Tribunale europeo dei brevetti: l’opportunità italiana | BILLI


Tra i grandi paesi industrializzati, gli USA e la Cina hanno un brevetto unico che copre tutto il territorio nazionale. In Europa abbiamo il brevetto europeo, che dopo la concessione diventa un fascio di brevetti nazionali, ciascuno con la propria vita e la cui contraffazione viene valutata dai tribunali di ciascun Paese in modo diverso, giungendo spesso a decisioni contrastanti.

Questa mancanza di uniformità del diritto influenza negativamente la ricerca e lo sviluppo tecnologico nel Vecchio Continente. Già da diversi anni si è cercato di uniformare la normativa europa in materia di brevetti, prima con l’istituzione del suddetto brevetto europeo, ormai ampiamente rodato, e ultimamente con l’accordo per l’istituzione di un tribunale unificato dei brevetti.

Un dettagliato report del 2012, realizzato da FTI Consulting LLP per conto della City of London Law Society, ha stimato tra 569 milioni e 1.968 milioni di sterline per anno le perdite dirette dell’indotto per l’economia inglese, qualora l’unica sede distaccata prevista all’epoca fosse stata collocata al di fuori della Gran Bretagna; oggi sono state previste tre sedi distaccate: Londra, Berlino e Parigi. Alla luce dell’esito del referendum britannico e della conseguente uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, la sezione distaccata di Londra dovrebbe essere spostata in una diversa sede, situata nel territorio di un altro Stato membro. 

In considerazione del fatto che l’Italia è il quarto paese per convalide di brevetti europei concessi, sarebbe opportuno che questa sezione del tribunale, una volta che Londra non sarà più deputata ad accogliere tale sede giurisdizionale, venga assegnata all’Italia, preferibilmente a Milano, dove la macchina organizzativa è già pronta da tempo.


Simone Billi è deputato della Lega per la circoscrizione Estero, membro della Commissione Esteri e segretario della Delegazione all’Assemblea del Consiglio d’Europa