di Ali Reza

La recente crisi missilistica che ha visto protagonisti Islamabad e Teheran, innescata dallo scambio di attacchi missilistici tra il Pakistan e l’Iran, si è conclusa con un percorso di distensione che merita un’analisi approfondita. La crisi, originata da un attacco missilistico iraniano nel Belucistan pakistano il 16 gennaio, e seguita da una risposta pakistana nella provincia iraniana del Sistan Balucistan, ha sollevato preoccupazioni internazionali.

Inizialmente gestita dall’establishment militare pakistano, la situazione ha visto un progressivo coinvolgimento del Ministero degli Esteri di Islamabad, che ha assunto un ruolo più incisivo. Il Ministro degli Esteri pakistano Jilani e il suo omologo iraniano Abdollahian, attraverso tre conversazioni telefoniche, hanno concordato misure per una de-escalation, riaffermando l’impegno per la cooperazione militare e di sicurezza. Questo dialogo ha portato a sviluppi significativi: il ritorno dei rispettivi ambasciatori il 26 gennaio e la visita ad Islamabad del Ministro degli Esteri iraniano Abdollahian il 29 gennaio.

Una riunione del National Security Committee pakistano, presieduta dal Primo Ministro ad interim Kakar, ha ulteriormente sostenuto questi sviluppi. Il comunicato emesso al termine della riunione ha evidenziato l’importanza del superamento dei “minor irritants” attraverso il dialogo e la diplomazia, citando l’esistenza di “molteplici canali di comunicazione tra i due Paesi”.
Nonostante la distensione, restano incerte le dinamiche che hanno portato allo scambio di attacchi missilistici. Fonti vicine all’establishment militare pakistano suggeriscono che l’attacco iraniano abbia mancato il suo obiettivo principale, colpendo invece un edificio utilizzato dai militanti del gruppo salafita “Jaish-Ul-Adl”. Questo attacco ha esposto una “vulnerabilità strategica” del Pakistan e ha messo in discussione la narrazione pakistana riguardo la posizione di “Jaish ul Adl”. Analogamente, la risposta pakistana aveva lo scopo di contraddire la visione iraniana sulla localizzazione dei gruppi terroristici baluci.
Nell’area di confine tra i due paesi esiste una consolidata collaborazione a livello di intelligence che si traduce in scambi di informazioni puntuali e continui. Appare quindi abbastanza improbabile che Teheran e Islamabad abbiano potuto avviare iniziative unilaterali senza un qualche livello di coordinamento con l’utilizzo degli esistenti e rodati canali di comunicazione, spiegando così la rapidità con cui la crisi è stata gestita e il tono moderato dei comunicati successivi.

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In conclusione, la crisi missilistica tra Islamabad e Teheran, sebbene breve, ha messo in luce le complesse dinamiche geopolitiche e di sicurezza nella regione. La risoluzione pacifica dimostra l’efficacia della diplomazia e del dialogo, nonché l’importanza della cooperazione in materia di intelligence nella gestione delle minacce alla sicurezza regionale.

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