di Giovanni Giacalone

Nelle prime ore di giovedì 6 maggio i reparti speciali della polizia di Rio de Janeiro hanno lanciato un’operazione volta a colpire e sradicare l’organizzazione Comando Vermelho-CV, dedita al narcotraffico e radicata in molte favelas del Brasile tra cui quella carioca di Jacarezinho. Un’operazione cha ha subito scatenato dure reazioni da parte di Amnesty e delle Ong che si occupano di diritti umani, a causa dell’elevato numero di morti, 28, tra cui diversi adolescenti. La polizia è stata accusata di aver “massacrato ragazzini”, di “uso eccessivo della forza” e persino di “aver preferito uccidere invece che arrestare presunti colpevoli”.

Tutte affermazioni che lasciano però trapelare una non conoscenza della reale situazione nella favela e dei fatti. Per prima cosa è bene tener presente che la popolazione che vive nel complesso di Jacarezinho (così come in molte altre favelas e morros) è ostaggio dei narcotrafficanti che utilizzano gli abitanti come scudi umani, “invitandoli” a scendere in strada quando si avvicina la polizia.

Rafael Dias, “studente” narcotrafficante

Attenzione poi, perché il Comando Vermelho non è un gruppo di sbandati in ciabatte, ma un’organizzazione criminale ben strutturata, attiva in tutto il Brasile, con una struttura gerarchica piramidale, pesantemente armata (grazie ai canali con i trafficanti di armi della Triplice Frontiera) e che utilizza vere e proprie tattiche militari. Si muovono con pick-up, moto, hanno cecchini sui tetti e barriere alle entrate della favela. Si occupano sia del transito di grossi carichi di droga in partenza dal Brasile sia di spaccio (nelle cosiddette “bocche di fumo” dove viene venduta la droga al dettaglio). Nelle file dei narcos militano anche numerosi “ragazzini”, minori con alle spalle diversi omicidi che operano come “soldados” per il Comando Vermelho, come nel caso del 15enne Rafael Dias, inizialmente spacciato da certa stampa brasiliana come “studente”, salvo poi scoprire alcune sue foto con fucile alla mano.

Impressionante la quantità di armi ritrovate nella favela: fucili d’assalto M4 e Fal, un fucile a pompa, una mitraglietta Mp5, pistole automatiche, munizioni, granate, esplosivi e persino un proiettile di mortaio, oltre a radio ricetrasmittenti, pacchi di droga e centinaia di dosi pronte alla vendita. Il fatto più grave riguarda però il ritrovamento all’interno della favela dei piani operativi della polizia. Il CV era perfettamente al corrente dell’operazione ed ha teso una vera e propria imboscata alle unità tattiche. Un elemento da ponderare bene considerato che lo scorso giugno la Corte Suprema aveva vietato alla polizia di operare nelle favelas durante la pandemia, salvo casi eccezionali, con previa comunicazione al Pubblico Ministero; tutti documenti rinvenuti all’interno della favela.

Ricercatore del Centro Studi Politici e Strategici Machiavelli. Laureato in Sociologia (Università di Bologna), Master in “Islamic Studies” (Trinity Saint David University of Wales), specializzazione in “Terrorism and Counter-Terrorism” (International Counter-Terrorism Institute di Herzliya, Israele). È analista senior per il britannico Islamic Theology of Counter Terrorism-ITCT, l’Italian Team for Security, Terroristic Issues and Managing Emergencies (Università Cattolica di Milano) e il Kedisa-Center for International Strategic Analysis. Docente in ambito sicurezza per security manager, forze dell’ordine e corsi post-laurea, è stato coordinatore per l’Italia del progetto europeo Globsec “From criminals to terrorists and back” ed è co-fondatore di Sec-Ter- Security and Terrorism Observation and Analysis Group.