di Maurizio Politi

Quanto è utile il MES per l’Italia? Questa domanda, negli ultimi mesi, ce la siamo posta in tanti, ed il dibattito in corso non ha certo aiutato molti italiani nel trovare una risposta.

Un’altra domanda interessante potrebbe essere: se ipotizziamo che gli italiani, casualmente scomodati, abbiano raccolto dei ritagli di stampa sull’argomento MES e si siano fatti una loro idea autonoma, è possibile che possano ritrovare qualche traccia della loro idea nel dibattito parlamentare appena concluso? Risposta negativa: non è possibile. L’argomento è troppo opaco e alla lunga provoca solamente un certo disgusto perché, rispetto al cittadino comune, quello tanto per intenderci al quale dovremmo tutti portare rispetto, su certi argomenti pare non si riesca mai ad essere chiari, netti, diretti e dire la verità.

Solo per fare un ultimo sforzo, nel rispetto di ogni nostro connazionale, si può confermare che il MES è un salvadanaio nel quale vanno parte delle tasse degli abitanti dei 27 Paesi europei. A che serve un salvadanaio? A prelevare un po’ di soldi quando qualcosa è andato storto e serve aiutare questo o quel Paese. Chi ha le chiavi di quel salvadanaio? Non i cittadini europei. Non i loro rappresentanti eletti nel parlamento europeo.

Ma allora chi può aprire quel salvadanaio? Una combriccola di burocrati soprannominata “la troika” perché composta da tre soggetti: il Fondo Monetario Internazionale (altro grosso salvadanaio di 190 nazioni diverse che hanno tutto l’interesse a condizionare le 27 europee), la Commissione europea (composta da un delegato per ognuno dei 27 Stati membri con poteri legislativi e di spesa, gestendo a sua volta altri salvadanai) e la Banca Europea degli Investimenti (con personalità giuridica autonoma). Ci sono delle regole per prelevare i soldi da questo salvadanaio? Ci sono regole, molte regole alle quali ci si deve sottomettere per essere aiutati? Risposta affermativa: sì, ci sono delle condizioni.

La Troika si è attivata nella sua storia più di una volta, la più drammatica delle quali è stata per risolvere la crisi bancaria e finanziaria della Grecia. Lo fece ovviamente imponendo ai greci il rispetto delle “condizioni” per essere aiutati. Gli stessi componenti di questo surreale organismo, dopo aver “salvato” la Grecia ammisero di aver fatto “macelleria sociale”, avendo di fatto distrutto le basi economiche di quel paese. Chiaramente in quelle “regole” c’era qualcosa di profondamente marcio. Dopo questo deludente exploit, difatti, il Parlamento europeo volle mettere un freno alle regole di funzionamento del MES.

Una commissione europea, la commissione per gli affari costituzionali, l’11 febbraio del 2014 invitò un’altra commissione, quella per i problemi economici e monetari, a richiedere una votazione (il termine tecnico è “risoluzione”) al Parlamento europeo accogliendo alcuni suggerimenti, tra i quali:

·  sottolineare che la creazione del MES al di fuori delle istituzioni dell’Unione rappresenta un regresso nello sviluppo dell’UE, sostanzialmente a scapito del Parlamento, della Corte dei conti e della Corte di giustizia;

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·  reputare che la troika sia stata istituita come soluzione di riserva e di emergenza per salvare il progetto dell’area dell’euro e la solidità economica e finanziaria dei suoi Paesi, ma che si dovrebbe ormai adottare un approccio permanente e instaurare un meccanismo incentrato sugli obiettivi della crescita sostenibile e della stabilità finanziaria, onde prevenire e affrontare situazioni analoghe;

· deplorare che il sistema di assistenza finanziaria non sia stato ancora sottoposto a un controllo e a una responsabilità parlamentare idonea nel quadro dei trattati UE;

· chiedere un urgente chiarimento in merito alle rispettive responsabilità delle istituzioni che partecipano alla troika e alle loro relazioni con l’Eurogruppo.

· ritenere che sia opportuno ridefinire il rapporto dell’area dell’euro con l’FMI, nella prospettiva di una graduale cessazione della partecipazione diretta dell’FMI alla soluzione dei problemi di debito sovrano dell’area dell’euro;

· sottolineare che le istituzioni dell’UE sono pienamente vincolate dal diritto dell’Unione e che in seno alla troika sono obbligate ad agire in conformità dei diritti fondamentali che, ai sensi dell’articolo 51 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, si applicano in tutte le situazioni.

Con un minimo di buon senso si percepisce chiaramente che si tratta di una stroncatura politica molto pesante. Tra i membri titolari della Commissione presenti alla votazione finale anche tale Roberto Gualtieri, attuale Ministro dell’Economia e delle Finanze italiano. Don Abbondio lo avrebbe citato nelle sue letture notturne, semmai lo avesse sentito nominare.

A seguire i lavori sopra riportati, il Parlamento Europeo si espresse con una risoluzione il 13 marzo del 2014, e i titoli della discussione messa ai voti non lasciano dubbi: ruolo e attività della troika relativamente ai Paesi della zona euro oggetto di un programma – Risoluzione del Parlamento europeo relativa all’indagine sul ruolo e le attività della troika (BCE, Commissione e FMI) relativamente ai paesi dell’area dell’euro oggetto di programmi (2013/2277(INI)).

Il Parlamento si espresse in modo netto e la traduzione in italiano della delibera è così chiara che sarebbe impossibile travisarne le seguenti parole:

I rappresentanti del popolo europeo “raccomandano” di chiarire i ruoli e i compiti rispettivi di ciascun partecipante alla troika secondo le seguenti modalità:

a) occorre un Fondo monetario europeo, che riunisca gli strumenti finanziari del MES e le risorse umane acquisite dalla Commissione nel corso degli ultimi anni. Esso assumerebbe il ruolo della Commissione mentre quest’ultima opererebbe in conformità dell’articolo 17 del TUE e in particolare agirebbe quale custode dei trattati;

b) la BCE parteciperebbe in qualità di osservatore silenzioso durante il processo negoziale per poter essere in grado di sollevare, nel suo ruolo consultivo, le questioni che destano grande preoccupazione alla Commissione e successivamente, se del caso, al Fondo monetario europeo;

c) il FMI, qualora il suo coinvolgimento fosse assolutamente necessario, fungerebbe da prestatore marginale e potrebbe pertanto abbandonare il programma in caso di disaccordo.

Si tratta di una indicazione di marcia molto severa. Significa che con un tratto di penna il Parlamento Europeo “raccomanda” alla Commissione Europea di cancellare il MES e farne qualche altra cosa, meno pericolosa, possibilmente, e più “onesta”.

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Fatta questa premessa, e sempre per parlare con estrema chiarezza, allo stato attuale la cosa certa è che gli elettori italiani, così come purtroppo anche i loro politici, in grandissima parte, non sanno realmente cos’è il Meccanismo europeo di stabilità (Mes). Però è diventato il simbolo di una divisione più profonda: fra europeisti e antieuropeisti; fra coloro che pensano che l’Europa sia il presente, il futuro dell’Italia e forse la sua sola salvezza e quelli che si sentono o si dichiarano minacciati dalle regole di Bruxelles.

La sostanza del Mes e della sua riforma – approvata pochi giorni fa sul piano politico dal nostro Parlamento – è finita in secondo piano. Ma quali sono gli aspetti salienti che grazie a questa approvazione il nostro Presidente del Consiglio suggellerà con la sua firma, alla trattativa che si apre? Sono cinque: tre importanti perché sono stati varati dall’Eurogruppo, e due altrettanto importanti perché non fanno parte della riforma (anche se alcuni Paesi avrebbero voluto introdurli). I primi tre riguardano: un paracadute per le banche in difficoltà, la possibilità per uno Stato di dichiarare “fallimento”, una diversificazione della tipologia di prelievo dal salvadanaio. Pare che, per le altre due, dobbiamo ringraziare il Signore Iddio che nelle modifiche non ci sia l’obbligo di dichiarare “fallimento” prima di prendere pure qualche spicciolo, oppure che non ci sia la possibilità per qualche Paese europeo di fare il “frugale” a danno di altri. E si fa presto a fare il “frugale” se si è un paradiso fiscale dove è facile attrarre capitali.

Questo Fondo Salva Stati, per come si sta delineando, è un accrocco in piena crisi. Partiamo da un assunto: il Parlamento europeo è inutile che dia “raccomandazioni” anche quando, di fronte all’evidenza, si sorprendono i furbetti con le dita nella marmellata; tanto la Commissione Europea non lo prende minimamente in considerazione. Gli interessi che hanno pagato gli Stati “salvati” da loro, ossia Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna, Cipro, hanno semplicemente prodotto un disastro sociale. Sorprende, ma neanche tanto, che nell’allocazione delle risorse provenienti dal Recovery Fund, le somme destinate alla sanità siano veramente residuali rispetto al resto. Per fare un esempio, le risorse destinate alle iniziative per la “inclusione sociale” (parità di genere ed altro) sono circa doppie rispetto a quelle previste per la sanità, che si ferma a 9 miliardi di euro. Tutto questo ci lascia intendere che la scelta di attivare il “MES sanitario”, facendolo passare per emergenza, sia stata in larga parte già presa. A pagare tanto saranno i nostri figli.

Consigliere e capogruppo della Lega all'Assemblea Capitolina di Roma.