Standard&Poor, la nota agenzia di rating, all’inizio di febbraio ha rilasciato un documento (African Sovereign Ratings Outlook 2026: Positive Momentum Stabilizing) circa l’attuale situazione economico/finanziaria dell’Africa, analizzata attraverso la tipica lente dell’agenzia di rating stessa.
L’Africa costituisce un inevitabile soggetto di interesse per il nostro Paese sotto numerosi profili e la lettura del rapporto di Standard&Poor sollecita qualche breve riflessione circa la situazione del continente.
Trend finanziario del continente
Il tono del documento di S&P è sostanzialmente positivo ma tale percezione va inquadrata nell’ambito di una situazione complessiva caratterizzata da numerose criticità.
L’Africa, sotto un profilo finanziario, viene inserita tra i cosiddetti Emerging Market che recentemente hanno visto incrementare l’interesse nei loro confronti principalmente in forza della fuoriuscita di capitali dagli Stati Uniti stanti le crescenti perplessità circa le big tech statunitensi. Queste ultime, sull’onda dell’intelligenza artificiale, hanno raccolto somme enormi e guidato la cavalcata del mercato azionario che ha regalato molte soddisfazioni agli investitori; recentemente però sono cresciute le preoccupazioni circa la concentrazione di rischio su pochi grandissimi nominativi e gli operatori hanno cercato di diversificare il rischio puntando principalmente su private assets, quindi attivi non quotati, e su imprese quotate di minori dimensioni.
In questo contesto gli Emerging Market, espressione che accomuna stati assai diversi tra loro, sono risultati più interessanti rispetto al passato; l’Africa ed il Medio Oriente risultano peraltro di limitata rilevanza nell’ambito finanziario basti pensare che all’interno dell’indice MSCI all country World pesano circa l’1,27%
Con specifico riferimento all’Africa, S&P attribuisce un bias positivo alle prospettive di inizio del 2026, sia pure in misura meno marcata rispetto all’inizio del 2025. In dettaglio un miglioramento nelle prospettive di crescita e ad alcune riforme hanno consentito sette upgrade sovrani in Africa, nel 2025, tra i quali va segnalato il rialzo del rating del Marocco a BBB, portando così a quattro il numero di Paesi africani con rating investment grade anche se solo il Marocco ha dimensioni economiche di un qualche rilievo.
In sintesi una crescita relativamente stabile, una inflazione più bassa, prospettiva di prezzi più alti per le materie prime ed un dollaro USA, valuta nel quale è denominato gran parte del debito estero, relativamente debole rendono le prospettive economiche più rosee ed abbassano il costo del debito per gli stati africani.
L’evoluzione finanziaria
Le migliori prospettive finanziarie complessive hanno consentito emissioni di nuovi prestiti, ad esempio all’inizio del 2026 il Benin ha lanciato un bond da 500 milioni di dollari nella forma del sukuk (i bond islamici) mentre 350 milioni sono stati collocati con la riapertura di un titolo in scadenza nel 2038, ottenendo una domanda da 7 miliardi di dollari. Il Camerun ha collocamento di un bond quinquennale da 750 milioni di dollari.
Nel corso del 2025 ha inoltre fatto notizia la conversione, da parte del Kenya, di un prestito, precedentemente denominato in dollari, in yuan. Va notato che l’operazione in oggetto riguardava la Standard Gauge Railway (SGR), linea ferroviaria ad alta velocità che collega la città portuale di Mombasa a Naivasha, passando per la capitale Nairobi, realizzazione finanziata da una banca cinese per 5 miliardi di dollari; in tale operazione si ha un esempio delle modalità operative della Cina in Africa.
Secondo fonti di stampa la rinegoziazione del finanziamento consentirebbe un risparmio di 215 milioni di dollari sul servizio del debito.
La conversione in yuan ha rilanciato illazioni circa la sostituzione del dollaro nel panorama del debito pubblico africano ma la motivazione dell’operazione, alla quale altri stati africani stanno guardando, va più prosaicamente identificata nel tentativo di alleggerire gli interessi sul debito; si consideri infatti che il tasso decennale sullo yuan si pone sotto il 2% mentre quello sul dollaro supera il 4%.
La situazione debitoria
Il quadro finanziario della regione rimane comunque caratterizzato da un elevato indebitamento pari in media, secondo S&P, ad oltre il 60% del PIL, con un andamento assai negativo visto che risulta essere raddoppiato dal 2012. Le cause principali di tale trend sono individuate da S&P in anni di spesa pubblica sistematicamente superiore alle previsioni di bilancio, nella scarsa credibilità e prevedibilità delle politiche economiche e nella vulnerabilità delle economie locali agli shock.
A questo proposito per il solo 2026, S&P stima in 90 miliardi di dollari il debito estero da ripagare da parte degli Stati africani; in termini quantitativi il primo debitore, di gran lunga, è l’Egitto con 27 miliardi, seguito da Angola, Sud Africa e Nigeria.
La situazione è confermata dal più risalente report di Afreximbank secondo il quale il panorama del debito estero dell’Africa ha continuato a evolversi in modo significativo con cambiamenti importanti sia nella dimensione sia nella struttura del debito.
La stima di Afreximbank ipotizza che il debito estero totale dell’Africa supererà i 1,3 trilioni di dollari USA entro il 2025 ed è destinato a crescere gradualmente fino al 2029, seppur a un ritmo più lento rispetto ai forti aumenti registrati tra il 2016 e il 2022.
Il medesimo rapporto sottolinea la concentrazione del debito estero. Con riferimento al 2025 evidenzia come Sudafrica (13,1%), Egitto (12,0%) e Nigeria (8,4%) rappresentino da soli oltre un terzo dello stock di debito estero del continente. Altri importanti debitori includono Marocco (5,9%), Sudan (5,2%), Mozambico (5,4%) e Kenya (4,1%) mentre il rimanente 30% del debito estero del continente è distribuito tra economie più piccole. La concentrazione del debito di per sé stessa amplifica i rischi sistemici; in particolar modo viene sottolineato come una crisi fiscale in uno dei paesi più indebitati potrebbe generare ripercussioni regionali più ampie attraverso il sentiment degli investitori, le interconnessioni commerciali ed i canali finanziari transfrontalieri.
Conclusioni
Complessivamente quindi il documento di S&P ci rappresenta un quadro assai complesso nel quale sono presenti elementi positivi, che indicano una evoluzione della situazione, ai quali si contrappongono agli storici ritardi e fragilità delle realtà africana.
Foto realizzata con Grok
Ricercatore senior del Centro Studi Machiavelli. Laureato in Economia, ha lavorato per oltre venti anni presso una grande banca italiana ed attualmente svolge la propria attività quale direttore generale presso un investitore istituzionale.





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