di Mariano D’Adamo

Dopo aver vissuto quattordici anni in Russia mi sono abituato, ad esempio, a bere il cappuccino assieme alla pizza (qui si usa così), ma mi risultano ancora indigesti certi articoli russofobi, spesso prodotti da giornalisti che stimo su testate cui sono abbonato. Da dove nascono tutti questi pregiudizi sulla Russia? Cerchiamo di fare luce sull’argomento individuando i temi principali di questo approccio distruttivo e analizzandoli con obiettività.

Il primo e più classico argomento della stampa ostile è quello che Vladimir Putin non vorrebbe lasciare la poltrona di presidente. Eppure, dal 2008 al 2012 quella poltrona l’ha effettivamente abbandonata e, per noi che abbiamo vissuto in detti anni nel Paese, è ancora vivido il ricordo di come Putin fosse veramente sparito dalla scena e da tutte le copertine dei giornali. Nonostante fosse primo ministro, tutta l’attenzione l’aveva catturata Dmitrij Medvedev. Nel 2012, con il 63,6% delle preferenze, Vladimir Putin è stato rieletto presidente: sommando tutti gli anni dei periodi in cui è stato in carica raggiungiamo la solida cifra di quindici anni. È sicuramente un traguardo importante, ma perché se Angela Merkel resta cancelliera tedesca ininterrottamente per quindici anni è democraticamente accettabile, mentre se lo fa (a intervalli) Vladimir Putin èconsiderato un affronto?

È un dato di fatto che tale persona abbia traghettato la Russia da una condizione di caos assoluto a un’idea di Paese concreta, certamente non conforme al “gusto” europeo ma sicuramente migliore di quella che ha trovato. Nonostante la Russia negli ultimi vent’anni abbia dovuto fronteggiare ben tre crisi economiche, oltre alle durissime sanzioni internazionali , può vantare un tesoretto di riserve monetarie e asset che, secondo l’ufficio ICE di Mosca, arrivano a 564,222 miliardi di dollari. Nel 2020 tale riserva è addirittura aumentata di 10 ,iliardi durante la pandemia Covid. Ricordiamoci che, nel frattempo, il prezzo del petrolio è in picchiata dal 2015…

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La seconda piaga che viene spesso ricordata quando si parla della Russia è quella della corruzione dilagante, assieme alla grande diseguaglianza sociale. Questi aspetti sono indiscutibilmente visibili e presenti nella società ma rappresentano uno sbilanciamento, auspicabilmente temporaneo, del Sistema, che ha cercato, per prima cosa, di mettere in ordine i conti pubblici e l’economia. La corruzione non è però un’esclusiva russa: ne sappiamo qualcosa anche in Italia. Oppure, spostandoci in Europa, rammentiamo lo scandalo tangenti da 1,4 miliardi di euro del colosso tedesco Siemens nonché il recente arresto dell’ex presidente francese Sarkozy per aver corrotto dei magistrati. Sembra quindi che questo modus operandi illegale sia presente in tante società evolute.

La terza, e forse più attuale ragione di risentimento verso la Russia, è la mancanza di libertà di espressione e di stampa. Ma in cosa consistono tali libertà in un Paese tanto polarizzato come la Russia? Chi non ci vive dovrà cercare di usare tutta la propria fantasia per riuscire ad immaginare che cosa voglia dire pluralismo in uno Stato in cui la gente comune, per il futuro, si aspetta solo nuove crisi. Nel pensiero comune la più probabile alternativa allo status quo è costituita dal caos e dalla dissoluzione del Paese, come ai tempi della perestroika. Bisogna quindi comprendere che la grande popolarità di Vladimir Putin sia un fatto assolutamente reale e che gran parte della stampa cerchi convintamente, e non per costrizione, di proteggere lo status quo. Quella minoranza della popolazione che vorrebbe un cambiamento radicale si limita ad organizzare piccole manifestazioni poche volte l’anno. Vivo sulla Prospettiva Nevsky da molti anni e posso garantire che tali manifestazioni sono sempre state ingigantite dalla stampa internazionale.

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Esiste inoltre un risentimento diffuso verso le ingerenze esterne nella politica del Paese, giustificato dalla sua storia passata. Ricordiamoci che dall’estero arrivava l’ideologia di Marx , ripercorriamo gli anni della Guerra Fredda, senza dimenticare le recenti sanzioni internazionali. Analizzando il contesto storico ed economico moderno è possibile capire perché la stampa e i centri di potere reagiscano quasi come un sistema immunitario che, una volta identificato un organismo estraneo, lo isolano ed eliminano per salvaguardare la salute complessiva del sistema. Quanto più si è cercato di isolare la Russia o di influenzarne la politica interna, tanto più si è allenato e rinforzato questo meccanismo. Ciò sembra suggerirci che un eventuale annullamento delle sanzioni economiche internazionali non farebbe che migliorare la predisposizione generale e favorire la nascita di alternative più compatibili con gli ideali europei. È quindi fortemente probabile che qualsiasi elemento di vera discontinuità nascerà come evoluzione interna della classe dirigente, la quale deve poter essere nelle condizioni di lavorare e confrontarsi con il mondo, senza esserne messa in disparte (vedi sospensione della Russia dal G8). Si accusa di poca libertà di espressione ma non si fornisce la possibilità di parlare ai forum internazionali. La discriminazione porta rancore e aumenta le incomprensioni.

Manager con base in Russia. Socio e Direttore Generale di Euronda Russia, è stato Vice-Direttore Generale di LSEG. Laureato in Ingegneria (Università di Trieste) con MBA alla Vlerick Business School e perfezionamento alla Columbia Business School.