di Federico D'Addato

La condizione attuale

La frase più utilizzata quando si parla di innovazione, in tutti i campi, in questa Nazione è: “L’Italia è un Paese per vecchi”, nozione che nasconde una verità amara.

Di recente è stato reso noto un altro primato a livello europeo, nei confronti del quale però la reazione non è gioiosa come lo è stata la vittoria della Nazionale di Mancini a Luglio, ma la brutale presa di coscienza di un triste primo posto riguardo i “Neet”, i giovani tra i 16 e i 29 anni che non studiano e non lavorano, cresciuti al 30,7% nel 2021.

Chiamati “bamboccioni”, “choosy“, “viziati” (e in qualche occasione a ragione), la fascia “giovanile” italiana è vittima di un sistema statale che, di fatto, non funziona. La domanda dunque è una: ci si lamenta di esponenti politici che puntano alle prossime elezioni ma non alle prossime generazioni, ma come, in termini concreti, è possibile invertire la tendenza?

Ecco cinque idee e proposte utili per uscire dal pantano.

Riformare la scuola e la formazione professionale

La scuola, insieme alla famiglia e al contesto sociale, è un punto di enorme rilievo per la formazione dell’individuo, ma già da questo è possibile intravedere le prime crepe.

L’inadeguatezza della formazione scolastica nella ricerca di un’occupazione futura è un grande tema. In molti Paesi, ad esempio, hanno adottato test attitudinali frequenti per poter valutare le capacità dello studente e costruirgli attorno un percorso didattico adatto alle sue esigenze e capacità, al contrario di quanto avviene oggi dove il vecchio insegnamento frontale e standardizzato non pone l’accento sulle rispettive caratteristiche, ma punta ad omologare la classe.

Il sistema risulta inefficiente per due ragioni. Le capacità individuali non vengono valorizzate ed espresse, dunque lo studente riterrà opportuno abbandonare l’intero percorso di studi (il fenomeno dell’abbandono scolastico è crescente), con conseguenze in termini psicologici e sociali disastrose. In secondo luogo un’impreparazione generale del singolo a sostenere la pressione inevitabile del mercato del lavoro. Per cui, attraverso valutazioni preventive e sistemi didattici e formativi ad hoc, è possibile contrastare questi due tristi fenomeni e contribuire a creare un capitale umano qualificato e preparato.

Rendere il giovane consapevole della propria importanza nella comunità

L’attivismo sociale nei confronti del proprio Paese è sinonimo di una coscienza civica salda ed utile per la formazione di cittadini consapevoli e non sudditi, come viene richiesto dagli standard della democrazia liberale (al contrario di altri regimi). Per cui: favorire l’ingresso volontario nelle forze armate, nel servizio civile o in altri enti preposti alla formazione professionale e all’inizio di una fase lavorativa, per un servizio di utilità sociale nei confronti della Nazione per 12-18 mesi destinato ai giovani tra i 18 e i 21 anni che non intraprendono una carriera universitaria o lavorativa nelle imprese, generando così reddito e consapevolezza dei propri mezzi.

Tagliare il costo del lavoro

Incentivare l’occupazione giovanile tagliando tasse agli imprenditori che assumono under 35. Il costo del lavoro in Italia è ben oltre la media europea, disoccupazione e lavoro nero vengono resi veri e propri Moloch dalla immensa burocrazia e dal peso delle tasse che il datore di lavoro è costretto a sostenere, per cui si favoriscono circoli viziosi come quelli appena citati per esigenze di sopravvivenza. Lo Stato, parafrasando Reagan, in questo caso diventa il problema e solo attraverso una tassazione che sia vicina alle esigenze del cittadino è possibile demolire sensibilmente disoccupati e forza-lavoro non legale. Il Reddito di Cittadinanza elargito a fasce di età abili a formazione e lavoro è stato, per certi versi, una stagnazione della condizione e, peggio ancora, una giustificazione all’essere inermi da parte di queste individualità.

Incentivi per l’imprenditoria giovanile

Favorire l’impresa giovanile attraverso una tassazione agevolata per i primi anni di attività consentirebbe ai giovani imprenditori di investire con maggiore semplicità e generare ulteriori posti di lavoro e innovare il mercato.

Da spettatore ad attore: il lavoro quotidiano delle istituzioni

Ultima analisi riguarda gli Enti Locali. Il ripristino delle circoscrizioni territoriali nei Comuni riavvicinerebbe moltissime persone, fra cui giovani, disinteressate – e a ragione molto spesso – dalle dinamiche della politica locale, facendoli tornare ad occuparsi del proprio quartiere e ad esserne i primi custodi consapevoli. L’attuazione delle norme in materia del già citato Reddito per occupare i recettori in figure professionali quali “ausiliari del verde pubblico” o iniziare corsi di formazione e webinar che consentano l’integrazione di abilità che rendano il giovane appetibile per il mercato del lavoro e la promozione del servizio civile.

Federico D'Addato

Consulente politico e professionista nel settore marketing, è autore per varie testate online e coordinatore territoriale di "Nazione Futura" a Taranto.