Accertare i fatti o processare le opinioni? Il fact-checking come discorso politico è il Dossier del Machiavelli n. 1, opera di Daniele Scalea.

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SOMMARIO ESECUTIVO

La narrativa dominante ritiene che ci si trovi oggi nella “politica della post-verità”, in cui la diffusione di false notizie sta agevolando l’ascesa delle Destre populiste. Ciò ha portato ad esaltare il ruolo del cosiddetto “fact-checking” e a misure, sia aziendali sia legislative, atte a istituire strumenti censori e punizioni per le presunte false notizie. Tuttavia, l’idea che ci si trovi oggi in una nuova fase politica, quella della “post-verità”, è opinabile.
Fonte di preoccupazione è invece la prassi osservabile nel fact-checking: lungi dal limitarsi ad accertare fatti conclamati e indisputabili, i medesimi metodi sono applicati per vagliare le opinioni e giudicare se esse siano “vere” o “false”. Il fact-checking si rivela carente dal punto di vista epistemologico e metodologico, rifiutando di dotarsi di criteri scientifici per la selezione dei casi da esaminare e per l’esame stesso. Dietro al presunto accertamento oggettivo dei fatti si nasconde spesso un tentativo di delimitare le opinioni che è legittimo esprimere, delegittimando le altre come “false”. Ciò invita alla massima prudenza nel contrasto alle “fake news”, affinché non diventi censura di parte.

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Dossier 1 - Accertare i fatti o processare le opinioni
Daniele Scalea

Fondatore e Presidente del Centro Studi Machiavelli. Laureato in Scienze storiche (Università degli Studi di Milano) e Dottore di ricerca in Studi politici (Università Sapienza), è docente di "Storia e dottrina del jihadismo" e "Geopolitica del Medio Oriente" all'Università Cusano. Dal 2018 al 2019 è stato Consigliere speciale su immigrazione e terrorismo del Sottosegretario agli Affari Esteri Guglielmo Picchi. Il suo ultimo libro (scritto con Stefano Graziosi) è Trump contro tutti. L'America (e l'Occidente) al bivio.