Pronomi gender obbligatori per i tassisti di New York | L.FORMICOLA


I taxi gialli di New York fanno un po’ parte dell’immaginario patinato di una città che è anche, per certi versi, uno status symbol. Capitale com’è del mondo progressista e del politicamente corretto, oggi ha ufficialmente sdoganato la nuova frontiera della “inclusività”. L’Ufficio Inclusione della Taxi & Limousine Commission della città di New York ha, infatti, chiesto ai tassisti di informarsi sul pronome preferito dei clienti, e, nel caso questi non lo avessero, di adottarne uno neutro.

Ad essere coinvolti nella nuova politica sono circa 200.000 tassisti della Grande Mela che, proprio in queste ore, sono stati raggiunti da una mail che recitava più o meno così: “L’uso del pronome preferito del cliente è un modo per mostrare rispetto. Chiedi al passeggero qual è il suo pronome, non presupporlo dal suo aspetto o dal nome che compare dall’applicazione. Presentati e condividi i tuoi pronomi … Se commetti l’errore di usare un pronome che hai supposto, scusati”.

L’iniziativa nasce allo scopo di irrobustire lo “status sociale” di quanti hanno deciso di cambiare sesso, e, contemporaneamente di sottomettere indiscriminatamente i tassisti all’ideologia transgender, annullando qualsiasi tipo di diritto e libertà. Fa tutto parte di un processo rivoluzionario che negli USA ha coinvolto la linguistica negli Stati di Washington e Colorado nel 2014, quando è stato inventato un nuovo pronome neutro: “Ze”.

Era il 2018; il sindaco de Blasio firmava una legislazione che concedeva ai residenti della città tre opzioni di genere sui loro certificati di nascita, tra cui “X” per né maschio né femmina. Nel 2016, la Commissione per i diritti umani della città di New York aveva rilasciato una guida a datori di lavoro, proprietari di aziende e altri professionisti per spiegare l’utilizzo dei pronomi preferiti e che il rifiuto di usare il nome, il pronome o il titolo preferito di un dipendente transgender può costituire una molestia di genere. Lo scopo è ignorare il dato biologico, di natura.

Notizie che assomigliano molto a quella che già nel 2014 coinvolse l’Oberlin College, in Ohio. Quando venne deciso di introdurre nuove regole “obbligatorie” nel dipartimento di atletica per essere sicuri che tutti rispettassero la “sensibilità transessuale”. Il dipartimento per rivolgersi ai transessuali nei documenti ufficiali non avrebbe più potuto usare l’ex termine gender-friendly “FTM” (female-to-male, cioè “da-femmina-a-maschio”), o viceversa (“MTF”). Bensì “studente-atleta che è stato designato maschio alla nascita e sta/non sta sottoponendosi a una terapia ormonale prescritta dal medico in relazione alla sua transizione di genere”.

Ed anche se i sondaggi mostrano che l’ideologia transgender è profondamente impopolare – e addirittura, nel 2017, l’ex presidente Barack Obama dichiarò alla National Public Radio che la sua promozione dell’ideologia transgender aveva reso più facile per Donald Trump vincere la presidenza – guadagna potere. E detta legge persino nei taxi.


Lorenza Formicola, giornalista e saggista, scrive per “Il Giornale” e la “Nuova Bussola Quotidiana”.