TAIETTI| “Primato Nazionale”: Facebook censura il giornale sovranista


Come è noto ai più durante la giornata di giovedì 31 Ottobre la pagina della rivista sovranista “Il Primato Nazionale” è stata “nascosta” dalla piattaforma di Facebook: è cioè diventata impossibile da trovare in automatico sulla propria home e visibile solo a seguito di esplicita ricerca da parte dell’utente. Il risultato è una enorme riduzione della visibilità per la rivista stessa che vanta un numero discreto di followers (circa 90.000) e soprattutto un engagement con la propria comunità che molte grandi testate non raggiungono se non di rado (tutti gli articoli sono molto commentati e condivisi). La motivazione ufficiale è una non precisata “violazione delle norme sullo spam” ma la redazione afferma che si tratti in realtà di una ritorsione di Facebook per alcuni articoli che mettevano in cattiva luce la piattaforma stessa.

Facebook ha quindi deciso in autonomia, senza possibilità di contraddittorio, di zittire una testata regolarmente registrata, con giornalisti professionisti – tra cui il direttore responsabile Adriano Scianca e Francesco Borgonovo – che lavorano anche per altre testate di diffusione nazionale, come “La Verità”. Una rivista che ospita, sia nella propria versione cartacea sia sul proprio sito, personaggi dal profilo intellettuale e accademico di tutto rispetto (Fusaro, Gervasoni, Mori o Meluzzi per fare qualche esempio) e che occupa innegabilmente un ruolo di rilievo nel dibattito politico nazionale perché è, piaccia o non piaccia, una delle pochissime riviste di area sovranista e l’unica che può vantare un’edizione mensile di approfondimento che il lettore può trovare nelle edicole di tutto il paese. Imbarazzante il silenzio dell’Ordine dei Giornalisti e del governo stesso che di fatto accetta che sia Facebook a stabilire non solo cosa si possa dire in Italia, ma anche chi lo possa dire.

Chi finge di non vedere il problema sostenendo che “Facebook è un’azienda privata libera di stabilire le proprie linee guida” è in malafede o non ha idea di cosa sia la democrazia: quando nel 2000 il governo di centrosinistra impose le norme della par condicio, la ratio del legislatore non era certo quella di limitare la libertà delle televisioni private, ma di imporre un minimo di equità al confronto dal momento che il dibattito politico ormai avveniva principalmente sulle televisioni. Ora nulla è diverso, se non che la sinistra si trova stavolta avvantaggiata dallo squilibrio di potere.

Nel corso della giornata, poi, Facebook ha fatto marcia indietro e ripristinato le condizioni normali di visibilità alla pagina, dimostrando come a monte non vi fosse una violazione automatica o l’azione di qualche algoritmo, ma la scelta precisa di qualcuno. Questo ripensamento non sposta di un millimetro l’urgenza per la classe politica, soprattutto per la parte che si definisce “sovranista”, di occuparsi del tema e difendere la democrazia italiana dalla minaccia che un’azienda privata possa decidere da sola le sorti del dibattito pubblico e, soprattutto, chi in esso possa parlare e chi invece vada costretto a tacere.


Guido Taietti si occupa di comunicazione politica, scrive di intelligence e geopolitica sul “Primato Nazionale”; è autore del libro “Trattato sul Sovranismo”.