Il Presidente francese Emmanuel Macron ha criticato la Turchia per aver voluto esacerbare le tensioni regionali nel Mediterraneo, condannando gli accordi con la Libia ed inviando navi della Marina – la Royale – nel Mediterraneo orientale per effettuare delle esercitazioni con navi greche e cipriote. Macron ha promesso al primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis di intensificare le relazioni strategiche con la Grecia ed ha annunciato un nuovo accordo basato sulla cooperazione industriale e militare. La portaelicotteri francese Dixmude ha già attraccato al Pireo per la partecipazione all’esercitazione “Alessandro Magno 2020” con navi da guerra greche e americane nelle acque della Grecia centrale. L’ambasciatrice francese a Cipro, Isabelle Dumont, ha confermato che la portaerei Charles De Gaulle, con a bordo i suoi 28 aerei “Rafale M”, giungerà nel porto di Limassol a fine febbraio.

Ecco come la Francia, in barba ad una condivisa politica di sicurezza UE, utilizza le forze marittime quale strumento della sua politica estera, impiegate per il conseguimento di definiti obiettivi di interesse nazionale. Altrettanto dovrebbe fare l’Italia che ha una flotta di tutto rispetto e tanti interessi da tutelare nel Mediterraneo.

Le forze marittime si spostano in prossimità di un’area di crisi senza violare le norme del diritto internazionale, rimanendo al di fuori delle acque territoriali, non condizionate alle necessità logistiche. In questo modo sono impiegate in un ruolo di diplomazia navale, mostrando la bandiera a tutela degli interessi della Nazione ovvero sostenendo deterrenza e dissuasione, fino ad un appropriato e selettivo uso della forza. Difatti, la capacità di appoggiare le forze dispiegate a terra con supporto di fuoco e sostegno logistico, influendo sulla condotta delle operazioni, è intrinsecamente connessa alla versatilità strategica della nostra Marina.

L’esigenza di imbarcare rapidamente e senza soluzione di continuità i 15 aerei ad appontaggio verticale F-35B STOVL sulla portaerei Cavour rappresenta per la Marina – e di riflesso per l’Italia – non semplicemente l’acquisizione di un nuovo tipo di velivolo, ma l’ammodernamento della capacità strategica della sua unica portaerei che, essendo uno strumento normalmente impiegato nella fase iniziale di un’operazione – ossia quando l’avversario è al massimo delle sue capacità belliche – avrebbe a disposizione aerei con ottime probabilità di sopravvivenza e capacità di attacco, oltre ad essere pienamente integrabili con gli aerei delle nazioni amiche. Considerata l’obsolescenza dell’attuale linea di volo “Sea Harrier” AV8B, è fondamentale l’imbarco dei primi F 35B ai fini del mantenimento della capacità della portaerei, pena la non impiegabilità del Cavour nei contesti operativi in condizioni di minaccia elevata.

Dopo la Brexit, l’UE dispone soltanto della portaerei francese Charles de Gaulle e della nostra portaerei Cavour. Tale disponibilità da parte dell’Italia dà rilevanza militare, diplomatica e politica alla nostra Nazione non solo in ambito europeo, ma anche a livello internazionale. Il binomio “nave Cavour – F 35B” darebbe ulteriore sostanza al potenziale peso dell’Italia nelle missioni internazionali, a giustificazione del mancato raggiungimento del 2% del PIL per le spese militari richiesto dalla NATO. Diventa così fondamentale – vista la situazione nel Mediterraneo e la presenza di navi di varie Marine nelle acque antistanti l’Italia – assicurare la priorità nelle consegne degli F 35B per ‘armare la portaerei’: ciò significa, in buona sostanza, garantire la possibilità all’Italia di poter essere determinante, fin dalla fase iniziale di una crisi, attuando una geopolitica seria a tutela degli obiettivi politici prefissati dal Governo. Dilazionare il conseguimento di tale capacità renderebbe il Cavour di fatto non impiegabile.

Che il Vertice politico – e non altri – decida con imparzialità e coscienza per il meglio della sua geopolitica e nel superiore interesse nazionale, tenendo presente che la portaerei Cavour senza gli F-35B è come un’aquila con le ali tarpate; pena l’ulteriore e drammatico tracollo dell’Italia dal suo rango internazionale, già così evidente.


Nicola De Felice, Ammiraglio di divisione (ris.), è Senior Fellow del Centro Studi Machiavelli.

Nicola De Felice

Senior Fellow del Centro Studi Machiavelli. Ammiraglio di divisione (ris.), già comandante di cacciatorpediniere e fregate, ha svolto importanti incarichi diplomatici, finanziari, tecnici e strategici per gli Stati Maggiori della Difesa e della Marina Militare, sia in Patria sia all’estero, in mare e a terra, perseguendo l'applicazione di capacità tese a rendere efficace la politica di difesa e di sicurezza italiana.