di Enrico Petrucci

Alla fine di luglio la Polonia ha firmato un contratto con la Corea del Sud per la fornitura di 48 aerei da combattimento KAI FA-50. Fornitura per cui era in ballo anche il nostrano Leonardo M-346 nella sua variante da caccia.

La notizia è rimasta relegata alla stampa specializzata, nonostante le implicazioni non solo a livello di sistema Italia. Implicazioni anche sul sistema Europa, soprattutto in un periodo in cui si è tornati a parlare di difesa comune ed esercito europeo.

L’acquisto dei caccia sudcoreani da parte della Polonia si inquadra in quella che è la più grande fornitura militare mai realizzata dalla Corea del Sud. Oltre ai 48 velivoli il contratto prevede la fornitura di 980 MBT (main battle tank) di tipo K2 Black Panther e di 648 semoventi K9 Thunder. Di entrambi i mezzi corazzati il primo lotto sarà di produzione coreana; poi verranno prodotti su licenza in Polonia.

Scacco all’Unione Europea

Questo massiccio rafforzamento e ammodernamento delle forze armate polacche si inquadra nella situazione di crisi innescata dalla guerra in Ucraina. Nel momento del bisogno, per un Paese dell’Unione, le forniture militari le realizza una nazione come la Corea del Sud, assolutamente un player globale dal punto di vista industriale e tecnologico, ma allo stesso tempo una nazione con le dimensioni e la popolazione di una media nazione europea. E non particolarmente ricca di risorse naturali (ma con la sua moneta).

La fornitura di sistemi d’arma coreani alla Polonia non dovrebbe rappresentare solo occasione di riflessione per la commessa persa per l’industria italiana. Ma soprattutto sull’Unione Europea e una certa retorica europeista. Quella di una maggiore integrazione tra le varie forze armate nell’ottica di un esercito comune. E quella che solo l’unione delle nazioni europee ci consentirebbe di essere dei player globali.

Il plus coreano secondo i polacchi

Retorica che viene a cadere proprio grazie alle motivazioni fornite tra le righe dal ministro polacco Błaszczak. In merito alla fornitura di caccia FA-50, come per le forniture di mezzi corazzati, non hanno giocato solo le eventuali ricadute occupazionali sul suolo polacco (una delle classiche motivazioni in questo genere di forniture), ma anche il fatto che la filiera produttiva sudcoreana ha risentito meno dei problemi di catene logistiche e forniture rispetto a quella occidentale. I sudcoreani erano gli unici che avrebbero potuto soddisfare entrambe le condizioni, come dichiarato dal ministro Błaszczak: “Altri produttori di attrezzature non sarebbero stati in grado di fornire armamenti di tale qualità con così poco preavviso e con una collaborazione così ampia con l’industria della difesa polacca”.

Leonardo, l’M-346 Master e la Polonia

Certo nel quadro del rafforzamento delle forze armate polacche c’è stato spazio anche per l’industria italiana, sebbene con una commessa inferiore rispetto a quella alla Corea del Sud. I primi di luglio la Polonia aveva ufficializzato con Leonardo un ordine di 32 elicotteri AW-139. E l’aeronautica polacca dispone già di 12 M-346 Master per l’addestramento dei propri piloti, assieme a 4 velivoli in ordine.

M-346 che, nella sua categoria di addestratore avanzato transonico, si può considerare lo stato dell’arte, venendo scelto anche dalle aeronautiche di Israele e Singapore, nazioni molto attente alle proprie forze armate. Dall’addestratore M-346 è stata sviluppata anche una variante da attacco analoga a quella proposta alla Polonia. Al momento l’ordine di questa variante è stato finalizzato dal Turkmenistan; diversi Paesi sono in fase di trattativa avanzata.

L’FA-50, il rivale sudocoreano

Proprio il fatto che la Polonia utilizzasse già gli M-346 faceva ben sperare che Leonardo potesse aggiudicarsi il contratto per il rimpiazzo dei vecchi Sukhoi Su-22 ancora in uso. Alla fine, però, il contratto è andato all’FA-50 sudcoreano, aereo imparentato con il caccia F-16 che l’aeronautica polacca ha già in linea.

L’ FA-50 è un aereo da combattimento leggero derivato dall’addestratore T-50 Golden Eagle. Sebbene nominalmente l’M-346 e il TA-50 appartengono alla stessa categoria di addestratori avanzati, il TA-50 fa storia a sé. È infatti stato sviluppato dalla Korea Aerospace Industries con il supporto della Lockheed-Martin a partire dall’esperienza fatta con la produzione su licenza del caccia F-16 Fighting Falcon. Le stesse Korea Aerospace Industries sono di fatto quasi nate da zero negli anni ’90, come conglomerato dei campioni dell’industria pesante ed elettronica coreana. Passando, con l’aiuto statunitense, nel giro di 5 anni dallo sviluppo di un biposto turboelica a un addestratore come il TA-50.

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Derivando dall’esperienza acquisita con l’F-16 e avendo caratteristiche comuni a livello di progettazione, il TA-50 è più grande e pesante dell’M-346 e, pur essendo un monomotore, è un velivolo supersonico. Così nella variante da combattimento FA-50 è stato possibile installare un cannone da 20 mm integrato nel veicolo, mentre la variante da combattimento dell’M-346 lo può montare solo in un pod esterno. Cannone a parte, il carico bellico per l’FA-50 è di 3.740 kg su 7 punti, di poco superiore a quello dell’M-346 di 3.000 kg. Quindi l’FA-50, pur essendo considerato il derivato di un addestratore avanzato, è più vicino all’F-16 da cui discende.

Il KAI KF-21 Boramae, un F-35 entry level?

Ma tra le motivazioni che hanno spinto la Polonia a optare per il velivolo sudcoreano potrebbe esserci anche il nuovo gioiello dell’aviazione di Seul, il caccia multiruolo e da superiorità aerea KF-21 Boramae. A dichiararlo il già citato ministro Błaszczak: “In generale, stiamo pianificando l’acquisto di altri F-35 o F-15 e stiamo osservando con attenzione i progressi compiuti dai nostri partner sudcoreani nella lavorazione del KF-21 Boramae”.

Il KF-21 Boramae, pur ricordando nelle forme stealth l’F-35, non è considerato a tutti gli effetti un caccia di 5a generazione, in quanto al momento non è previsto un vano interno per le armi (a differenza dell’F-35 e dei caccia di 5a generazione). La presenza dell’armamento sui piloni esterni rende il KF-21 un po’ più visibile rispetto ad analoghi velivoli stealth di 5a generazione. Pure il KF-21 ha effettuato il primo volo nel luglio 2022 e lo sviluppo procede spedito, tanto che potrebbe entrare in servizio già nel 2026. Questo dopo una lunga travagliata fase di definizione, iniziata nel 2001 e conclusa solo a metà degli anni ’10.

Un velivolo come il KF-21 Boramae, pur non essendo alla pari dell’F-35, ben rappresenta la capacità progettuale e industriale sudocoreana. Nel mentre l’Europa si affida integralmente al Lockheed-Martin F-35 e i programmi di cooperazione e sviluppo in essere sono tutti per caccia di sesta generazione: si tratta del progamma anglo-italo-svedese del BAE Systems Tempest, il cui primo volo potrebbe essere previsto nel 2027 e l’entrata in servizio per il 2035; e dell’ancora più remoto programma franco-tedesco Future Combat Air System per cui si prevede un dimostratore nel 2027 e l’entrata in servizio del 2040.

Altri contratti in Europa per le Korea Aerospace Industries?

Per il quasi 5a generazione KF-21 le Korea Aerospace Industries sono già in fase di definizione per un’eventuale fornitura all’Indonesia, mentre l’interesse polacco per ora si limita al passaggio del ministro in conferenza stampa.

Comunque le Korea Aerospace Industries si iniziano a proiettare sul mercato della difesa europea. Nell’ottobre 2021 è stata firmata una lettera d’intenti per una fornitura di FA-50, gli stessi destinati alla Polonia, anche alla Slovacchia. E nel 2018 si era ventilato un possibile “scambio” con la Spagna: l’aeronautica iberica avrebbe ceduto dai 4 ai 6 quadrimotori da trasporto pesante Airbus A400M in cambio di un lotto di addestratori TA-50. Opzione che sembrerebbe essere rimasta a livello di trattative.

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Saggista e divulgatore, collabora con le testate "Storia in Rete", "Dimensione cosmica" e "Antarès". Co-autore con Emanuele Mastrangelo di Wikipedia. L’Enciclopedia libera e l’egemonia dell’in­formazione (Bietti, 2013) e tra i curatori dei collettanei Eroi. Ventidue storie dalla Grande guerra (Idrovolante, 2018) e Terra Benedetta (Idrovolante, 2020).