di Emanuele Mastrangelo e Enrico Petrucci

Scozia: se sputi per aria ti ricasca in faccia

Che rendere i sentimenti più importanti dei fatti fosse una cattiva idea di per sé lo diciamo da anni. Ancora peggio se i sentimenti e l’auto-percezione diventano parametro del diritto. È quello che sta succedendo in Scozia con la nuova legge contro l’odio che sta sovraccaricando la polizia: ormai siamo oltre quota 8.000 denunce.

Ma per il fronte wokeista è arrivato anche l’instant karma: a far assaggiare al regime poliziesco scozzese una bella dose della sua stessa medicina sarebbero diversi gruppi di dissidenti che secondo alcuni media farebbero ampio uso della legge per sovraccaricare il sistema, arrivando a denunciare lo stesso premier Humza Yousaf per un suo vecchio discorso del 2020. L’allora segretario alla Giustizia del governo Sturgeon si era lamentato pubblicamente che in Scozia ci fossero troppi bianchi in posti di responsabilità (ma lo stesso Yousaf ammetteva che le minoranze colorate in Scozia all’epoca erano intorno al 4 %). (1) La cosa è stata evidenziata anche dalla BBC in un’intervista a Yousaf. Il quale ha ribattuto che chi critica il suo vecchio intervento è chiaramente un’estremista di destra.

Vista la debacle comunicativa è partito il consueto spin mediatico in cui si prova a spiegare come il focus sull’hate speech online abbia allontanato la legge dal suo spirito originale ovvero combattere l’odio quotidiano nelle strade e sul posto di lavoro (2). Sinceramente, da chi osserva il fenomeno da anni, appare evidente che lo scopo della legge fosse proprio quello di buttare benzina sul fuoco, altrimenti non si spiegherebbe tutto il dibattito intorno agli “hate crime incident fuori dal perimetro giudiziario”.

Il problema semmai è che la legge arriva troppo tardi per gli scopi dei suoi promotori. Ovvero entra in vigore oggi quando i SJW sono in leggera controtendenza, e soprattutto l’area conservatrice (se non i politici almeno i potenziali elettori. Vedi inoltre il caso irlandese, dove buona parte del parlamento si è posto a favore di una legge analoga (3)) inizia a essere consapevole dei pericoli intrinseci di questa legislazione, ed è ben disposta a ritorcerla contro i loro creatori.

Spin in Italia

Anche in Italia assistiamo a un tentativo di raddrizzare uno spin mediatico per le vicende del Careggi, l’ospedale di Firenze dove è attivo un centro per la disforia di genere oggetto di una recente ispezione dopo la richiesta del parlamentare Maurizio Gasparri (FI). Ispezione che sembra aver individuato carenze analoghe a quelle già riscontrate in altri casi come il Tavistock: ovvero che la prescrizione di bloccanti della pubertà sarebbe stata effettuata con valutazioni psicologiche minimali e in assenza di valutazioni neuropsichiatriche. Nulla di nuovo sotto il sole, e intorno al Careggi nuovamente parte lo spin: la triptorelina sarebbe un farmaco salvavita e la sua interruzione potrebbe portare al suicidio del minore disforico. Lo afferma Repubblica e lo rilancia Dagospia (4).

Ma questa è l’architrave della narrazione imposta dal WPATH, la cui “autorevolezza” si è liquefatta come un cremino sul cruscotto di un’auto parcheggiata al sole a ferragosto dopo lo scandalo dei WPATH files. L’associazione, che come scriveva il Guardian e riportavamo nel Bollettino N° 6 (5)

Nonostante il titolo altisonante, il WPATH non è un organismo esclusivamente professionale – una parte significativa dei suoi membri è costituita da attivisti – né rappresenta il punto di vista “mondiale” su come prendersi cura di questo gruppo di persone. Non esiste un accordo globale sulle migliori pratiche.

Anche questa vicenda dunque rischia di diventare una secchiata di letame lanciata contro un ventilatore.

Arte astratta in mezzo alle gambe

E sugli esponenti del WPATH, magari anche con qualifiche e opportunamente titolati, vale la pena segnalare un caso venuto recentemente alle cronache. Una sua esponente propone per superare il binarismo di genere di far ricorso alla chirurgia plastica per inventare di sana piana caratteristiche sessuali, a forma di arte astratta o di fiori. Roba disturbante da film guro giapponese.

Questo il cinguettio su X (6):

“Dobbiamo attenerci alle norme su pene e vagina? Possiamo avere genitali che sembrano fiori o sculture astratte? Possiamo averne di multipli? Possono essere intercambiabili?” -Laura Jacobs, LCSW – Comitato di revisione del WPATH SOC.

Capite bene che a queste persone della salute dei nostri figli non interessa un bel nulla. Quello che gli interessa è solo provare a distruggere la realtà. Però secondo i difensori della “riassegnazione di genere” il WPATH sarebbe quello che detta lo stato dell’arte sulla “scienza medica” in questo settore. Aspettiamo con ansia una laurea in medicina honoris causa a Shin’ya Tsukamoto.

Regno Unito. La marea gender finalmente si ritira?

Nel frattempo nel Regno Unito è stata pubblicata la Cass Review, ovvero una revisione scientifica delle procedure implementate alla clinica Tavistock. Revisione che ha evidenziato ciò che tutti sapevano e plausibilmente porterà a criteri ancora più restrittivi nell’approccio affermativo sulle questioni di genere. Non solo nel Regno Unito hanno già bloccato la prescrizione di bloccanti della pubertà per i minorenni, se non in casi di ricerca, ma dalla Cass Review è emerso che anche la somministrazione di ormoni per i minorenni dovrebbe essere fatta con estrema cautela (7). Vedremo se ora i giornali nostrani daranno spazio alla notizia. Anche perché stavolta persino Stonewall Uk, la no-profit britannica che da anni ha fatto del transgenderismo la sua bandiera, ha dovuto abbozzare e prendere positivamente nota della Cass review (8). E, come sottolinea il giornalista Giovanni Dall’Orto su Facebook, Stonewall Uk è già stata accusata di transfobia per il suo comunicato!

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Tre brevi da Milano. Statua di Montanelli nuovamente imbrattata, di colore viola stavolta, ma il gesto non è stato rivendicato. E la polemica sulla statua di una maternità/allattamento proposta dagli eredi dell’artista Vera Omodeo è stata rifiutata dal comune perché (9):

“La scultura rappresenta valori certamente rispettabili ma non universalmente condivisibili da tutte le cittadine e i cittadini, tali da scoraggiarne l’inserimento nello spazio pubblico”

Nel frattempo anche i dipendenti del consiglio regionale della regione Lombardia (maggioranza di centrodestra) potranno usare la “carriera alias”. Sempre più vicini a situazioni che implementano di fatto una legislazione come quella spagnola (10).

Ridere per non piangere / 1 – Quel suprematista di Verne

Concludiamo con due wokkate che mettono di buon umore. Alla biblioteca della britannica York St John University la collezione Rees-Williams Collection of Children’s Literature introduce nuovi trigger warning per J. M. Barrie, Lewis Carroll e Jules Verne. E già, non solo Alice e Peter Pan, già finiti nei trigger warning di Disney Plus per gli adattamenti disneyani con le solite “rappresentazioni datate”. Adesso tocca anche a Jules Verne, e non basta 20.000 Leghe sotto i mari con un principe indiano che combatte contro l’Inghilterra colonialista. Lo scrittore francese finisce nel tritacarne perché colpevole di narrazione colonialiste ne Il giro del mondo in 80 giorni, narrazioni colonialiste, quindi supremazia bianca (11).

Ridere per non piangere / 2 – Did you just assumed dodo’s gender?!

Nel frattempo a Cambridge provano a “decolonizzare il dodo”, come titola argutamente il Telegraph (12). Ovvero analizzare le collezioni botaniche e zoologiche dell’Università, nonché la storia di queste due branche della biologia, dal punto di vista degli studi post-coloniali, compresa l’eredità dell’impero e dello schiavismo.

E non può mancare ovviamente anche il “gender”. Riferisce ancora il Telegraph che il borsista che si occuperà di questa attività indagherà “la definizione di specie, animali e tipi è legata alle idee di razza, genere e altre variabili identitarie”.

Avremo mica presunto il genere del povero dodo?

 

Per chi non si fida della nostra parola, ecco i link alle wokkate di cui abbiamo parlato in questo bollettino.

  1. The Guardian – Police spammed with complaints by neo-Nazis under new Scottish hate crime law
  2. The Guardian – ‘The purpose is getting lost’: debate obscuring point of Scottish hate law, say campaigners
  3. Machiavelli – Arrivano gli “psicoreati” e l’Irlanda fa da apripista in Europa
  4. Repubblica – Dagospia – “Se bloccano il trattamento per la disforia di genere mia figlia si ammazza”
  5. Machiavelli – Bollettino N°6
  6. X – Genspect – 21 marzo 2024
  7. The Guardian – ‘Children are being used as a football’: Hilary Cass on her review of gender identity services
  8. X – Stonewall Uk – 10 aprile 2024
  9. Cultura Identità – No alla statua che allatta: vergogna woke a Milano
  10. Milano Today – La Regione Lombardia dice sì alle carriere alias
  11. The Telegraph – Peter Pan and Alice in Wonderland given ‘white supremacy’ trigger warnings
  12. The Telegraph – Cambridge to ‘decolonise the dodo’ in taxpayer-backed project

 

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Redattore del blog del Centro Studi Machiavelli "Belfablog", Emanuele Mastrangelo è stato redattore capo di "Storia in Rete" dal 2006. Cartografo storico-militare, è autore di vari libri (con Enrico Petrucci, Iconoclastia. La pazzia contagiosa della cancel culture che sta distruggendo la nostra storia e Wikipedia. L'enciclopedia libera e l'egemonia dell'informazione).

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Saggista e divulgatore, tra le sue pubblicazioni Alessandro Blasetti. Il padre dimenticato del cinema italiano (Idrovolante, 2023). E con Emanuele Mastrangelo Wikipedia. L’Enciclopedia libera e l’egemonia dell’in­formazione (Bietti, 2013) e Iconoclastia. La pazzia contagiosa della cancel culture che sta distruggendo la nostra storia (Eclettica, 2020).