di Davide Lanfranco

Chiunque di noi, non può non provare fastidio e repulsione per il rappresentante del popolo che si rivela, nell’esercizio delle sue funzioni, meschinetto e furbo. Forse più che per il ladro conclamato, soprattutto quando la “ruberia” è consistente finanziariamente (non lo giustifichiamo certo, ma magari comprendiamo che certe cifre potrebbero far “sballare” molte “cape fresche”). La piccola meschineria invece, può essere ancora meno sopportabile, perché sembra pure una per i fondelli verso i cittadini (ricordate Razzi: “Amico mio fatti i c…i tuoi!”).

È capitato pure a me di sentirmi “preso per il naso” quando ho appreso che un paio di “amministratrici locali” delle mie parti (in quanto a meschinità vivaddio la parità di genere è già pienamente acquisita), mentre svolgevano il ruolo di Sindaco ed Assessore, decisero di presentare domanda per partecipare ad un concorso pubblico per un ruolo amministrativo nel loro stesso Comune. Nulla di illegale certo, ma di evidentemente e miseramente inopportuno si.

Giudizio identico, anzi pure più severo, si può esprimere per i cinque deputati (secondo “Repubblica” sono tre della Lega, uno del 5 Stelle ed uno di ItaliaViva) che avrebbero richiesto ed ottenuto dall’INPS il bonus di seicento euro destinato ai titolari di Partita Iva in difficoltà. Pessima scelta, per chi è onorevole e guadagna uno stipendio più che dignitoso.

Ho rivisto però, ancora una volta, la classica colata lavica di insopportabile ipocrisia che, pure in questa occasione, è scesa furiosa dai social networks fino ai giornali ed alle dichiarazioni dei leader politici nazionali.

Per carità, i soggetti in questione sono degli “sciamannati” e bene faranno i movimenti politici di appartenenza ed i loro elettori a valutarne l’effettiva attitudine a ricoprire il ruolo di parlamentari; perché se sei cosi sciagurato da dover richiedere seicento euro allo Stato e non pensare che, visto il tuo ruolo, soprattutto in un periodo di crisi economica, la cosa potrebbe portare a te ed al Parlamento un enorme discredito, meglio che te ne torni al tuo lavoro precedente. Che, però, la triste vicenda diventi uno scandalo nazionale che occupi i titoli di giornali ed il dibattito pubblico, è segno del pessimo livello della situazione che viviamo.

Ho letto di posizioni muscolari da parte di capi e capetti-partito (vedremo se poi seguiranno fatti. Se conosco i miei polli, passata la buriana, finirà tutto a “tarallucci e vino”) che sembra vogliano cacciare dal consesso civile i reprobi o addirittura “esporli a pubblica gogna”. Suvvia, loro sono sciamannati, ma chi ha elaborato e sostenuto il provvedimento del bonus seicento euro non è da meno. Nel decreto di Cura Italia (18/2020) per tutta una serie di soggetti titolari di Partita Iva non venne previsto alcun limite reddituale per poter fare domanda per l’erogazione del bonus. È lecito pensare quindi che non solo i cinque sciamannati ne abbiano approfittato ma anche, e legittimamente, tanti altri “avari” milionari per i quali nessuno si indigna (magari per evitare di individuare l’origine dello scandalo).

Forse il “chiacchiericcio indignato” serve anche ad evitare di parlare di ben altri scandali. Tipo l’ulteriore sforamento del debito pubblico (il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto d’Agosto col quale ha disposto altri 25 miliardi di debito pubblico, che fanno 100 miliardi in pochi mesi) che il cittadino offeso coi fenomeni del bonus non sa, ma che dovrà pagare nei prossimi anni di tasca sua.

Oppure per non parlare dello scandalo di un Comitato Tecnico Scientifico che propose agli inizi di marzo di “non bloccare” per il Covid-19 tutta Italia ma intervenire con le zone rosse solo in Val Seriana (evitando forse la sfilata di carri funebri a Bergamo e l‘affossamento dell’economia nel Paese), mentre un Presidente del Consiglio fece l’opposto ed afferma di non aver letto le raccomandazioni trasmesse.

Davide Lanfranco

Laureato in Sociologia (Università La Sapienza di Roma) con Master in Economia e Finanza degli Intermediari Finanziari (Università LUISS). Da vent’anni lavora per lo Stato Italiano nel settore delle Forze di Polizia.