrativo), volontariato, ordini professionali, giornalisti etc. Questo ha fatto sì che, mentre categorie di persone non a rischio venivano vaccinate prioritariamente, anziani ed immunodepressi continuassero a morire, con potere e sistema mediatico che accusavano vergognosamente la popolazione di non rispettare le norme di distanziamento e di “spostarsi troppo”; questo quando un recente studio basato sui dati dei dispositivi mobili pubblicato da “El Pais” ha invece rilevato che l’Italia è il Paese europeo che più sta rispettando le disposizioni in materia di restrizioni alla libertà di spostamento, pur senza raccogliere nulla sul fronte dei contagi e delle morti.

E la situazione non accenna a migliorare: il traguardo di mezzo milioni di vaccinati al giorno, previsto inizialmente per il 15 aprile, si è prima spostato alla fine del mese, e poi all’inizio di maggio. Nei giorni delle festività pasquali le inoculazioni sono scese addirittura sotto le centomila al mese, meno di un quinto di quelle che servirebbero per uscire dall’emergenza in estate. L’immunità di gregge è ormai una chimera, tanto che l’asticella è stata abbassata, dall’immunità di gregge nazionale, al più realistico: “Vaccinare gran parte delle categorie a rischio con almeno una dose”, col governo che ormai è conscio che dalle riaperture, una volta che venissero indette, non si potrebbe più tornare indietro, pena l’esplosione sociale del Paese e la distruzione economica dello stesso, con ricadute importanti anche sullo stesso sistema sanitario e sui cosiddetti “garantiti”, finora al riparo dalle conseguenze economiche della pandemia.

Come in ogni sconfitta, prosperano le recriminazioni, i generali si accusano l’un l’altro e, infine, tutti unanimemente accusano le truppe di incompetenza, vigliaccheria, mancanza di fiducia nella vittoria finale. È il prodromo della resa. Un tempo lo avremmo pagato con territori da cedere al nemico, domani lo pagheremo con ulteriori morti di covid-19 e imprenditori sul lastrico.

Marco Malaguti

Si occupa di politica e articolistica culturale e d'opinione da oltre dieci anni. Co-fondatore e animatore del portale di informazione ed approfondimento Progetto Prometeo. Studente di filosofia, si occupa da anni del tema della rivalutazione del nichilismo e della grande filosofia romantica tedesca.