Alla fine del 2025 un gruppo di dieci banche europee (Banca Sella, CaixaBank, Danske Bank, DekaBank, Ing, Kbc, Raiffeisen Bank International, Seb, UniCredit e Bnp Paribas) hanno costituito un consorzio, denominato Qivalis, per il lancio di una stablecoin legata all’euro.
Nel corso del 2026 altre banche, tra le quali le italiane Intesa Sanpaolo e Bper Banca, per un totale di 37 banche distribuite in 15 Paesi europei, si sono unite al consorzio a dimostrazione dell’interesse che l’iniziativa suscita nel mondo bancario.
Cosa è una stablecoin?
Ma che cosa è una stablecoin ?
Fondamentalmente si tratta di una particolare criptovaluta quindi una valuta virtuale che, secondo la definizione di Banca d’Italia, costituisce una rappresentazione digitale di valore ed è utilizzata come mezzo di scambio o detenuta a scopo di investimento. Le criptovalute più note quali Bitcoin, Ethereum, Cardano ecc. possono essere infatti utilizzare per vari fini, quali pagamenti, operazioni di finanza decentralizzata oppure acquistate per mera speculazione.
Le stablecoin, nell’ambito delle criptovalute, si caratterizzano per due aspetti specifici che sono volti a superare l’estrema volatilità del valore delle criptovalute “classiche”, uno dei punti di loro maggiore debolezza.
La stablecoin infatti è legata ad una specifica valuta con un riferimento fisso (cosidetto peg), ad esempio un coin xy = un dollaro, e per assicurare l’effettività di tale riferimento a fronte di ciascuna unità di stablecoin, la società emittente ha in proprietà titoli per pari importo nella valuta presa a riferimento. Ad esempio il suddetto coin xy legato uno a uno con il dollaro vedrà anche la proprietà, da parte della società emittente, di un titolo in dollari del valore di un dollaro.
Queste caratteristiche consentono alle stablecoin di costituire un mezzo di pagamento al di fuori dei tradizionali canali bancari, allo stesso modo delle criptovalute, assicurando nel contempo il mantenimento del proprio valore; aspetto che risulta di grande interesse per popolazioni che hanno valute fragili, non casualmente i flussi delle stablecoin sono pari ben al 7,7% del PIL in America Latina ed al 6,7% in Africa e Medio Oriente.
Stablecoin in dollari USA
Va sottolineato che non stiamo parlando di fantafinanza, le due principali stablecoin, Tether e Circle, basate rispettivamente in San Salvador e negli USA, presentano un valore di circa 300 miliardi di dollari e costituiscono realtà ormai operative e ben note; peraltro il passato non ha mancato di riservare sorprese come nel caso di Circle che va visto la propria criptovaluta scambiata a 0,87 dollari, anziché per un dollaro, a causa del fatto che parte delle proprie riserve erano presso la Silicon Valley Bank, banca andata in default nel marzo 2023.
Come si può notare i riferimenti alla valuta fiat (la valuta emessa dalle banche centrali) sopra citati, alla quale si lega la stablecoin, afferiscono esclusivamente al dollaro statunitense, ciò in quanto la pressoché totalità delle stablecoin hanno un peg con il dollaro, al punto che si stima che tale valuta copra il 98% di questo mercato.
L’amministrazione statunitense sostiene con forza questo tipo di criptovaluta in quanto vede nelle stablecoin uno strumento per assicurare la supremazia del dollaro come valuta di riferimento internazionale ed una via per incrementare il mercato degli acquirenti dei titoli di stato USA, profilo di tutto rilievo viste le dimensioni finanziarie delle stablecoin statunitensi e l’ingombrante debito pubblico che grava sugli USA. In questo senso il recente Genius Act è la plastica espressione della volontà politica dell’amministrazione statunitense.
Interessante notare che negli USA, alla Federal Reserve è stato proibito dall’Anti-CBDC Surveillance State Act la possibilità di creare una valuta digitale emessa da una banca centrale (CBDC – Central Bank Digital Currency) legata al dollaro.
Stablecoin in Europa
In un quadro come questo si inserisce l’iniziativa Qivalis per una stablecoin europea ?
Attualmente Qivalis è in attesa di ottenere l’autorizzazione quale istituto di moneta elettronica (EMI), sotto la supervisione della banca centrale olandese (De Nederlandsche Bank – DNB), ai sensi del Regolamento (UE) 2023/1114 (MiCAR) che norma la materia delle criptovalute in Europa.
Vi sono ovviamente profili da chiarire tra i quali spicca il tema della gestione delle riserve che garantiranno la stablecoin (si veda il recentissimo paper del think tank Bruegel, A new strategy to contain stablecoin risks in the European Union, a firma di L. Reichlin, B. Sangers e J. Zettelmeyer). A questo proposito va rilevato che il mercato dei titoli emessi dalla Commissione è infatti troppo piccolo, circa 750 miliardi ad oggi, ed è legato a specifiche emissioni quindi inadeguato per lo scopo in oggetto. Si potrebbe quindi ipotizzare un paniere di titoli emessa da diversi stati europei la cui composizione va però predeterminata; nell’ipotesi si realizzasse una stablecoin europea si creerebbe quindi un nuovo acquirente di titoli di Stato e si aprirebbe un tema molto interessante.
Vista la predominanza pressoché assoluta del dollaro si potrebbe pensare che la prospettiva di una stablecoin in euro susciti entusiasmo, in realtà non sembra essere esattamente così.
Il discorso di Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea, tenuto l’8 maggio scorso (Stablecoins and the future of money: separating functions from instruments), esprime infatti una posizione fortemente critica nei confronti delle stablecoin.
Nel proprio discorso la Lagarde, tra gli altri aspetti, si interroga circa due funzioni delle stablecoin.
Circa la funzione monetaria non nega i vantaggi potenziali delle stablecoin, i medesimi che hanno indotto l’amministrazione USA a sostenere vigorosamente le stablecoin in dollari, ma afferma che fanno premio le preoccupazioni circa la stabilità finanziaria, che potrebbe essere compromessa dalla crisi di fiducia in una stablecoin come accaduto nel caso di Circle, e circa il potenziale indebolimento dei canali di trasmissione della politica monetaria, dato che il trasferimento di risorse nelle stablecoin ridurrebbe il ruolo delle banche e quindi l’impatto delle manovre della banca centrale sui tassi.
Il secondo aspetto concerne la tecnologia. Le stablecoin si basano sulla medesima tecnologia delle criptovalute (blockchain e registri distribuiti, DLT Distributed Ledger Technology) che presentano vantaggi considerevoli. La Lagarde riconosce il balzo tecnologico che esse rappresentano e la sostanziale impossibilità di evitarlo ma afferma che tali vantaggi vadano sfruttati non attraverso stablecoin gestite da privati, come si configura Qivalis, bensì a mezzo di una struttura pubblica europea, in concreto l’euro digitale:
“When central bank money is availablenatively on-chain, and when tokenised deposits and MiCAR-compliant euro instruments can operate within the same interoperable environment, market participants will have no reason to rely on a foreign private substitute by default”
ha detto la Lagarde.
Qualche dubbio
Nel leggere i diversi interventi pubblici dei membri della Banca Centrale Europea, ed in particolare il discorso della Lagarde sopra citato, si ha la precisa sensazione di un forte sostegno per l’euro digitale, promosso quale scelta necessaria per la tutela della sovranità europea; sostegno però che parrebbe escludere ogni altra alternativa, nel caso in oggetto la proposta di un consorzio di banche che difficilmente possono essere rappresentate quali intermediari finanziari non vigilati e poco professionali.
Ad avviso di chi scrive si profila un braccio di ferro tra due visioni della gestione della moneta in futuro, scontro che peraltro si è già concretizzato nel processo europeo di approvazione dell’euro digitale con l’opposizione delle banche, preoccupate dalla perdita di depositi e del ruolo nell’ambito dei servizi di pagamento.
Si tratta di un tema apparentemente specialistico ma che, in realtà, può impattare nella vita di tutti i giorni.
La scelta dell’euro digitale, quindi di una valuta digitale emessa da una banca centrale (CBDC – Central bank digital currency), realizzerebbe il sogno di ogni banchiere centrale; si avrebbe infatti la possibilità di controllare strettamente ed in tempi brevissimi la circolazione della moneta che, a quel punto, non sarebbe altro che una contabilizzazione in un sistema informativo.
Ad avviso di chi scrive questo è l’aspetto centrale della valutazione della BCE mentre le altre criticità evidenziate dalla Lagarde possono avere una loro rilevanza ma non paiono così determinati nella scelta, piuttosto risultano funzionali a giustificare il rifiuto di una stablecoin in euro.
Aldilà degli aspetti tecnici va sottolineato che una moneta gestita in tal fatta dalla banca centrale pone un importante tema di libertà personale. In un mondo ove il contante avrà un peso assai minore poter accedere solo ad un sistema pubblico di pagamento rischia di compromettere non solo la privacy ma anche la disponibilità effettiva dei propri mezzi finanziari né le generiche rassicurazioni rilasciate dalla Banca Centrale Europea paiono essere convincenti, tanto più nel caso di una bella crisi finanziaria che, come noto, sarebbe un peccato sprecare.
Ricercatore senior del Centro Studi Machiavelli. Laureato in Economia, ha lavorato per oltre venti anni presso una grande banca italiana ed attualmente svolge la propria attività quale direttore generale presso un investitore istituzionale.




