di Giovanni Giacalone

Una ventina di generali francesi in pensione sottoscrivono un appello contro il dilagare dell’islam radicale nel Paese e il Ministro della Difesa annuncia provvedimenti contro i firmatari. Una situazione assurda che va a sommarsi alla recente incredibile assoluzione dell’assassino della professoressa Sarah Halimi, lanciata dal balcone della propria abitazione dal maliano Kobili Traore nell’aprile del 2017, al grido “Allahu akbar”, in quanto “colpevole” di essere ebrea.

L’iniziativa è stata lanciata da Jean-Pierre Fabre-Bernadac, ufficiale di carriera e direttore del sito “Place Armes”, e da una ventina di generali in pensione, ai quali si sono aggiunti più di un migliaio di altri militari, con appello urgente alla classe politica.

Un appello chiaro, conciso, senza giri di parole e dai contenuti certamente non banali. Elemento chiave è il pericolo della “disintegrazione” del Paese, con l’islamismo e le orde nelle periferie della Francia che portano a separare molte parti della nazione e trasformarle in zone sottoposte a dogmi che sono in contraddizione con la Costituzione. Aspetto inaccettabile in quanto, giustamente, “non deve esistere alcun luogo o distretto in cui le leggi della Repubblica non siano applicabili”.

L’appello prende di mira anche la campagna “antirazzista” portata avanti da alcuni ambienti politici con l’obiettivo di creare odio tra le comunità ed espropriare la nazione della propria identità: “Oggi alcuni parlano di razzismo, indigenismo e teorie decoloniali, ma attraverso questi termini è la guerra di razza che questi odiosi e fanatici sostenitori vogliono. Disprezzano il nostro paese, le sue tradizioni, la sua cultura e vogliono dissolverlo strappando il suo passato e la sua storia”.

Viene poi fatto riferimento anche al paradosso delle forze dell’ordine, utilizzate dai governanti contro la cittadinanza che osa protestare ma a loro volta prese di mira e minacciate da teppisti che saccheggiano i negozi. Doveroso anche l’accenno a Samuel Paty, il professore ucciso e decapitato in un sobborgo di Parigi lo scorso ottobre da un islamista: “Dieci anni fa, chi avrebbe previsto che un giorno un insegnante sarebbe stato decapitato davanti alla sua scuola?”.

I militari chiedono che le leggi già esistenti vengano applicate senza debolezze, come richiesto dalla maggioranza dei cittadini, stufi dei tentennamenti dei politici e del “colpevole silenzio”.

Parole che non sono ovviamente piaciute al governo francese e in particolare al Ministro della Difesa, Florence Parly, che ha subito minacciato sanzioni nei confronti dei firmatari, accusandoli di insubordinazione e putschismo, mentre a fianco dei militari si è schierata Marine Le Pen.

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Il fatto che l’esecutivo abbia minacciato sanzioni non deve sorprendere: del resto, se le periferie sono in quelle condizioni e l’islamismo dilaga, non può che essere colpa di una classe politica inadeguata e priva della volontà di ripristinare ordine e legalità. Attenzione però: quando militari e cittadini iniziano a far sentire la propria voce, la storia insegna che è meglio ascoltarli.

Ricercatore del Centro Studi Politici e Strategici Machiavelli. Laureato in Sociologia (Università di Bologna), Master in “Islamic Studies” (Trinity Saint David University of Wales), specializzazione in “Terrorism and Counter-Terrorism” (International Counter-Terrorism Institute di Herzliya, Israele). È analista senior per il britannico Islamic Theology of Counter Terrorism-ITCT, l’Italian Team for Security, Terroristic Issues and Managing Emergencies (Università Cattolica di Milano) e il Kedisa-Center for International Strategic Analysis. Docente in ambito sicurezza per security manager, forze dell’ordine e corsi post-laurea, è stato coordinatore per l’Italia del progetto europeo Globsec “From criminals to terrorists and back” ed è co-fondatore di Sec-Ter- Security and Terrorism Observation and Analysis Group.