di Angela Musolesi

L’Unione Europea ha vinto nel 2012 il premio Nobel per la pace. Questa la motivazione: “L’Unione europea ha ricevuto il premio Nobel per la pace 2012 per aver contribuito a trasformare la maggior parte dell’Europa da un continente di guerra in un continente di pace. Il comitato del Premio Nobel ha sottolineato il contribuito che per sei decenni l’UE ha dato a favore della pace e riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa”.

Dopo l’annuncio del premio, il presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz dichiarò che “questo Nobel per la Pace è per tutti i cittadini dell’UE. L’Unione ha unito il continente in maniera pacifica e ha riconciliato quelli che erano nemici in passato”. Sottolineando inoltre che l’UE resta fondamentale per la stabilità, la prosperità e la democrazia. Ed è comprensibile. I tre elementi di fondo che sono alla base della cultura europea sono la cultura greca, la civiltà romana, la tradizione cristiana. Tre componenti fondamentali che non possiede nessuna altra potenza al mondo, nessun altro nucleo di civiltà. Soprattutto la componente di civismo che proviene dal Diritto e dal cristianesimo: la dignità della persona umana, l’uguaglianza di tutti gli uomini dinnanzi a Dio, la dignità del lavoro, della ricerca.

Le radici cristiane che sono le sue fondamenta compaiono anche nella bandiera. Peccato che, disattendendo agli auspici di San Giovanni Paolo II e di ogni persona di buon senso, non si sia ritenuto di inserire un accenno a questa parte importante della sua storia nei Trattati istitutivi. Noi potremo affermare il modello di vita europeo di fronte alle nuove centrali di potere, come la Cina, soltanto se riconosciamo i nostri valori, niente affatto utopici: “C’è una «way of life» europea. Da noi non conta solo la collettività, conta l’individuo […]. È questione non solo di reddito e benessere, ma di valori civili e sentimenti che nessun numero e nessuna tabella potrà mai rappresentare”, ha ricordato di recente Draghi. Ricordiamolo.

Il fanatismo di cui sono apportatori alcune etnie che accogliamo in Unione senza porre degli argini ottenebra la mente e rende ottusi, duri di cuore, spesso crudeli. Dobbiamo difendere i nostri popoli e i nostri valori con regole precise e rafforzare l’integrazione politica, fiscale, militare (difesa e sicurezza, compreso l’omogeneizzazione delle funzionalità istituzionali dei Servizi di Intelligence). Poiché si è accelerata la competizione tra aree geopolitiche, dobbiamo ricostruire l’autostima dell’Europa e il rapporto con gli USA. Qui mi fermo, perché queste tematiche esulano dal mio campo di azione attuale. Noto però con piacere che, di recente, economisti francesi e italiani sono tornata a riparlare di Stati Uniti d’Europa (per es. Francesco Saraceno, docente alla Luiss).

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Il testo Progetti federativi europei, che mi ha valso il premio della Presidenza del Consiglio “Donna dell’anno per la cultura in Europa”, l’ho scritto parecchi anni fa. Si tratta di una raccolta organica di documenti che nell’arco di sette secoli hanno ipotizzato forme di unificazione europea, prodotti da coloro che con lungimiranza e fede hanno alimentato questo ideale. Il volume si articola in due parti. Una prima panoramica storico-introduttiva, espositiva del contenuto dei vari progetti federativi europei, dall’epoca dell’Illuminismo al 1985. Per dare al lettore uno sguardo d’insieme. Da allora è stato istituito il Trattato sull’Unione Europea firmato a Maastricht il 7 febbraio 1992, l’Euro, gli Stati membri sono diventati 27, ma le idee esposte in esso sono sempre valide, per cui chi intendesse aggiornarlo, considerato anche che è l’unico libro in cui compare un progetto di Stati Uniti europei redatto da un membro del Senato USA, porterebbe giovamento al rafforzamento dell’idea di Europa unita (si potrebbe chiamare Europa Unita, invece che Stati Uniti d’Europa, nomenclatura che non corrisponderebbe ai fatti, dato il back ground non univoco, e che non piace ai più. O lasciare la denominazione attuale, perché no?).

Torniamo al testo. La seconda parte del volume è dedicata a raccogliere e presentare, con opportuna dosimmetrìa, i vari progetti raccolti nel corso della ricerca, secondo il seguente ordine:

  1. Estratto del progetto di un patto universale di Pierre Du Bois (1601-1650) De Recuperatione Terrae Sancte;
  2. Progetto per una pace perpetua e futura dell’Europa mediante l’Istituzione di una Dieta, di un Parlamento o di Stati Europei, di William Penn (1644-1718);
  3. Progetto dell’abate Ireneo Castel di Saint Pierre per rendere la pace europea più duratura possibile (1658-1748);
  4. J.J. Rousseau, Estratto del progetto di pace perpetua dell’abate di Saint Pierre;
  5. J.J. Rousseau, Giudizio sulla pace perpetua;
  6. C.H. di Saint-Simon (1760-1726), Osservazioni sul progetto dell’abate di Saint Pierre;
  7. C.H. di Saint-Simon, Proposta di una Costituzione Europea;
  8. C.H. di Saint-Simon, Francia e Inghilterra possono salvare l’Europa;
  9. Programma d’Herstenstein del 21 settembre 1946;
  10. Discorso di Fulbright al Congresso americano il 7 aprile 1947;
  11. Estratto dal progetto americano di Albert Guérard per un’Europa unita (Europe Free and United);
  12. Decalogo dell’Unione Europea di Meuccio Ruini;
  13. Discorso di A. De Gasperi dinnanzi all’Assemblea del Consiglio d’Europa a Strasburgo il 10 dicembre 1951;
  14. Discorso di A. De Gasperi dinnanzi all’Assemblea del Consiglio d’Europa il 16 settembre 1952;
  15. Art. 38 CED;
  16. Progetto di trattato per l’istituzione di una Comunità Politica Europea del 10 marzo 1953;
  17. Relazione presentata a nome della Commissione Politica sui problemi dell’unione politica dall’On.le Edoardo Martino, Presidente della Commissione, il 22 marzo 1965;
  18. Progetto di Atto Europeo (Piano Colombo Genscher), presentato da Roma e Bonn il 6 novembre 1981;
  19. Risoluzione approvata dal Parlamento Europeo in merito all’Atto Europeo il 4 ottobre 1982;
  20. Progetto di Trattato che istituisce l’Unione Europea (progetto Spinelli) e relativa risoluzione sullo stesso del Parlamento Europeo il 14 febbraio 1984.
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Quando arriva in fondo al volume il lettore si accorge non solo di aver trovato in ogni progetto idee e elementi preziosi, ma di avere, attraverso l’architettura del libro, trovato disegnato il travaglio e la maturazione dell’idea di Europa unita con i mattoni della storia. Gli antichi vessilliferi dell’idea federativa, che precorrevano il corso dell’orologio della storia, possono essere di valido ausilio per i vessilliferi di oggi. L’Italia in primis ha il dovere di guidare con autorevolezza il percorso evolutivo nelle grandi sfide che l’Unione deve affrontare, anche per difendere la credibilità dei nostri valori morali e la nostra libertà. Motus in fine velocior.

Ex giurista e autrice di monografie scientifiche e di testi di tematica religiosa e sociale, ha ricevuto il premio “Donna dell’anno per la cultura europea”. È membra dell’Ordine al Merito della Repubblica e dal 2020 della Pontificia Accademia Mariana Internazionale. Attualmente è suora laica francescana.