di Alberto Basile

Lo scorso 24 Dicembre il Regno Unito e l’Unione Europea hanno trovato in extremis un accordo sulla Brexit. Sostanzialmente si tratta di un compromesso tra le due parti, ma che può essere valutato come un successo per il premier inglese Boris Johnson il quale aveva promesso un accordo definitivo che realizzasse il mandato del referendum del 2016.

È inutile sottolineare come gli euro-fanatici di casa nostra (e probabilmente di tutta Europa) tifassero per un ‘no deal’ punitivo nei confronti del Regno Unito e del primo ministro conservatore. Addirittura, nei giorni precedenti all’accordo si è cercato di screditare agli occhi dell’opinione pubblica il governo inglese, accusandolo di aver taciuto sulla diffusione di una nuova variante cosiddetta ‘inglese’ del Covid. Una vera e propria ‘fake news’ come quelle che tanto indignano le sinistre, visto che esistono innumerevoli varianti di questo coronavirus e non vi sono state omissioni da parte del governo inglese. Nonostante ciò il governo italiano è addirittura arrivato a sospendere i voli dal Regno Unito mettendo in grave difficoltà molti nostri connazionali.

Insomma, quello della Brexit è un capitolo doloroso per il blocco filo-europeista e non sono mancati i colpi bassi. Quando un grande Paese come il Regno Unito, culla della democrazia liberale, decide di abbandonare il progetto europeo incarnato dalle odierne istituzioni e dai relativi vincoli e apparati burocratici, significa che il problema esiste ed è serio.

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La nascita e lo sviluppo dei cosiddetti sovranismi stanno a dimostrazione del fatto che, tra i cittadini d’Europa, si è diffusa una crescente insoddisfazione verso il pensiero unico filo-europeista che punta a centralizzare tutte le decisioni esautorando di fatto i governi  e i parlamenti nazionali. A questo punto ritengo che, in una visione dialettica degli eventi, la Brexit e il successo (anche solo parziale) dei sovranismi stiano svolgendo un ruolo di antitesi al blocco europeista e ai suoi dogmi, influenzando le scelte delle istituzioni europee. La sintesi al momento sta nel fatto che l’Europa ha in parte accolto alcune richieste dei sovranisti e ha talvolta rimesso al centro delle sue politiche gli Stati nazionali con le rispettive priorità ed interessi.

In questo senso il sovranismo riafferma autentiche esigenze di democrazia e liberalismo, guarda caso due ambiti in cui la storia del Regno Unito è stata un esempio per tutte le nazioni europee. Noi tutti speriamo che nel prossimo futuro le forze sovraniste riescano a essere un baluardo di libertà, affinché agli astratti progetti di una Federazione europea si affianchi invece un’ idea di Europa unita di popoli sovrani, che si realizzi ‘dal basso’ e che preservi le specificità di ognuno.

La Brexit serva da monito affinché nessuno dimentichi che la nazione è un’entità viva in cui gli individui si sentono ancora rappresentati e alla quale si sentono profondamente legati, ed essa svolge un fondamentale ruolo di intermediazione tra la ‘piccola’ realtà locale e quella sovranazionale/globale.

Classe 1988, dottore in Lingue straniere (Università Cattolica di Milano). Poliglotta ma sempre profondamente legato al proprio Paese, si reputa un liberale conservatore e realista. Lavora in ambito commerciale per un marchio italiano del lusso.

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