Come un edificio fatiscente prossimo a sbriciolarsi, di tanto in tanto la maggioranza di governo perde pezzi. La caduta al suolo che fin qui ha fatto più rumore è stata quella, il giorno di Natale, del ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti. L’ex esponente 5Stelle si è dimesso da dicastero e partito, in aperta polemica per le poche risorse che nella manovra, a suo avviso, sono state destinate ad università e ricerca. Del resto Fioramonti era stato chiaro: se non fosse riuscito a far confluire tre miliardi sulla scuola, si sarebbe congedato dal suo ruolo. Detto, fatto. Evviva la coerenza.

Sarebbe però da chiedersi quali investimenti rappresentino la priorità per l’ex ministro. Ritiratosi con le pive nel sacco per quanto riguarda innumerevoli interventi cui la scuola avrebbe bisogno, ad iniziare da nuove assunzioni di personale, adeguamento degli stipendi e messa a punto di strutture spesso malconce, Fioramonti lascia in dote all’università italiana un robusto investimento in favore della cosiddetta ideologia di genere. Il comma 385 del maxiemendamento alla legge di bilancio dispone, infatti, che il “Fondo per il finanziamento ordinario delle università” venga “incrementato di un milione di euro annui a decorrere dall’anno 2020” al fine di “promuovere l’educazione alle differenze di genere quale metodo privilegiato per la realizzazione dei principi di uguaglianza”. Ma di cosa si tratta esattamente? Questi soldi serviranno agli atenei per “inserire nella propria offerta formativa corsi di studi di genere o a potenziare i corsi di studi di genere già esistenti”.

Insomma, non si trova il denaro per far fronte alle reali esigenze della scuola, ma quello per compiacere una certa ideologia sì. La questione può suscitare biasimo, ma non stupire. Quello sul gender nelle scuole è un dibattito che, ormai, va avanti da qualche anno. Stuoli di genitori ed associazioni familiari si battono per contrastare il diffondersi – in scuole superiori, medie e persino in elementari e materne – di corsi finalizzati a normalizzare vari tipi di comportamenti sessuali. Ora, questo investimento in manovra costituisce un nuovo capitolo del dibattito.

Fioramonti non è riuscito a togliere il crocifisso dalle aule, ma idealmente è riuscito ad issare la bandiera arcobaleno.


Federico Cenci, giornalista, scrive, tra gli altri, per “Cultura Identità” e il “Quotidiano del Sud”

Federico Cenci

Giornalista e scrittore, ha lavorato per l’agenzia di stampa cattolica "Zenit" e per "In Terris". Attualmente collabora con varie testate, tra cui "Il Quotidiano del Sud", "Culturaidentità", "International Family News". Per Eclettica Edizioni ha dato alle stampe nel maggio 2020 il libro Berlino Est 2.0 - Appunti tra distopia e realtà.