Il negazionismo della Shoah: fenomeno di sinistra? | SCALEA


Ha fatto, giustamente, scalpore la presentazione del rapporto Eurispes Italia2020, secondo il quale in Italia quasi il 16% della popolazione riterrebbe la Shoah un fatto mai accaduto. Il dato è così sorprendente e preoccupante da auspicare che si tratti di un errore di rilevazione compiuto dai sondaggisti. Ma se così non fosse – e l’autorevolezza dell’ente responsabile induce a pensare che non lo sia – ci sono altri elementi di riflessione che ci offre l’Eurispes.

Intuitivamente, ci aspetteremmo che il negazionismo della Shoah sia proprio di correnti politiche di destra. Eppure, il riassunto del rapporto Eurispes ci spiega che la più alta percentuale di coloro che ritengono mai avvenuto lo sterminio degli ebrei europei si riscontra tra gli elettori di centro-sinistra, dove addirittura quasi un quarto sarebbe un negazionista.

La statistica è così sorprendente che va presa con tutte le cautele del caso: accusare un elettore di sinistra su quattro di negare l’Olocausto è pesante. Tuttavia, se almeno un briciolo di aderenza alla realtà c’è nello studio in oggetto, allora si trova confermato l’allarme già lanciato dal Centro Studi Machiavelli meno di un anno e mezzo fa, relativo allo spostarsi dell’antisemitismo verso sinistra, complice anche (ma non solo) il mutamento demografico in corso.

La Destra, e in particolare quella italiana, ha indubbie e gravose responsabilità storiche nella persecuzione degli ebrei. Anche dopo il 1945, astio verso il popolo ebraico e Israele sono sopravvissuti all’interno della Destra italiana, e sicuramente arrivano fino ad oggi, ma ormai relegati a piccole nicchie emarginate. L’evoluzione culturale ha portato a rigettare negazionismo, antisemitismo e antisionismo. Se certe dinamiche fossero confermate, la Destra potrebbe presto trovarsi nell’inedito ruolo di argine all’antisemitismo riemergente a sinistra.


Daniele Scalea è Presidente del Centro Studi Machiavelli.