di Simone Billi

Il 9 febbraio scorso la Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia del Parlamento Europeo ha approvato, dopo averlo persino inasprito, l’ennesimo obbrobrio giuridico della Commissione Europea: l’obbligo per tutti gli immobili residenziali di raggiungere una determinata classe energetica entro il 2030 per ridurre l’impatto ambientale degli edifici.

Questa direttiva prevede che entro il 1° gennaio 2030 tutti gli immobili residenziali raggiungano almeno la classe energetica E; successivamente, dopo altri tre anni, nel 2033, dovrebbero arrivare alla classe D, ed essere ad emissione zero entro il 2050.

La richiesta dell’Europa comporterebbe, dunque, l’obbligo per gli Stati membri di ristrutturazione del patrimonio edilizio; in caso contrario potrebbero essere applicate delle sanzioni ai singoli Stati. Addirittura una delle proposte iniziali prevedeva che fosse impedita la vendita o l’affitto della casa se non fosse stata a norma con l’efficienza energetica. Per ora questa ipotesi sembra fortunatamente tramontata, ma comunque gli immobili che non verranno ristrutturati perderanno di valore.

Il testo di questa direttiva è ancora in fase di trattativa e verrà sottoposto al voto dell’assemblea plenaria tra un mese, il 13 e 16 marzo.

Secondo l’Ufficio Studi Gabetti e Abaco Team oltre il 50% del patrimonio immobiliare italiano ha più di 45 anni ed è potenzialmente da riqualificare. Appena il 3% del campione totale è stato interessato da interventi di ristrutturazione significativi. Solo il 34% degli immobili dispone di un Attestato di Prestazione Energetica. Ecco perché la direttiva si prefigura come una stangata per i contribuenti italiani, sia che affrontino le spese di ristrutturazione e sia che rinuncino per l’onerosità dei costi.

La candidata alla segreteria del Partito Democratico, Elly Schlein si è schierata apertamente a favore della direttiva, a testimonianza ancora una volta di come il PD sia un partito di radical chic, lontano dai bisogni dei lavoratori, dei pensionati e della classe media. Anche il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte ha definito tale proposta europea come una “opportunità” per il nostro Paese. Dimostrando ancora una volta di essere un partito lontano dalle reali necessità degli Italiani, che porta avanti il Reddito di Cittadinanza in modo rozzo e becero, solo per fini elettorali.

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In particolare, è da considerare che l’impatto delle emissioni di CO2 dei Paesi dell’Unione Europea è pari a circa il 6,4% delle emissioni globali. Quello della Cina è del 27%, degli USA 11% e dell’India 6,6%. Gli scienziati ammoniscono che, senza un accordo fra Pechino e Washington, sarà difficile evitare una pericolosa spirale del cambiamento climatico nei prossimi decenni.

Pertanto, una consistente diminuzione di emissioni di CO2 solo in Europa non comporterebbe un sostanziale beneficio per l’impatto ambientale a livello globale, mentre provocherebbe enormi danni al nostro Paese, metterebbe in mezzo ad una strada moltissime famiglie italiane. Le fatture di queste ristrutturazioni a chi le potremmo intestare? Alla Schlein? Al Partito Democratico? Ai 5 Stelle?

Per tutti questi motivi auspichiamo un ripensamento nel Parlamento europeo, per una politica più vicina alle reali necessità ed ai problemi dei popoli europei, sul lavoro, sull’occupazione e sullo sviluppo, senza prese di posizione puramente ideologiche. Senza fondamentalismo ideologico: ogni fondamentalismo nuoce alla causa. Con la gradualità necessaria.

È necessario spingere politiche più green anche in Europa, ma fatte con razionalità e visione per il futuro, nell’interesse dei popoli europei e considerando accordi con i maggiori Paesi inquinanti a livello globale, per avere realistici benefici nell’interesse dell’ambiente.

 

(Foto di Rowan Heuvel su Unsplash)

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Deputato eletto alla Camera nella Circoscrizione Estero - Europa. Capogruppo della Lega nella Commissione Affari Esteri e presidente del Comitato per gli Italiani nel Mondo. Laureato in Ingegneria industriale è dirigente nel settore della proprietà intellettuale.