di Enrico Petrucci

Sul fronte cancel culture le notizie si susseguono ormai incessanti. Prima la vicenda intorno alla saga di Paperon de’ Paperoni del fumettista Don Rosa, a cui è stato anticipato che alcune sue opere non verranno più ripubblicate a causa delle solite rappresentazioni stereotipate (vicenda complessa che tira in ballo la Disney, anche se in realtà l’azienda del topo non ha confermato, in quanto riguarderebbe un editore intermedio). Poi il turno di Roald Dahl con l’orwelliana operazione di riscrittura. Ovviamente una riscrittura in ottemperanza a tutto il frasario politicamente corretto dell’ideologia woke. Dai fat studies, gli studi sulla grassezza, al togliere termini desueti e offensivi come padre e madre per sostituirli con il più generico (e neutro) genitori. Anche qui un’operazione che vede dietro di sé l’ombra di una delle grandi industrie dell’intrattenimento contemporaneo, Netflix, che ha rilevato la fondazione che gestisce le opere di Roald Dahl dagli eredi.

Un’operazione che stavolta ha fatto sollevare più di un sopracciglio (basti l’articolo di “MicroMega”, estremamente critico sulla vicenda). Ma per chi segue il fenomeno non è certo una novità quella incorsa a Roald Dahl e a Don Rosa. Basti pensare al caso di un altro grande scrittore per l’infanzia, il Dr.Seuss, il creatore del Grinch, di cui, nel 2021, l’editore fece andare alcuni libri fuori catalogo per colpa delle “rappresentazioni datate”. A differenza di allora (il caso del Dr.Seuss si era risolto con un’alzata di spalle) almeno nel caso di Roald Dahl il grande pubblico inizia a interessarsi della vicenda, conscio delle implicazioni.

Ma dal Regno Unito arriva un’altra notizia che testimonia la deriva paranoide dell’ideologia woke e della cancel culture nei confronti dei classici della letteratura. Stavolta è il turno dell’antiterrorismo britannico e del suo indice dei libri a rischio radicalizzazione. Secondo una loro informativa interna leggere Tolkien, Chesterton, Lewis o Orwell mette sulla china dell’estremismo suprematista bianco! Un’operazione serissima, quella di controbattere il radicalismo, che si risolve in farsa.

Ma andiamo con ordine. A finire nell’occhio del ciclone un ambizioso programma dell’Ufficio per la sicurezza e l’antiterrorismo del Ministero dell’Interno britannico denominato Prevent e finito sotto scrutinio. Programma incentrato inizialmente sul radicalismo islamico e concepito come un nuovo dipartimento (denominato RICU, Research, Information and Communications Unit) nato nel 2007 per  “prevenire la radicalizzazione dei potenziali terroristi”.

Negli anni aveva ampliato la sua attività arrivando a monitorare qualunque forma di estremismo vero o percepito. Nazionalisti, brexiteers e ambientalisti (e il RICU era già finito al centro delle polemiche per aver bollato anche gruppi ambientalisti vezzeggiati dai media come organizzazioni estremiste).

Di recente il programma Prevent e il RICU sono stati oggetto di audit, visto il costo non indifferente 49 milioni di sterline speso fino ad oggi, e diversi materiali del programma di anti-radicalizzazione sono stati divulgati. Tra questi la lista dei libri che secondo gli specialisti possono portare il lettore a radicalizzarsi e diventare un “suprematista bianco”: G.K. Chesterton, Aldous Huxley, J.R.R. Tolkien, Joseph Conrad, C.S. Lewis e George Orwell!

La lista delle opere da attenzionare per capire se il suddito britannico sotto esame mostri simpatie per la destra estremista e possa diventare radicalizzato si completa anche con film e serie televisive. Tra i film chiave per i suprematisti e nazionalisti bianchi, scopriamo classici del cinema di guerra britannico, come Il Ponte sul fiume Kwai e Dambusters – I distruttori di dighe.

È evidente l’odio e il pensiero paranoide di una certa intellighenzia woke nei confronti di quelli che sono i propri miti nazional-popolari. Colpire con il marchio dell’infamia quei due film, con i piloti della RAF che si sacrificano per bloccare la macchina da guerra nazista, significa mettere all’indice il proprio retaggio. Una tendenza che il filosofo conservatore Roger Scruton aveva ben delineato nel 2004 nel saggio England and the need of Nations con il termine oikofobia, «il sentito bisogno di denigrare i costumi, la cultura e le istituzioni che sono identificabili come “nostri”».

La notizia di questa lista di libri e film da estremisti è stata lanciata dal periodico “The Spectator”, la cui firma, Douglas Murray, è autore di un testo anch’esso “blacklistato” dal programma dell’antiterrorismo della Corona. Ma Murray, con il consueto humour britannico, ha dichiarato  di sentirsi in ottima compagnia. Quasi onorato dell’attenzione:

In generale, quindi, comincio a sentirmi in buona compagnia. Se le agenzie governative hanno intenzione di compilare liste di libri sospetti, allora sono molto felice di essere condannato insieme a queste brave persone, sia vive che morte.

La notizia è stata presto ripresa anche dal “Daily Mail”, che ha rincarato la dose con un commento dello storico Andrew Roberts, che ha provato a dare alla lista del Prevent Program un’interpretazione antitetica a quella dell’antiterrorismo:

È davvero straordinario. È la lista di lettura di chiunque voglia un’educazione civile, liberale e colta.

Al di là dell’inevitabile humour Murray evidenzia fin da subito il problema della lista associata al programma anti-radicalizzazioni da 49 milioni di sterline. Non si tratta del solito funzionario troppo zelante che, nel fare pesca a strascico sui social, è finito col mettere sullo stesso piano il Mein Kampf con Le cronache di Narnia. Bensì di scelte consapevoli, perché il programma anti-radicalizzazioni ha potuto contare come advisor sui soliti enti del terzo settore. Scrive Murray in merito alle scelte “letterarie e cinematografiche” della lista anti-radicalizzazioni:

In parte è dovuto al fatto che il programma Prevent è stato supportato da gruppi di attivisti di sinistra come Hope not Hate. Questi gruppi ritengono da tempo che la definizione di estrema destra debba comprendere, ad esempio, molte persone che hanno sostenuto la Brexit.

Enti del terzo settore, che al di là delle eventuali opere meritorie di prevenzione, si impegnano per portare avanti agende ben determinate.

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Per il momento la storia del RICU del Prevention Programme sembra si sgonfierà rapidamente, e l’antiterrorismo britannico prenderà altre direzioni. Eppure una lista di libri e film che portano alla radicalizzazione non solo lascia l’amaro in bocca, ma è l’ennesima linea che viene superata. L’ennesima parete a essere abbattuta.

E a pensar male, un fondo del “The Guardian” di tre settimane fa suona ancor più sinistro e distopico alla luce di questa listi di autori “a rischio radicalizzazione”. Si tratta di un apparentemente innocuo pezzo firmato da Rhiannon Lucy Cosslett e intitolato Leggere è prezioso, ed è per questo che ho regalo i miei libri.

Dietro il titolo da “club del libro” / “filosofia della casa sempre in ordine” si legge su come sia giusto sbarazzarsi di libri “compromessi”, per rivolgersi, nel caso di necessità di consultare un vecchio libro, al più ai mercatini (biblioteche non menzionate). Si introducono quindi nel dibattito concetti alquanto pericolosi. Scrive la Cosslet:

La grande purga dei libri è iniziata quando ho deciso di passare in rassegna gli scaffali e scartare tutti i libri che mi imbarazzava vagamente avere in casa, per motivi di qualità, argomento, politica o autore (guardate i vostri scaffali e probabilmente avrete i vostri equivalenti). […] Solo due volte ho avuto bisogno di cercare qualcosa in un libro che avevo buttato via e ho ricomprato una copia di seconda mano a basso costo.

La grande purga e gli autori imbarazzanti, al netto delle altre sfumature dell’articolo (echi buddisti, critica dell’accumulo seriale e del retaggio piccolo borghese) sono chiaramente un primo sintomo di cancel culture. Anche se l’autrice nega, il sottotesto per “quell’imbarazzo per gli autori” è chiaro.

Tra i pochi a sottolineare il pericoloso messaggio tra le righe di questa operazione l’editore e intellettuale Francesco Giubilei che ne ha parlato su “Il Giornale”. Solo per finire presto preso di mira dall’autrice su twitter e da Dagospia, irridendolo del fatto che “non avesse capito il senso dell’articolo del The Guardian”.

Senso ben evidente per chi sapesse leggere tra le righe il “The Guardian”. Il libro firmato da un autore che crea imbarazzo è meglio non averlo in caso. E l’informativa del programma antiterrorismo britannico fornisce un’ottima lista di autori che è meglio evitare. Leggere Orwell o Chesterton potrebbe farvi radicalizzare.

D’altronde sono autori che fanno pensare. Meglio toglierli dalle biblioteche, pubbliche o private che siano. Il mondo di 1984 e Fahrenheit 451 si fa ogni giorno sinistramente più vicino.

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Saggista e divulgatore, tra le sue pubblicazioni Alessandro Blasetti. Il padre dimenticato del cinema italiano (Idrovolante, 2023). E con Emanuele Mastrangelo Wikipedia. L’Enciclopedia libera e l’egemonia dell’in­formazione (Bietti, 2013) e Iconoclastia. La pazzia contagiosa della cancel culture che sta distruggendo la nostra storia (Eclettica, 2020).