di Daniele Scalea

“Inusitato”. “Senza precedenti”. “Un orrore mai avvenuto prima”. Sono alcuni dei termini ricorrenti nei media per descrivere quanto successo a Washington, dove il 6 gennaio alcuni facinorosi pro-Trump hanno assaltato violentemente il Campidoglio. Un’azione gravissima e da condannare, rispetto alla quale il Presidente uscente non è scevro di responsabilità. Ma davvero non era avvenuto mai nulla del genere? Mai era stata violata la “sacralità” dell’edificio che ospita il Congresso? Mai …se si eccettuano tutte le altre volte che è già successo – a opera di estremisti di sinistra. Però stavolta c’entra il presidente. In qualche modo, tuttavia, anche le vicende passate lambiscono le biografie e l’operato d’altri presidenti, stavolta di matrice democratica.

Era l’1 marzo 1954 quando un commando di terroristi portoricani, ispirati dall’ideale indipendentista e da quello comunista, aprirono il fuoco all’interno del Campidoglio ferendo cinque deputati. Tra il 1978 e il 1979 tutti e quattro gli attentatori furono graziati dal presidente democratico Jimmy Carter. Alcuni decenni fa fu pensato un film biografico e celebrativo su Lolita Lebron, comandante del commando: il progetto non si concretizzò, ma a interpretarla avrebbe dovuto essere Eva Longoria, attrice oggi attivista pro-democratica.

Un altro 1 marzo, questa volta del 1971, vide il Campidoglio nuovamente sotto attacco. Una bomba esplose, non provocando vittime ma danni per centinaia di migliaia di dollari. Artefice dell’attentato l’organizzazione comunista Weather Underground, costola violenta dell’organizzazione radicale di sinistra (e fucina di futuri professori universitari…) Students for a Democratic Society. Bill Ayers, uno dei fondatori dei Weathermen, fu implicato in questo ed altri attentati dinamitardi o azioni violente. Ma, provvidenzialmente per lui, nel 1974 uno scandalo colpì l’FBI: aveva usato metodi illeciti per contrastare l’azione di questi terroristi. Il Governo decise allora di abbandonare i capi d’accusa contro Ayers, che poté uscire da una lunga clandestinità. Non finì però nell’anonimato: negli anni ’80 si costruì una carriera accademica che lo portò a diventare professore all’Università (pubblica) dell’Illinois e dirigente dell’AERA (organizzazione professionale dei ricercatori in ambito educativo).

Da tale posizione, nel 1995, Ayers ospitò a casa propria un evento elettorale a favore di un giovane candidato al Senato di nome: Barack Obama. Negli anni seguenti col futuro presidente degli Stati Uniti condivise anche il palco in una manciata di conferenze accademiche (una organizzata da Michelle Obama) e, per 36 mesi, ne fu collega all’interno del direttivo di una fondazione benefica.

Alcuni irriducibili Weathermen, che nel frattempo si facevano chiamare Resistance Conspiracy, colpirono ancora una volta il Campidoglio con un attacco dinamitardo, il 7 novembre 1983. Tra i terroristi responsabili di questa ed altre azioni c’erano anche due donne, Linda Evans e Susan Rosenberg, che furono arrestate e condannate. Quando, il 20 gennaio 2001 (suo ultimo giorno in carica), il presidente democratico Bill Clinton concesse la grazia a ben 140 persone, oltre al fratello e a vari democratici condannati per corruzione e frode decise di perdonare pure le due terroriste comuniste. Anche la Rosenberg riuscì ad approdare nel mondo accademico: per un paio d’anni insegnò al John Jay College, parte dell’Università (pubblica) della Città di New York. A seguito delle polemiche cessò l’attività di docente, malgrado una nuova offerta dal Hamilton College. Oggi l’ex terrorista è dirigente dell’ong Thousand Currents, che si occupa di raccogliere fondi e sostenere altre realtà associative, tra cui Black Lives Matter.

Non sappiamo se la “sacralità” del parlamento si trasferisca dal Campidoglio che lo ospita ai deputati e senatori che lo compongono; ma se così fosse andrebbero citati numerosi altri casi, quelli di rappresentanti repubblicani insultati e molestati per strada da attivisti di sinistra. Il caso più eclatante avvenne nel 2017, quando James Hodgkinson, un volontario nella macchina elettorale del senatore democratico Bernie Sanders, aprì il fuoco contro i parlamentari repubblicani durante una partita di beneficienza, ferendo gravemente il deputato Steve Scalise. Meno tragici, ma comunque significativi, sono altri avvenimenti: come quelli dell’agosto del 2020, quando numerosi estremisti di sinistra si radunarono nei pressi del Congresso Nazionale Repubblicano per minacciare e insultare i partecipanti: tra le vittime anche i parlamentari Rand Paul e Brian Mast. Poche ore prima la democratica Nancy Pelosi, presidente della Camera, aveva definito i repubblicani “nemici interni”.

Negli ultimi anni svariati politici repubblicani hanno dovuto affrontare insulti e minacce, e non mentre tenevano comizi o svolgevano altre attività pubbliche, ma mentre entravano o uscivano da casa o provavano ad avere un pasto in un ristorante. È successo a Mitch McConnell a casa propria, a Steve Bannon in una libreria, a Kirstjen Nielsen e Scott Pruitt in un ristorante. In molte occasioni i politici erano in compagnia della moglie o dei figli. Sarah Sanders, portavoce presidenziale, fu addirittura buttata fuori da un ristorante dal proprietario che aveva in antipatia Trump. Dopo quest’ultimo episodio, l’influente deputata democratica Maxine Waters, lungi dall’invitare alla civiltà, incitò i seguaci a molestare i repubblicani “se li vedete al ristorante, al negozio o dal benzinaio”.

O ci sfugge qualcosa, oppure il moralismo dei progressisti sembra funzionare a corrente alternata.

Fondatore e Presidente del Centro Studi Machiavelli. Laureato in Scienze storiche (Università degli Studi di Milano) e Dottore di ricerca in Studi politici (Università Sapienza), è docente di "Storia e dottrina del jihadismo" e "Geopolitica del Medio Oriente" all'Università Cusano. Dal 2018 al 2019 è stato Consigliere speciale su immigrazione e terrorismo del Sottosegretario agli Affari Esteri Guglielmo Picchi. Il suo ultimo libro (scritto con Stefano Graziosi) è Trump contro tutti. L'America (e l'Occidente) al bivio.