di Davide Lanfranco

In queste ore sull’italico suolo ci si accapiglia, (ormai è una “carta periodica”, come si è usi dire negli ambienti militari), sui particolari del nuovo DPCM Conte (quello del 13 ottobre, l’ultimo in ordine di tempo). La diatriba, che poi si risolve esclusivamente nelle vignette che girano sui social networks, è incentrata sulle norme che “vieterebbero” incontri in numero superiore a sei persone nelle case private.

Noi italiani abbiamo ballato e cantato allegramente sui balconi a marzo per esorcizzare le immagini dei morti nella Bergamasca, ora la buttiamo a ridere su disposizioni che attingono la sfera della libertà personale (giustificate o meno che siano), ma d’altronde lo sappiamo tutti: siamo italiani ce piace de chiacchierà e de scherzà. In realtà, DPCM alla mano, è vero che sono vietate feste private ma in realtà non vige nessun divieto di ospitare a casa meno di sei parenti o amici. Quella sugli inviti a casa con meno di sei persone è solo una raccomandazione contenuta nella nuova norma e che vale, come tutte le raccomandazioni, zero in termini pratici.

Unico obiettivo che sembra si stia raggiungendo è creare confusione nei cittadini che poco comprendono come si possa distinguere tra una festa privata ed un invito a cena di amici e parenti. Forse però stavolta la confusione è cercata appositamente per spingere i tanti terrorizzati (non certo chi è disonesto e se ne frega di raccomandazioni e pure di divieti) a starsene in casa isolati e quindi limitare i contagi. In questo senso va letta, a meno di un caso di dissonanza cognitiva, la frase del Ministro Speranza che parlando delle modalità di far rispettare il divieto di feste private e degli assembramenti nelle case private, ha detto genericamente “aumenteremo i controlli e ci saranno le segnalazioni”.

Al di là della discutibile scelta comunicativa di un Ministro che inviterebbe in modo implicito alla delazione tra vicini, è chiaro a chiunque che qualsiasi segnalazione (se conosco i miei polli ce ne saranno molte soprattutto anonime) si infrange col fatto una cena con amici e cugini, seppur classificabile come festa privata, è cosa ben diversa da una rave-party in una cantina. Spero perciò che i nostri connazionali leggano bene la norma e mettano da parte la tendenza italica alla vendetta tra condomini, evitando di seguire i consigli di Ministri in versione novelli Mielke. Anche perché, al di là del terrorismo mediatico dei mass media e, purtroppo, delle autorità politico-amministrative, il codice di procedura penale non è ancora stato modificato e, che io sappia, nemmeno i poteri delle forze dell’ordine, i cui operatori per accedere al domicilio privato hanno bisogno o dell’autorizzazione dell’Autorità Giudiziaria o, se di iniziativa, di grazi indizi di reato (non lo è la verifica di una raccomandazione da DPCM). Direi di evitare quindi delazioni “a capocchia” che si concluderebbero con visite di Carabinieri e Poliziotti che sull’uscio della porta imbarazzati ci domanderebbero: quanti siete? Chi vi ha invitato? È una festa di laurea o una cena tra parenti? Comunque mettetevi la mascherina! Magari gli operatori delle forze dell’ordine li lasciamo a contrastare l’operato di ladri, spacciatori di droga e mafiosi che ritengo, malgrado il virus, più pericolosi di chi va a pranzo dagli zii.

Detto questo, c’è invece un aspetto del DPCM del 13 ottobre che è stato poco analizzato ed a me interessa molto.
È ricompreso nell’articolo 11 – Esecuzione e Monitoraggio delle Misure: “…. il Prefetto … assicura l’esecuzione delle misure di cui al presente decreto e si avvale delle Forze di Polizia e ove occorra delle Forze Armate”. A molti non farà grande effetto, ma nel testo di “rito contiano” si dice, nel modo più generico possibile, una cosa a mio avviso degna d’attenzione, ovvero che un Prefetto può utilizzare, se occorre, le Forze Armate (senza distinzione di limiti d’impiego rispetto alle Forze di Polizia) per far rispettare le misure Anti-Covid previste nel DPCM e chiaramente negli altri provvedimenti cui esso rimanda. Sostanzialmente con quella frasetta vengono, di fatto, ampliati e rivisitati ancora una volta i compiti dell’operazione “Strade Sicure” (seppur non venga nominata nel testo) e con essi la necessità di rifinanziamento della stessa.

La prova ulteriore del mio sospetto? Una circolare del 3 ottobre scorso del Capo di Gabinetto del Viminale (organo tecnico del Ministro dell’Interno) Dott. Bruno Frattasi che, invitando i prefetti “ad adottare tutte le iniziative di propria competenza per limitare il rischio del contagio”, ricorda loro che “le attività di controllo potranno essere modulate in relazione a specifici quadranti territoriali e a determinate fasce orarie, in cui risulti maggiore il rischio di assembramenti, con il consueto concorso di operatori delle polizie locali e con l’eventuale ausilio del personale militare appartenente al dispositivo ‘Strade Sicure’, nel quadro del pertinente Piano di Impiego”.

Vi ricordate le immagini delle spiagge di Ventimiglia a Luglio, con i militari del 32° Reggimento di Fanteria della Brigata Taurinense che in mimetica ed armi in pugno passeggiavano tra i bagnanti? Contro quella che sembrava “un’intemerata” ci fu, giustamente, un’alzata di scudi nella politica e sui giornali al punto che lo Stato Maggiore della Difesa disse, con una nota ufficiale, che si trattava di un espediente comunicativo ad uso giornalistico volto a celebrare l’impegno delle Forze Armate nel controllo del territorio, ma che l’operazione Strade Sicure non c’entrava nulla con i controlli Anti-Covid soprattutto sugli arenili d’Italia. Ci credettero in molti perché, effettivamente, parve troppo ardito pensare che militari italiani imbracciando un ARX potessero controllare che pacifici cittadini in costume, dopo mesi di clausura, prendessero la tintarella a più di un metro gli uni dagli altri o che bambini di età superiore a sei anni indossassero la mascherina nel costruire castelli di sabbia. Be’, se ora fosse il mese di Agosto, col combinato disposto del DPCM- 13 Ottobre e la circolare del Dott. Frattasi potremmo vedere quelle scene su molti litorali. Da Strade Sicure a Spiagge Sicure è un attimo. E perché non Stadi Sicuri o Scuole Sicure o Piazze Sicure? In nome del Covid tutto si può (o si potrebbe) mi pare.

Si pongono una serie di domande importanti a questo punto. È saggio e compatibile con i nostri valori prevedere l’ausilio dell’Esercito per far rispettare misure di contenimento sanitario? È giusto snaturare, scusa Covid-19, ancora una volta i compiti delle Forze Armate pur di rifinanziare un operazione “Strade Scure” che dura ormai da dodici anni? Non è mia intenzione seguire dietrologie o ipotesi di dittature sanitarie, ma provvedimenti del genere dovrebbero essere oggetto di profonda ed attenta discussione nelle aule parlamentari o sui media.

Fatico invece a trovarne traccia nei dibattiti pubblici.

 

Davide Lanfranco

Laureato in Sociologia (Università La Sapienza di Roma) con Master in Economia e Finanza degli Intermediari Finanziari (Università LUISS). Da vent’anni lavora per lo Stato Italiano nel settore delle Forze di Polizia.